ANNO SACERDOTALE

 
  • LETTERA DEL SANTO PADRE
    BENEDETTO XVI
    PER L'INDIZIONE DELL'ANNO SACERDOTALE
    IN OCCASIONE DEL 150° ANNIVERSARIO
    DEL "DIES NATALIS" DI GIOVANNI MARIA VIANNEY

        

    Cari fratelli nel Sacerdozio,

    nella prossima solennità del Sacratissimo Cuore di Gesù, venerdì 19 giugno 2009 – giornata tradizionalmente dedicata alla preghiera per la santificazione del clero –, ho pensato di indire ufficialmente un “Anno Sacerdotale” in occasione del 150° anniversario del “dies natalis” di Giovanni Maria Vianney, il Santo Patrono di tutti i parroci del mondo.[1] Tale anno, che vuole contribuire a promuovere l’impegno d’interiore rinnovamento di tutti i sacerdoti per una loro più forte ed incisiva testimonianza evangelica nel mondo di oggi, si concluderà nella stessa solennità del 2010. “Il Sacerdozio è l'amore del cuore di Gesù”, soleva dire il Santo Curato d’Ars.[2] Questa toccante espressione ci permette anzitutto di evocare con tenerezza e riconoscenza l’immenso dono che i sacerdoti costituiscono non solo per la Chiesa, ma anche per la stessa umanità. Penso a tutti quei presbiteri che offrono ai fedeli cristiani e al mondo intero l’umile e quotidiana proposta delle parole e dei gesti di Cristo, cercando di aderire a Lui con i pensieri, la volontà, i sentimenti e lo stile di tutta la propria esistenza. Come non sottolineare le loro fatiche apostoliche, il loro servizio infaticabile e nascosto, la loro carità tendenzialmente universale? E che dire della fedeltà coraggiosa di tanti sacerdoti che, pur tra difficoltà e incomprensioni, restano fedeli alla loro vocazione: quella di “amici di Cristo”, da Lui particolarmente chiamati, prescelti e inviati?

    Io stesso porto ancora nel cuore il ricordo del primo parroco accanto al quale esercitai il mio ministero di giovane prete: egli mi lasciò l’esempio di una dedizione senza riserve al proprio servizio pastorale, fino a trovare la morte nell’atto stesso in cui portava il viatico a un malato grave. Tornano poi alla mia memoria gli innumerevoli confratelli che ho incontrato e che continuo ad incontrare, anche durante i miei viaggi pastorali nelle diverse nazioni, generosamente impegnati nel quotidiano esercizio del loro ministero sacerdotale. Ma l’espressione usata dal Santo Curato evoca anche la trafittura del Cuore di Cristo e la corona di spine che lo avvolge. Il pensiero va, di conseguenza, alle innumerevoli situazioni di sofferenza in cui molti sacerdoti sono coinvolti, sia perché partecipi dell’esperienza umana del dolore nella molteplicità del suo manifestarsi, sia perché incompresi dagli stessi destinatari del loro ministero: come non ricordare i tanti sacerdoti offesi nella loro dignità, impediti nella loro missione, a volte anche perseguitati fino alla suprema testimonianza del sangue?

    Ci sono, purtroppo, anche situazioni, mai abbastanza deplorate, in cui è la Chiesa stessa a soffrire per l’infedeltà di alcuni suoi ministri. È il mondo a trarne allora motivo di scandalo e di rifiuto. Ciò che massimamente può giovare in tali casi alla Chiesa non è tanto la puntigliosa rilevazione delle debolezze dei suoi ministri, quanto una rinnovata e lieta coscienza della grandezza del dono di Dio, concretizzato in splendide figure di generosi Pastori, di Religiosi ardenti di amore per Dio e per le anime, di Direttori spirituali illuminati e pazienti. A questo proposito, gli insegnamenti e gli esempi di san Giovanni Maria Vianney possono offrire a tutti un significativo punto di riferimento: il Curato d’Ars era umilissimo, ma consapevole, in quanto prete, d’essere un dono immenso per la sua gente: “Un buon pastore, un pastore secondo il cuore di Dio, è il più grande tesoro che il buon Dio possa accordare ad una parrocchia e uno dei doni più preziosi della misericordia divina”.[3] Parlava del sacerdozio come se non riuscisse a capacitarsi della grandezza del dono e del compito affidati ad una creatura umana: “Oh come il prete è grande!... Se egli si comprendesse, morirebbe... Dio gli obbedisce: egli pronuncia due parole e Nostro Signore scende dal cielo alla sua voce e si rinchiude in una piccola ostia...”.[4] E spiegando ai suoi fedeli l’importanza dei sacramenti diceva: “Tolto il sacramento dell'Ordine, noi non avremmo il Signore. Chi lo ha riposto là in quel tabernacolo? Il sacerdote. Chi ha accolto la vostra anima al primo entrare nella vita? Il sacerdote. Chi la nutre per darle la forza di compiere il suo pellegrinaggio? Il sacerdote. Chi la preparerà a comparire innanzi a Dio, lavandola per l'ultima volta nel sangue di Gesù Cristo? Il sacerdote, sempre il sacerdote. E se quest'anima viene a morire [per il peccato], chi la risusciterà, chi le renderà la calma e la pace? Ancora il sacerdote... Dopo Dio, il sacerdote è tutto!... Lui stesso non si capirà bene che in cielo”.[5] Queste affermazioni, nate dal cuore sacerdotale del santo parroco, possono apparire eccessive. In esse, tuttavia, si rivela l’altissima considerazione in cui egli teneva il sacramento del sacerdozio. Sembrava sopraffatto da uno sconfinato senso di responsabilità: “Se comprendessimo bene che cos’è un prete sulla terra, moriremmo: non di spavento, ma di amore... Senza il prete la morte e la passione di Nostro Signore non servirebbero a niente. È il prete che continua l’opera della Redenzione sulla terra... Che ci gioverebbe una casa piena d’oro se non ci fosse nessuno che ce ne apre la porta? Il prete possiede la chiave dei tesori celesti: è lui che apre la porta; egli è l’economo del buon Dio; l’amministratore dei suoi beni... Lasciate una parrocchia, per vent’anni, senza prete, vi si adoreranno le bestie... Il prete non è prete per sé, lo è per voi”.[6]

    Era giunto ad Ars, un piccolo villaggio di 230 abitanti, preavvertito dal Vescovo che avrebbe trovato una situazione religiosamente precaria: “Non c'è molto amor di Dio in quella parrocchia; voi ce ne metterete”. Era, di conseguenza, pienamente consapevole che doveva andarvi ad incarnare la presenza di Cristo, testimoniandone la tenerezza salvifica: “[Mio Dio], accordatemi la conversione della mia parrocchia; accetto di soffrire tutto quello che vorrete per tutto il tempo della mia vita!”, fu con questa preghiera che iniziò la sua missione.[7] Alla conversione della sua parrocchia il Santo Curato si dedicò con tutte le sue energie, ponendo in cima ad ogni suo pensiero la formazione cristiana del popolo a lui affidato. Cari fratelli nel Sacerdozio, chiediamo al Signore Gesù la grazia di poter apprendere anche noi il metodo pastorale di san Giovanni Maria Vianney! Ciò che per prima cosa dobbiamo imparare è la sua totale identificazione col proprio ministero. In Gesù, Persona e Missione tendono a coincidere: tutta la sua azione salvifica era ed è espressione del suo “Io filiale” che, da tutta l’eternità, sta davanti al Padre in atteggiamento di amorosa sottomissione alla sua volontà. Con umile ma vera analogia, anche il sacerdote deve anelare a questa identificazione. Non si tratta certo di dimenticare che l’efficacia sostanziale del ministero resta indipendente dalla santità del ministro; ma non si può neppure trascurare la straordinaria fruttuosità generata dall’incontro tra la santità oggettiva del ministero e quella soggettiva del ministro. Il Curato d’Ars iniziò subito quest’umile e paziente lavoro di armonizzazione tra la sua vita di ministro e la santità del ministero a lui affidato, decidendo di “abitare” perfino materialmente nella sua chiesa parrocchiale: Appena arrivato egli scelse la chiesa a sua dimora... Entrava in chiesa prima dell’aurora e non ne usciva che dopo l’Angelus della sera. Là si doveva cercarlo quando si aveva bisogno di lui, si legge nella prima biografia.[8]

    L’esagerazione devota del pio agiografo non deve farci trascurare il fatto che il Santo Curato seppe anche “abitare” attivamente in tutto il territorio della sua parrocchia: visitava sistematicamente gli ammalati e le famiglie; organizzava missioni popolari e feste patronali; raccoglieva ed amministrava denaro per le sue opere caritative e missionarie; abbelliva la sua chiesa e la dotava di arredi sacri; si occupava delle orfanelle della “Providence” (un istituto da lui fondato) e delle loro educatrici; si interessava dell’istruzione dei bambini; fondava confraternite e chiamava i laici a collaborare con lui.

    Il suo esempio mi induce a evidenziare gli spazi di collaborazione che è doveroso estendere sempre più ai fedeli laici, coi quali i presbiteri formano l’unico popolo sacerdotale [9] e in mezzo ai quali, in virtù del sacerdozio ministeriale, si trovano “per condurre tutti all’unità della carità, ‘amandosi l’un l’altro con la carità fraterna, prevenendosi a vicenda nella deferenza’ (Rm 12,10)”.[10] È da ricordare, in questo contesto, il caloroso invito con il quale il Concilio Vaticano II incoraggia i presbiteri a “riconoscere e promuovere sinceramente la dignità dei laici, nonché il loro ruolo specifico nell’ambito della missione della Chiesa… Siano pronti ad ascoltare il parere dei laici, considerando con interesse fraterno le loro aspirazioni e giovandosi della loro esperienza e competenza nei diversi campi dell’attività umana, in modo da poter insieme a loro riconoscere i segni dei tempi”.[11]

    Ai suoi parrocchiani il Santo Curato insegnava soprattutto con la testimonianza della vita. Dal suo esempio i fedeli imparavano a pregare, sostando volentieri davanti al tabernacolo per una visita a Gesù Eucaristia.[12] “Non c’è bisogno di parlar molto per ben pregare” – spiegava loro il Curato - “Si sa che Gesù è là, nel santo tabernacolo: apriamogli il nostro cuore, rallegriamoci della sua santa presenza. È questa la migliore preghiera”.[13] Ed esortava: “Venite alla comunione, fratelli miei, venite da Gesù. Venite a vivere di Lui per poter vivere con Lui...[14] “È vero che non ne siete degni, ma ne avete bisogno!”.[15] Tale educazione dei fedeli alla presenza eucaristica e alla comunione acquistava un’efficacia particolarissima, quando i fedeli lo vedevano celebrare il Santo Sacrificio della Messa. Chi vi assisteva diceva che non era possibile trovare una figura che meglio esprimesse l’adorazione... Contemplava l’Ostia amorosamente”.[16] “Tutte le buone opere riunite non equivalgono al sacrificio della Messa, perché quelle sono opere di uomini, mentre la Santa Messa è opera di Dio»,[17] diceva. Era convinto che dalla Messa dipendesse tutto il fervore della vita di un prete: «La causa della rilassatezza del sacerdote è che non fa attenzione alla Messa! Mio Dio, come è da compiangere un prete che celebra come se facesse una cosa ordinaria!”.[18] Ed aveva preso l’abitudine di offrire sempre, celebrando, anche il sacrificio della propria vita: “Come fa bene un prete ad offrirsi a Dio in sacrificio tutte le mattine!”.[19]

    Questa immedesimazione personale al Sacrificio della Croce lo conduceva – con un solo movimento interiore – dall’altare al confessionale. I sacerdoti non dovrebbero mai rassegnarsi a vedere deserti i loro confessionali né limitarsi a constatare la disaffezione dei fedeli nei riguardi di questo sacramento. Al tempo del Santo Curato, in Francia, la confessione non era né più facile, né più frequente che ai nostri giorni, dato che la tormenta rivoluzionaria aveva soffocato a lungo la pratica religiosa. Ma egli cercò in ogni modo, con la predicazione e con il consiglio persuasivo, di far riscoprire ai suoi parrocchiani il significato e la bellezza della Penitenza sacramentale, mostrandola come un’esigenza intima della Presenza eucaristica. Seppe così dare il via a un circolo virtuoso. Con le lunghe permanenze in chiesa davanti al tabernacolo fece sì che i fedeli cominciassero ad imitarlo, recandovisi per visitare Gesù, e fossero, al tempo stesso, sicuri di trovarvi il loro parroco, disponibile all’ascolto e al perdono. In seguito, fu la folla crescente dei penitenti, provenienti da tutta la Francia, a trattenerlo nel confessionale fino a 16 ore al giorno. Si diceva allora che Ars era diventata il grande ospedale delle anime”.[20] “La grazia che egli otteneva [per la conversione dei peccatori] era sì forte che essa andava a cercarli senza lasciar loro un momento di tregua!”, dice il primo biografo.[21] Il Santo Curato non la pensava diversamente, quando diceva: “Non è il peccatore che ritorna a Dio per domandargli perdono, ma è Dio stesso che corre dietro al peccatore e lo fa tornare a Lui”.[22] “Questo buon Salvatore è così colmo d’amore che ci cerca dappertutto”.[23]

    Tutti noi sacerdoti dovremmo sentire che ci riguardano personalmente quelle parole che egli metteva in bocca a Cristo: “Incaricherò i miei ministri di annunciare ai peccatori che sono sempre pronto a riceverli, che la mia misericordia è infinita”.[24] Dal Santo Curato d’Ars noi sacerdoti possiamo imparare non solo un’inesauribile fiducia nel sacramento della Penitenza che ci spinga a rimetterlo al centro delle nostre preoccupazioni pastorali, ma anche il metodo del “dialogo di salvezza” che in esso si deve svolgere. Il Curato d’Ars aveva una maniera diversa di atteggiarsi con i vari penitenti. Chi veniva al suo confessionale attratto da un intimo e umile bisogno del perdono di Dio, trovava in lui l’incoraggiamento ad immergersi nel “torrente della divina misericordia” che trascina via tutto nel suo impeto. E se qualcuno era afflitto al pensiero della propria debolezza e incostanza, timoroso di future ricadute, il Curato gli rivelava il segreto di Dio con un’espressione di toccante bellezza: “Il buon Dio sa tutto. Prima ancora che voi vi confessiate, sa già che peccherete ancora e tuttavia vi perdona. Come è grande l’amore del nostro Dio che si spinge fino a dimenticare volontariamente l’avvenire, pur di perdonarci!”.[25] A chi, invece, si accusava in maniera tiepida e quasi indifferente, offriva, attraverso le sue stesse lacrime, la seria e sofferta evidenza di quanto quell’atteggiamento fosse “abominevole”: “Piango perché voi non piangete”,[26] diceva. “Se almeno il Signore non fosse così buono! Ma è così buono! Bisogna essere barbari a comportarsi così davanti a un Padre così buono!”.[27] Faceva nascere il pentimento nel cuore dei tiepidi, costringendoli a vedere, con i propri occhi, la sofferenza di Dio per i peccati quasi “incarnata” nel volto del prete che li confessava. A chi, invece, si presentava già desideroso e capace di una più profonda vita spirituale, spalancava le profondità dell’amore, spiegando l’indicibile bellezza di poter vivere uniti a Dio e alla sua presenza: “Tutto sotto gli occhi di Dio, tutto con Dio, tutto per piacere a Dio... Com’è bello!”.[28] E insegnava loro a pregare: “Mio Dio, fammi la grazia di amarti tanto quanto è possibile che io t’ami”.[29]

    Il Curato d’Ars, nel suo tempo, ha saputo trasformare il cuore e la vita di tante persone, perché è riuscito a far loro percepire l’amore misericordioso del Signore. Urge anche nel nostro tempo un simile annuncio e una simile testimonianza della verità dell’Amore: Deus caritas est (1 Gv 4,8). Con la Parola e con i Sacramenti del suo Gesù, Giovanni Maria Vianney sapeva edificare il suo popolo, anche se spesso fremeva convinto della sua personale inadeguatezza, al punto da desiderare più volte di sottrarsi alle responsabilità del ministero parrocchiale di cui si sentiva indegno. Tuttavia con esemplare obbedienza restò sempre al suo posto, perché lo divorava la passione apostolica per la salvezza delle anime. Cercava di aderire totalmente alla propria vocazione e missione mediante un’ascesi severa: “La grande sventura per noi parroci - deplorava il Santo - è che l’anima si intorpidisce” [30]; ed intendeva con questo un pericoloso assuefarsi del pastore allo stato di peccato o di indifferenza in cui vivono tante sue pecorelle. Egli teneva a freno il corpo, con veglie e digiuni, per evitare che opponesse resistenze alla sua anima sacerdotale. E non rifuggiva dal mortificare se stesso a bene delle anime che gli erano affidate e per contribuire all’espiazione dei tanti peccati ascoltati in confessione. Spiegava ad un confratello sacerdote: “Vi dirò qual è la mia ricetta: dò ai peccatori una penitenza piccola e il resto lo faccio io al loro posto”.[31] Al di là delle concrete penitenze a cui il Curato d’Ars si sottoponeva, resta comunque valido per tutti il nucleo del suo insegnamento: le anime costano il sangue di Gesù e il sacerdote non può dedicarsi alla loro salvezza se rifiuta di partecipare personalmente al “caro prezzo” della redenzione.

    Nel mondo di oggi, come nei difficili tempi del Curato d’Ars, occorre che i presbiteri nella loro vita e azione si distinguano per una forte testimonianza evangelica. Ha giustamente osservato Paolo VI: “L’uomo contemporaneo ascolta più volentieri i testimoni che i maestri, o se ascolta i maestri lo fa perché sono dei testimoni”.[32] Perché non nasca un vuoto esistenziale in noi e non sia compromessa l’efficacia del nostro ministero, occorre che ci interroghiamo sempre di nuovo: “Siamo veramente pervasi dalla Parola di Dio? È vero che essa è il nutrimento di cui viviamo, più di quanto lo siano il pane e le cose di questo mondo? La conosciamo davvero? La amiamo? Ci occupiamo interiormente di questa Parola al punto che essa realmente dia un’impronta alla nostra vita e formi il nostro pensiero?”.[33] Come Gesù chiamò i Dodici perché stessero con Lui (cfr Mc 3,14) e solo dopo li mandò a predicare, così anche ai giorni nostri i sacerdoti sono chiamati ad assimilare quel “nuovo stile di vita” che è stato inaugurato dal Signore Gesù ed è stato fatto proprio dagli Apostoli.[34]

    Fu proprio l’adesione senza riserve a questo “nuovo stile di vita” che caratterizzò l’impegno ministeriale del Curato d’Ars. Il Papa Giovanni XXIII nella Lettera enciclica Sacerdotii nostri primordia, pubblicata nel 1959, primo centenario della morte di san Giovanni Maria Vianney, ne presentava la fisionomia ascetica con particolare riferimento al tema dei “tre consigli evangelici”, giudicati necessari anche per i presbiteri: “Se, per raggiungere questa santità di vita, la pratica dei consigli evangelici non è imposta al sacerdote in virtù dello stato clericale, essa si presenta nondimeno a lui, come a tutti i discepoli del Signore, come la via regolare della santificazione cristiana”.[35] Il Curato d’Ars seppe vivere i “consigli evangelici” nelle modalità adatte alla sua condizione di presbitero. La sua povertà, infatti, non fu quella di un religioso o di un monaco, ma quella richiesta ad un prete: pur maneggiando molto denaro (dato che i pellegrini più facoltosi non mancavano di interessarsi alle sue opere di carità), egli sapeva che tutto era donato alla sua chiesa, ai suoi poveri, ai suoi orfanelli, alle ragazze della sua “Providence”,[36] alle sue famiglie più disagiate. Perciò egli “era ricco per dare agli altri ed era molto povero per se stesso”.[37] Spiegava: “Il mio segreto è semplice: dare tutto e non conservare niente”.[38] Quando si trovava con le mani vuote, ai poveri che si rivolgevano a lui diceva contento: “Oggi sono povero come voi, sono uno dei vostri”.[39] Così, alla fine della vita, poté affermare con assoluta serenità: “Non ho più niente. Il buon Dio ora può chiamarmi quando vuole!”.[40] Anche la sua castità era quella richiesta a un prete per il suo ministero. Si può dire che era la castità conveniente a chi deve toccare abitualmente l’Eucaristia e abitualmente la guarda con tutto il trasporto del cuore e con lo stesso trasporto la dona ai suoi fedeli. Dicevano di lui che “la castità brillava nel suo sguardo”, e i fedeli se ne accorgevano quando egli si volgeva a guardare il tabernacolo con gli occhi di un innamorato.[41] Anche l’obbedienza di san Giovanni Maria Vianney fu tutta incarnata nella sofferta adesione alle quotidiane esigenze del suo ministero. È noto quanto egli fosse tormentato dal pensiero della propria inadeguatezza al ministero parrocchiale e dal desiderio di fuggire “a piangere la sua povera vita, in solitudine”.[42] Solo l’obbedienza e la passione per le anime riuscivano a convincerlo a restare al suo posto. A se stesso e ai suoi fedeli spiegava: “Non ci sono due maniere buone di servire Dio. Ce n’è una sola: servirlo come lui vuole essere servito”.[43] La regola d’oro per una vita obbediente gli sembrava questa: “Fare solo ciò che può essere offerto al buon Dio”.[44]

    Nel contesto della spiritualità alimentata dalla pratica dei consigli evangelici, mi è caro rivolgere ai sacerdoti, in quest’Anno a loro dedicato, un particolare invito a saper cogliere la nuova primavera che lo Spirito sta suscitando ai giorni nostri nella Chiesa, non per ultimo attraverso i Movimenti ecclesiali e le nuove Comunità. “Lo Spirito nei suoi doni è multiforme… Egli soffia dove vuole. Lo fa in modo inaspettato, in luoghi inaspettati  e in forme prima non immaginate… ma ci dimostra anche che Egli opera in vista dell’unico Corpo e nell’unità dell’unico Corpo”.[45] A questo proposito, vale l’indicazione del Decreto Presbyterorum ordinis: “Sapendo discernere quali spiriti abbiano origine da Dio, (i presbiteri) devono scoprire con senso di fede i carismi, sia umili che eccelsi, che sotto molteplici forme sono concessi ai laici, devono ammetterli con gioia e fomentarli con diligenza”.[46] Tali doni che spingono non pochi a una vita spirituale più elevata, possono giovare non solo per i fedeli laici ma per gli stessi ministri. Dalla comunione tra ministri ordinati e carismi, infatti, può scaturire “un valido impulso per un rinnovato impegno della Chiesa nell’annuncio e nella testimonianza del Vangelo della speranza e della carità in ogni angolo del mondo”.[47] Vorrei inoltre aggiungere, sulla scorta dell’Esortazione apostolica Pastores dabo vobis del Papa Giovanni Paolo II, che il ministero ordinato ha una radicale ‘forma comunitaria’ e può essere assolto solo nella comunione dei presbiteri con il loro Vescovo.[48] Occorre che questa comunione fra i sacerdoti e col proprio Vescovo, basata sul sacramento dell’Ordine e manifestata nella concelebrazione eucaristica, si traduca nelle diverse forme concrete di una fraternità sacerdotale effettiva ed affettiva.[49] Solo così i sacerdoti sapranno vivere in pienezza il dono del celibato e saranno capaci di far fiorire comunità cristiane nelle quali si ripetano i prodigi della prima predicazione del Vangelo.

    L’Anno Paolino che volge al termine orienta il nostro pensiero anche verso l’Apostolo delle genti, nel quale rifulge davanti ai nostri occhi uno splendido modello di sacerdote, totalmente “donato” al suo ministero. “L’amore del Cristo ci possiede – egli scriveva – e noi sappiamo bene che uno è morto per tutti, dunque tutti sono morti” (2 Cor 5,14). Ed aggiungeva: “Egli è morto per tutti, perché quelli che vivono non vivano più per se stessi, ma per colui che è morto e risorto per loro” (2 Cor. 5,15). Quale programma migliore potrebbe essere proposto ad un sacerdote impegnato ad avanzare sulla strada delle perfezione cristiana?

    Cari sacerdoti, la celebrazione del 150.mo anniversario della morte di san Giovanni Maria Vianney (1859) segue immediatamente le celebrazioni appena concluse del 150.mo anniversario delle apparizioni di Lourdes (1858). Già nel 1959 il beato Papa Giovanni XXIII aveva osservato: “Poco prima che il Curato d'Ars concludesse la sua lunga carriera piena di meriti, la Vergine Immacolata era apparsa, in un’altra regione di Francia, ad una fanciulla umile e pura, per trasmetterle un messaggio di preghiera e di penitenza, di cui è ben nota, da un secolo, l'immensa risonanza spirituale. In realtà la vita del santo sacerdote, di cui celebriamo il ricordo, era in anticipo un’illustrazione vivente delle grandi verità soprannaturali insegnate alla veggente di Massabielle. Egli stesso aveva per l'Immacolata Concezione della Santissima Vergine una vivissima devozione, lui che nel 1836 aveva consacrato la sua parrocchia a Maria concepita senza peccato, e doveva accogliere con tanta fede e gioia la definizione dogmatica del 1854”.[50] Il Santo Curato ricordava sempre ai suoi fedeli che “Gesù Cristo dopo averci dato tutto quello che ci poteva dare, vuole ancora farci eredi di quanto egli ha di più prezioso, vale a dire della sua Santa Madre”.[51]

    Alla Vergine Santissima affido questo Anno Sacerdotale, chiedendole di suscitare nell’animo di ogni presbitero un generoso rilancio di quegli ideali di totale donazione a Cristo ed alla Chiesa che ispirarono il pensiero e l’azione del Santo Curato d’Ars. Con la sua fervente vita di preghiera e il suo appassionato amore a Gesù crocifisso Giovanni Maria Vianney alimentò la sua quotidiana donazione senza riserve a Dio e alla Chiesa. Possa il suo esempio suscitare nei sacerdoti quella testimonianza di unità con il Vescovo, tra loro e con i laici che è, oggi come sempre, tanto necessaria. Nonostante il male che vi è nel mondo, risuona sempre attuale la parola di Cristo ai suoi Apostoli nel Cenacolo: “Nel mondo avrete tribolazioni, ma abbiate coraggio: io ho vinto il mondo” (Gv 16,33). La fede nel Maestro divino ci dà la forza per guardare con fiducia al futuro. Cari sacerdoti, Cristo conta su di voi. Sull’esempio del Santo Curato d’Ars, lasciatevi conquistare da Lui e sarete anche voi, nel mondo di oggi, messaggeri di speranza, di riconciliazione, di pace!

    Con la mia benedizione.

    Dal Vaticano, 16 giugno 2009
     

    BENEDICTUS PP. XVI

     

     

  • Letture, Omelia e Liturgia

    >> giovedì 9 luglio 2009

    PRIMA LETTURA
    Am 7,12-15
    Dal libri del profeta Amos
    In quei giorni, Amasìa, [sacerdote di Betel,] disse ad Amos: «Vattene, veggente, ritìrati nella terra di Giuda; là mangerai il tuo pane e là potrai profetizzare, ma a Betel non profetizzare più, perché questo è il santuario del re ed è il tempio del regno». Amos rispose ad Amasìa e disse:«Non ero profeta né figlio di profeta;ero un mandriano e coltivavo piante di sicomòro.Il Signore mi prese,mi chiamò mentre seguivo il gregge.Il Signore mi disse:Va’, profetizza al mio popolo Israele».
    SALMO RESPONSORIALE
    dal Sal 84
    Mostraci, Signore, la tua misericordia
    Ascolterò che cosa dice Dio, il Signore:egli annuncia la paceper il suo popolo, per i suoi fedeli.Sì, la sua salvezza è vicina a chi lo teme,perché la sua gloria abiti la nostra terra.Amore e verità s’incontreranno,giustizia e pace si baceranno.Verità germoglierà dalla terrae giustizia si affaccerà dal cielo.Certo, il Signore donerà il suo benee la nostra terra darà il suo frutto;giustizia camminerà davanti a lui:i suoi passi tracceranno il cammino.
    SECONDA LETTURA
    Ef 1,3-14
    Dalla lettera di san Paolo apostolo agli Efesini
    Benedetto Dio, Padre del Signore nostro Gesù Cristo,che ci ha benedetti con ogni benedizione spirituale nei cieli in Cristo.In lui ci ha scelti prima della creazione del mondoper essere santi e immacolati di fronte a lui nella carità,predestinandoci a essere per lui figli adottivimediante Gesù Cristo,secondo il disegno d’amore della sua volontà,a lode dello splendore della sua grazia,di cui ci ha gratificati nel Figlio amato.In lui, mediante il suo sangue,abbiamo la redenzione, il perdono delle colpe,secondo la ricchezza della sua grazia.Egli l’ha riversata in abbondanza su di noicon ogni sapienza e intelligenza,facendoci conoscere il mistero della sua volontà,secondo la benevolenza che in lui si era propostoper il governo della pienezza dei tempi:ricondurre al Cristo, unico capo, tutte le cose,quelle nei cieli e quelle sulla terra.In lui siamo stati fatti anche eredi,predestinati – secondo il progetto di coluiche tutto opera secondo la sua volontà –a essere lode della sua gloria,noi, che già prima abbiamo sperato nel Cristo.In lui anche voi,dopo avere ascoltato la parola della verità,il Vangelo della vostra salvezza,e avere in esso creduto, avete ricevuto il sigillo dello Spirito Santo che era stato promesso,il quale è caparra della nostra eredità,in attesa della completa redenzionedi coloro che Dio si è acquistato a lode della sua gloria.
    CANTO AL VANGELO
    Ef 1,17-18
    Alleluia, alleluia.Il Padre del Signore nostro Gesù Cristo illumini gli occhi del nostro cuore per farci comprendere a quale speranza ci ha chiamati.Alleluia.
    VANGELO
    Mc 6,7-13
    Dal vangelo secondo Marco
    In quel tempo, Gesù chiamò a sé i Dodici e prese a mandarli a due a due e dava loro potere sugli spiriti impuri. E ordinò loro di non prendere per il viaggio nient’altro che un bastone: né pane, né sacca, né denaro nella cintura; ma di calzare sandali e di non portare due tuniche. E diceva loro: «Dovunque entriate in una casa, rimanetevi finché non sarete partiti di lì. Se in qualche luogo non vi accogliessero e non vi ascoltassero, andatevene e scuotete la polvere sotto i vostri piedi come testimonianza per loro». Ed essi, partiti, proclamarono che la gente si convertisse, scacciavano molti demòni, ungevano con olio molti infermi e li guarivano.
    OMELIA
    COMMENTO ALLE LETTURE
    “Vattene”, viene detto ad Amos dal capo dei sacerdoti vicini al re, che a quest’ultimo dicono solo ciò che egli vuole sentirsi dire, tradendo la propria missione e il proprio ruolo e finendo per essere solo dei cortigiani (I lettura). “Vattene” era la stessa parola detta ad Abramo all’inizio della sua avventura di fede da Dio stesso (Gen 12), che lo invitava a mettere una distanza tra sé e la propria casa, la propria famiglia, la propria terra. La parola era la stessa, ma il suo significato, in ciascuno dei due casi, era esattamente l’uno l’opposto dell’altro. Ad Abramo veniva indicato un cammino per se stesso, un viaggio che era allo stesso tempo di ricerca di sé e di ricerca di Dio, un viaggio per il quale era necessario trovare il coraggio di intraprendere una strada personalissima, propria, singolare. Ad Amos viene detto invece di abbandonare tutto ciò, di preferire la tranquillità alla propria vocazione, e di smetterla di dire parole scomode che il potente di turno non vuole sentirsi dire, mettendo da parte il proprio pensiero, la propria fede, i propri ideali. Il “vattene!” detto ad Amos è, in realtà, un “ritirati!”, una rinuncia, il “vattene!” di Abramo è invece una partenza, un inizio, una rinascita.Per questo Amos deve rispondere il suo “no!”, ribadendo che la sua è una missione affidatagli da Dio stesso, che lo ha chiamato quando lavorava tra i campi e pascolava animali. Il “sì” di Abramo e il “no” di Amos sono in realtà la stessa scelta, la scelta di fedeltà a se stessi e a Dio che ti sta aiutando a trovare il tuo cammino personale.Anche nella nostra vita può accadere di essere davanti ad una scelta simile: quantesono le occasioni in cui siamo davanti ad un bivio: rimanere fedeli a noi stessi, alle nostre idee, alla nostra fede, magari dicendo dei no a qualche situazione, oppure preferire una maggiore tranquillità di vita, senza andare ad impelagarsi in qualche scomodo no, anche se il prezzo da pagare a questa tranquillità è il tradimento di ciò che crediamo nel profondo. Qualche settimana fa è venuto a parlarmi un giovane che fa parte di un gruppo giovanile parrocchiale, figlio di una catechista dell’iniziazione cristiana della stessa parrocchia. Era molto arrabbiato con sua madre, e quando gliene ho chiesto il motivo mi ha detto che qualche giorno prima gli era capitato di assistere ad uno scippo. Tornato a casa, dopo aver raccontato la cosa a sua madre, si è sentito dire da lei che forse era meglio non raccontare a nessuno la cosa, facendo finta di non aver visto niente. Se infatti avesse raccontato di aver assistito alla scena, di aver visto la targa della motocicletta su cui era lo scippatore, lo avrebbero costretto a testimoniare, e così si sarebbe esposto a possibili ritorsioni. Questo consiglio a “farsi i fatti propri” aveva gettato quel giovane nello sconforto, e lo aveva anche scandalizzato: ma come, la propria madre, sempre presente in parrocchia, sempre pronta a parlare dei valori del vangelo, dell’onestà e della giustizia, così brava a dire parole giuste ai ragazzi del suo gruppo di catechesi, ora a lui stava dicendo invece di ritirarsi, di non esporsi, di far finta di niente!È proprio così, per ognuno di noi: è facile essere se stessi, parlare delle proprie idee e dei propri valori, fino a quando tutto ciò non costa niente. Ma quando ti rendi conto che per rimanere fedele a te stesso e al tuo Signore dovrai pagare personalmente un prezzo, allora le cose cambiano. Allora devi decidere. Rimani te stesso, anche quando te la faranno pagare? O rimani te stesso solo fino ad un certo punto? Solo fino a quando questa fedeltà è astratta, innocua, disincarnata?Gesù chiede ai suoi discepoli (III lettura) di camminare nel mondo senza portare con sé molte cose: né pane, né sacca, né denaro nella cintura...né due tuniche. La garanzia del viaggio è lui stesso, e il suo amore per noi l’alimento del nostro cammino, anche nei tratti più aspri. Camminare attaccati ai soldi e alla bisaccia, prima o poi, ci porterà a tradire noi stessi. L’inno di San Paolo (II lettura) ci fa intravedere il nostro vero tesoro, la borsa a cui attingere, il pane capace di sfamarci: noi siamo stati scelti da Dio, destinati da Lui ad essere santi, predestinati ad essere figli, gratificati nel Figlio amato, suoi eredi. Basterà questa promessa a non farci vacillare? Tutta questa realtà cantata da san Paolo si compirà in noi alla fine, nel momento della redenzione finale, ma di tutto è già anticipo e caparra lo Spirito Santo che ha messo su di noi il suo sigillo già ora. Allo Spirito chiediamo la forza, in questa eucaristia domenicale che celebriamo insieme, di saper compiere il nostro cammino esistenziale senza tradire noi stessi, e senza tradire il nostro Dio, nella fedeltà e nella perseveranza che sole ci fanno responsabili di noi stessi e della nostra fede.
    LITURGIA
    ATTO PENITENZIALE
    * Signore, che ci hai scelti prima della fondazione del mondo per essere santi e immacolati nella carità, abbi pietà di noi. Signore, pietà.* Cristo, che mediante il tuo sangue ci hai donato il perdono delle nostre colpe, abbi pietà di noi. Cristo, pietà.* Signore, che in attesa della nostra completa redenzione ci hai donato la caparra dello Spirito Santo, abbi pietà di noi. Signore, pietà.
    PREGHIERA DEI FEDELI
    * Per la Chiesa, perché libera da ogni peso inutile sappia percorrere le vie del vangelo sostenuta unicamente dalla forza della fede, preghiamo.* Per i popoli che vivono nella guerra e per i loro governanti, perché sappiano udire la voce dei profeti di pace e abbiano il coraggio di scegliere ciò che giova al bene dei propri fratelli, preghiamo.* Per i giovani, perchè trovino nella comunità cristiana maestri saggi e ispirazioni vere per compiere il proprio cammino di fedeltà a se stessi e a Dio, preghiamo.* Per noi che celebriamo insieme questa eucaristia domenicale, perché guardando al nostro destino eterno e alla nostra vocazione alla santità sappiamo fare scelte quotidiane di coerenza e di coraggio evangelici, preghiamo.
    PER LA MEDITAZIONE
    Dopo la comunione
    Se la fedeltà è virtù essenziale a ogni relazione interpersonale, la perseveranza è la virtù specifica del tempo: esse pertanto ci interpellano sulla relazione con l’altro. Non solo, i valori che tutti proclamiamo grandi e assoluti esistono e prendono forma solo grazie ad esse: che cos’è la giustizia senza la fedeltà di uomini giusti? Che cos’è la libertà senza la perseveranza di uomini liberi? Non esiste valore né virtù senza perseveranza e fedeltà!

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    Messalino

    11 luglio
    san Benedetto abate, patrono d’Europa
    festa
    Studente a Roma, Benedetto da Norcia (c. 480-547) contestò, a suo modo, la società corrotta del suo tempo, ritirandosi nella solitudine di Subiaco per cercare Dio e vivere sotto il suo sguardo. Ma la sua santità cominciò ad attirare alcuni discepoli finché non si formò intorno a lui una vera e propria comunità. Costretto a lasciare Subiaco, il gruppo si trasferì a Montecassino. Qui Benedetto scrisse una regola che rappresenta una sintesi delle tradizioni monastiche precedenti: il monaco benedettino cerca Dio e diffonde intorno a sé pace attraverso la preghiera e il lavoro, in seno a una comunità fraterna e sotto la direzione di un padre spirituale, l’abate. Nel 1964, proclamando Benedetto patrono d’Europa, Paolo VI diceva di lui: «Messaggero di pace, realizzatore di unione, maestro di civiltà, e soprattutto araldo della religione di Cristo e fondatore della vita monastica in occidente. Principalmente lui e i suoi figli portarono con la croce, con il libro e con l’aratro il progresso cristiano».
    antifona d’ingresso cf. Gn 12,2
    Farò di te un grande popolo e ti benedirò,renderò grande il tuo nomee sarai per tutti una benedizione.
    colletta
    O Dio, che hai scelto san Benedetto abate e lo hai costituito maestro di coloro che dedicano la vita al tuo servizio, concedi anche a noi di non anteporre nulla all’amore del Cristo e di correre con cuore libero e ardente nella via dei tuoi precetti. Per il nostro Signore Gesù Cristo…
    prima lettura Pro 2,1-9
    La ricerca della sapienza.
    Dal libro dei Proverbi
    Figlio mio, se tu accoglierai le mie parole e custodirai in te i miei precetti, 2 tendendo il tuo orecchio alla sapienza, inclinando il tuo cuore alla prudenza, 3 se appunto invocherai l’intelligenza e chiamerai la saggezza, 4 se la ricercherai come l’argento e per essa scaverai come per i tesori, 5 allora comprenderai il timore del Signore e troverai la scienza di Dio, 6 perché il Signore dà la sapienza, dalla sua bocca esce scienza e prudenza. 7 Egli riserva ai giusti la sua protezione, è scudo a coloro che agiscono con rettitudine, 8 vegliando sui sentieri della giustizia e custodendo le vie dei suoi amici. 9 Allora comprenderai l’equità e la giustizia, la rettitudine con tutte le vie del bene. - Parola di Dio.
    salmo responsoriale 111, 1-2; 4-6; 7.9
    Rit. Beato chi cammina nelle vie del Signore.
    1 Beato l’uomo che teme il Signore e trova grande gioia nei suoi comandamenti.2 Potente sulla terra sarà la sua stirpe, la discendenza dei giusti sarà benedetta.
    4 Spunta nelle tenebre come luce per i giusti, buono, misericordioso e giusto.5 Felice, l’uomo pietoso che dà in prestito, amministra i suoi beni con giustizia.
    6 Egli non vacillerà in eterno. Il giusto sarà sempre ricordato.7 Non temerà annunzio di sventura, saldo è il suo cuore, confida nel Signore.
    9 Egli dona largamente ai poveri, la sua giustizia rimane per sempre, la sua potenza s’innalza nella gloria.
    canto al Vangelo cf. Gv 15,5
    Alleluia, alleluia
    lo sono la vite, voi i tralci, dice il Signore:chi rimane in me porta molto frutto.
    vangelo Gv 15,1-8
    Chi rimane in me e io in lui, fa molto frutto.
    Dal Vangelo secondo Giovanni
    In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: 1 «lo sono la vera vite e il Padre mio è il vignaiolo. 2 Ogni tralcio che in­ me non porta frutto, lo toglie e ogni tralcio che porta frutto, lo pota perché porti più frutto.
    3 Voi siete già mondi, per la parola che vi ho annunziato. 4 Rimanete in me e io in voi. Come il tralcio non può far frutto da se stesso se non rimane nella vite, così anche voi se non rimanete in me.
    5 lo sono la vite, voi i tralci. Chi rimane in me e io in lui, fa molto frutto, perché senza di me non potete far nulla. 6 Chi non rimane in me viene gettato via come il tralcio e si secca, e poi lo raccolgono e lo gettano nel fuoco e lo bruciano.
    7 Se rimanete in me e le mie parole rimangono in voi, chiedete quel che volete e vi sarà dato. 8 In questo è glorificato il Padre mio: che portiate molto frutto e diventiate miei discepoli». - Parola del Signore.
    preghiera sulle offerte
    Guarda, Signore, la offerte che ti presentiamo nella festa di san Benedetto abate, e fai che sul suo esempio cerchiamo te solo, per meritare i doni dell’unità e della pace. Per Cristo nostro Signore.
    Prefazio dei santi I o II, o dei santi religiosi
    antifona alla comunione Mt 5,9
    Beati gli operatori di pace,perché saranno chiamati figli di Dio.
    preghiera dopo la comunione
    O Dio, che in questo sacramento ci hai dato il pegno della vita eterna, fa’ che, secondo lo spirito di san Benedetto, celebriamo fedelmente la tua lode e amiamo i fratelli con carità sincera. Per Cristo nostro Signore.

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    Messalino

    venerdì della 14ªsettimana
    antifona d’ingresso Sal 47,10-11
    Ricordiamo, o Dio, la tua misericordia in mezzo al tuo tempio. Come il tuo nome, o Dio, così la tua lode si estende ai confini della terra; di giustizia è piena la tua destra.
    colletta

    O Dio, che nell’umiliazione del tuo Figlio hai risollevato l’umanità dalla sua caduta, donaci una rinnovata gioia pasquale, perché, liberi dall’oppressione della colpa, partecipiamo alla felicità eterna. Per il nostro Signore Gesù Cristo...
    oppure
    O Padre, togli il velo dai nostri occhi e donaci la luce dello Spirito, perché sappiamo riconoscere la tua gloria nell’umiliazione del tuo Figlio e nella nostra infermità umana sperimentiamo la potenza della sua risurrezione. Per il nostro Signore Gesù Cristo…
    prima lettura Gn 46,1-7.28-30
    L’incontro — Incoraggiato dalla parola di Dio, Giacobbe parte per l’Egitto dove lo attende suo figlio. Con immensa gioia potrà riabbracciare colui che aveva creduto morto. Davvero, Dio è fedele.
    Dal libro della Genesi
    In quei giorni, 1 Israele levò le tende con quanto possedeva e arrivò a Bersabea, dove offrì sacrifici al Dio di sua padre Isacco.
    2 Dio disse a Israele in una visione notturna: «Giacobbe, Giacobbe!». Rispose: «Eccomi!». 3 Riprese: «lo sono Dio, il Dio di tuo padre. Non temere di scendere in Egitto, perché laggiù io farò di te un grande popolo. 4 lo scenderò con te in Egitto e io certo ti farò tornare. Giuseppe ti chiuderà gli occhi».
    5 Giacobbe si alzò da Bersabea e i figli di Israele fecero salire il loro padre Giacobbe, i loro bambini e le loro donne sui carri che il faraone aveva mandati per trasportarlo. 6 Essi presero il loro bestiame e tutti i beni che avevano acquistati nel paese di Canaan: e vennero in Egitto; Giacobbe cioè e con lui tutti i suoi discendenti; 7 i suoi figli e i nipoti, le sue figlie e le nipoti, tutti i suoi discendenti egli condusse con sé in Egitto.
    28 Ed egli aveva mandato Giuda avanti a sé da Giuseppe, perché questi desse istruzioni in Gosen prima del suo arrivo. Poi arrivarono al paese di Gosen. 29 Allora Giuseppe fece attaccare il suo carro e salì in Gosen incontro a Israele, suo padre. Appena se lo vide davanti, gli si gettò al collo e pianse a lungo stretto al suo collo. 30 Israele disse a Giuseppe: «Posso anche morire, questa volta, dopo aver visto la tua faccia, perché sei ancora vivo». - Parola di Dio.
    salmo responsoriale 36, 3-4; 18-19; 27-28; 39-40
    Rit. Il Signore salva i suoi fedeli.
    3 Confida nel Signore e fa’ il bene, abita la terra e vivi con fede. 4 Cerca la gioia nel Signore, esaudirà i desideri del tuo cuore.
    18 Conosce il Signore la vita dei buoni, la loro eredità durerà per sempre. 19 Non saranno confusi nel tempo della sventura e nei giorni della fame saranno saziati.
    27 Sta’ lontano dal male e fa’ il bene, e avrai sempre una casa. 28 Perché il Signore ama la giustizia e non abbandona i suoi fedeli.
    39 La salvezza dei giusti viene dal Signore, nel tempo dell’angoscia è loro difesa; 40 il Signore viene in loro aiuto e li scampa, li libera dagli empi e dà loro salvezza, perché in lui si sono rifugiati.
    canto al Vangelo
    Alleluia, alleluia Beati voi quando dovrete soffrire per causa mia, dice il Signore, perché grande è la vostra ricompensa nei cieli.
    Vangelo Mt 10,16-23
    La forza dell’apostolo — Per compiere la propria missione e superare le difficoltà, l’apostolo ha in sé la forza dello Spirito, che fa di lui un figlio di Dio, e gli insegna a essere semplice, in modo che non rinunci mai al suo scopo, e insieme prudente, in modo da scegliere con elasticità la via migliore per raggiungerlo.
    Dal Vangelo secondo Matteo
    In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: 16 «Ecco: io vi mando come pecore in mezzo ai lupi; siate dunque prudenti come i serpenti e semplici come le colombe.
    17 Guardatevi dagli uomini, perché vi consegneranno ai loro tribunali e vi flagelleranno nelle loro sinagoghe; 18 e sarete condotti davanti ai governatori e ai re per causa mia, per dare testimonianza a loro e ai pagani. 19 E quando vi consegneranno nelle loro mani, non preoccupatevi di come o di che cosa dovrete dire, perché vi sarà suggerito in quel momento ciò che dovrete dire: 20 non siete infatti voi a parlare, ma è lo Spirito del Padre vostro che parla in voi.
    21 Il fratello darà a morte il fratello e il padre il figlio, e i figli insorgeranno contro i genitori e li faranno morire. 22 E sarete odiati da tutti a causa del mio nome; ma chi persevererà sino alla fine sarà salvato.
    23 Quando vi perseguiteranno in una città, fuggite in un’altra; in verità vi dico: non avrete finito di percorrere le città di Israele, prima che venga il Figlio dell’uomo». - Parola del Signore.
    preghiera evangelica
    Signore Gesù, tu ci chiedi di rendere testimonianza, nonostante l’ostilità di qualcuno e l’incomprensione di molti. Apri il nostro cuore al tuo Spirito, perché sia lui stesso a parlare in noi e a rendere testimonianza al Padre, con il quale tu vivi nei secoli dei secoli.
    preghiera sulle offerte
    Ci purifichi, Signore, quest’offerta che consacriamo al tuo nome, e ci conduca di giorno in giorno a esprimere in noi la vita nuova nel Cristo tuo Figlio. Egli vive e regna nei secoli dei secoli.
    antifona alla comunione Sal 33,9
    Gustate e vedete quanto è buono il Signore; beato l’uomo che in lui si rifugia.
    oppure cf. Mc 6,2
    Gesù insegnava nella sinagoga e molti rimanevano stupiti della sua sapienza.
    preghiera dopo la comunione
    O Dio onnipotente ed eterno, che ci hai nutriti con i doni della tua carità senza limiti, fa’ che godiamo i benefici della salvezza e viviamo sempre in rendimento di grazie. Per Cristo nostro Signore.
    orientamenti per la riflessione
    Chi persevererà sino alla fine sarà salvato (Mt 10,22).
    Mi lascerò schiacciare, ma voglio essere paziente e buono fino all’eroismo. Solo allora sarò meritevole di partecipare al sacerdozio di Gesù Cristo (Giovanni XXIII, Il giornale dell’anima).

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    Messalino

    >> mercoledì 8 luglio 2009

    giovedì della 14ªsettimana
    antifona d’ingresso Sal 47,10-11
    Ricordiamo, o Dio, la tua misericordia in mezzo al tuo tempio. Come il tuo nome, o Dio, così la tua lode si estende ai confini della terra; di giustizia è piena la tua destra.
    colletta
    O Dio, che nell’umiliazione del tuo Figlio hai risollevato l’umanità dalla sua caduta, donaci una rinnovata gioia pasquale, perché, liberi dall’oppressione della colpa, partecipiamo alla felicità eterna. Per il nostro Signore Gesù Cristo...
    oppure
    O Padre, togli il velo dai nostri occhi e donaci la luce dello Spirito, perché sappiamo riconoscere la tua gloria nell’umiliazione del tuo Figlio e nella nostra infermità umana sperimentiamo la potenza della sua risurrezione. Per il nostro Signore Gesù Cristo…
    prima lettura Gn 44,18-21.23b-29; 45,1-5
    Dio sa trarre il bene dal male — Sopraffatto dalla commozione al ricordo di suo padre e di Beniamino, nato come lui da Rachele, Giuseppe si fa riconoscere dai fratelli e li perdona, ringraziando Dio di poter salvare coloro che un giorno gli avevano fatto del male.
    Dal libro della Genesi
    In quei giorni, 18 Giuda si fece innanzi e disse a Giuseppe: «Mio signore, sia permesso al tuo servo di far sentire una parola agli orecchi del mio signore; non si accenda la tua ira contro il tuo servo, perché il faraone è come te! 19 Il mio signore aveva interrogato i suoi servi: Avete un padre o un fratello? 20 E noi avevamo risposto al mio signore: Abbiamo un padre vecchio e un figlio ancor giovane natogli in vecchiaia, suo fratello è morto ed egli è rimasto il solo dei figli di sua madre e suo padre lo ama. 21 Tu avevi detto ai tuoi servi: Conducetelo qui da me, perché lo possa vedere con i miei occhi. 23 Se il vostro fratello minore non verrà qui con voi, non potrete più venire alla mia presenza.
    24 Quando dunque eravamo ritornati dal tuo servo, mio padre, gli riferimmo le parole del mio signore. 25 E nostro padre disse: Tornate ad acquistare per noi un po’ di viveri. 26 E noi rispondemmo: Non possiamo ritornare laggiù: se c’è con noi il nostro fratello minore, andremo; altrimenti, non possiamo essere ammessi alla presenza di quell’uomo senza avere con noi il nostro fratello minore. 27 Allora il tuo servo, mio padre, ci disse: Voi sapete che due figli mi aveva procreato mia moglie. 28 Uno partì da me e dissi: certo è stato sbranato! Da allora non l’ho più visto. 29 Se ora mi porterete via anche questo e gli capitasse una disgrazia, voi fareste scendere con dolore la mia canizie nella tomba».
    45,1 Allora Giuseppe non poté più contenersi dinanzi ai circostanti e gridò: «Fate uscire tutti dalla mia presenza!» Così non restò nessuno presso di lui, mentre Giuseppe si faceva conoscere ai suoi fratelli. 2 Ma diede in un grido di pianto e tutti gli Egiziani lo sentirono e la cosa fu risaputa nella casa del faraone.
    3 Giuseppe disse ai fratelli: «lo sono Giuseppe! Vive ancora mio padre?». Ma i suoi fratelli non potevano rispondergli, perché atterriti dalla sua presenza. 4 Allora Giuseppe disse ai fratelli: «Avvicinatevi a me!». Si avvicinarono e disse loro: «lo sono Giuseppe, il vostro fratello, che voi avete venduto per l’Egitto. 5 Ma ora non vi rattristate e non vi crucciate per avermi venduto quaggiù, perché Dio mi ha mandato qui prima di voi per conservarvi in vita». - Parola di Dio.
    salmo responsoriale 104, 16-17; 18-19; 20-21
    Rit. Ricordiamo, Signore, i tuoi prodigi.
    16 Il Signore chiamò la fame sul paese di Canaan e distrusse ogni riserva di pane. 17 Davanti a loro mandò un uomo, Giuseppe, venduto come schiavo.
    18 Gli strinsero i piedi con ceppi, il ferro gli serrò la gola, 19 finché si avverò la sua predizione e la parola del Signore gli rese giustizia.
    20 Il re mandò a scioglierlo, il capo dei popoli lo fece liberare; 21 lo pose signore della sua casa, capo di tutti i suoi averi.
    canto al Vangelo
    Alleluia, alleluia Il regno di Dio è vicino, dice il Signore: convertitevi e credete al Vangelo.
    Vangelo Mt 10,7-15
    La vita dell’apostolo — Chiamato gratuitamente ad annunciare una salvezza gratuita, l’apostolo deve compiere la propria missione senza chiedere nulla in cambio, nella povertà di un disinteresse totale e nella fiducia che Dio gli darà il necessario per vivere tramite coloro che accoglieranno la sua parola.
    Dal Vangelo secondo Matteo
    In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: 7 «Andate, predicate che il regno dei cieli è vicino. 8 Guarite gli infermi, risuscitate i morti, sanate i lebbrosi, cacciate i demoni.
    Gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date. 9 Non procuratevi oro, né argento, né moneta di rame nelle vostre cinture, 10 né bisaccia da viaggio, né due tuniche, né sandali, né bastone, perché l’operaio ha diritto al suo nutrimento.
    11 In qualunque città o villaggio entriate, fatevi indicare se vi sia qualche persona degna, e lì rimanete fino alla vostra partenza.
    12 Entrando nella casa, rivolgetele il saluto. 13 Se quella casa ne sarà degna, la vostra pace scenda sopra di essa; 14 ma se non ne sarà degna, la vostra pace ritorni a voi. Se qualcuno poi non vi accoglierà e non darà ascolto alle vostre parole, uscite da quella casa o da quella città e scuotete la polvere dai vostri piedi. 15 In verità vi dico, nel giorno del giudizio il paese di Sodoma e Gomorra avrà una sorte più sopportabile di quella città». - Parola del Signore.
    preghiera evangelica
    Signore Gesù, ai tuoi missionari tu hai imposto la povertà dei mezzi, perché risplenda la forza del tuo messaggio di salvezza. Liberaci dall’ossessione del benessere e del denaro, perché con piena libertà possiamo farci annunciatori della tua pace e del tuo regno eterno.
    preghiera sulle offerte
    Ci purifichi, Signore, quest’offerta che consacriamo al tuo nome, e ci conduca di giorno in giorno a esprimere in noi la vita nuova nel Cristo tuo Figlio. Egli vive e regna nei secoli dei secoli.
    antifona alla comunione Sal 33,9
    Gustate e vedete quanto è buono il Signore; beato l’uomo che in lui si rifugia.
    oppure cf. Mc 6,2
    Gesù insegnava nella sinagoga e molti rimanevano stupiti della sua sapienza.
    preghiera dopo la comunione
    O Dio onnipotente ed eterno, che ci hai nutriti con i doni della tua carità senza limiti, fa’ che godiamo i benefici della salvezza e viviamo sempre in rendimento di grazie. Per Cristo nostro Signore.
    orientamenti per la riflessione
    Andate, predicate che il regno dei cieli è vicino (Mt 10,7).
    Gli apostoli partirono a due a due. La nostra vita è una perpetua partenza, in un chiaro mattino di primavera. È sempre primavera per Dio ed è sempre mattino, e gli apostoli sono sempre giovani; la partenza è sempre un inizio (L. Cerfaux, Il discorso missiona­rio di Gesù).

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    Messalino

    >> martedì 7 luglio 2009

    mercoledì della 14ª settimana
    antifona d’ingresso Sal 47,10-11
    Ricordiamo, o Dio, la tua misericordia in mezzo al tuo tempio. Come il tuo nome, o Dio, così la tua lode si estende ai confini della terra; di giustizia è piena la tua destra.
    colletta
    O Dio, che nell’umiliazione del tuo Figlio hai risollevato l’umanità dalla sua caduta, donaci una rinnovata gioia pasquale, perché, liberi dall’oppressione della colpa, partecipiamo alla felicità eterna. Per il nostro Signore Gesù Cristo...
    oppure
    O Padre, togli il velo dai nostri occhi e donaci la luce dello Spirito, perché sappiamo riconoscere la tua gloria nell’umiliazione del tuo Figlio e nella nostra infermità umana sperimentiamo la potenza della sua risurrezione. Per il nostro Signore Gesù Cristo…
    prima lettura Gn 41,55-57; 42,5-.7a.17-24a
    Giuseppe ritrova i suoi fratelli — I fratelli di Giuseppe, che l’hanno venduto come schiavo, si trovano ora ai suoi piedi a chiedere aiuto per non morire di fame. Con un pretesto, egli li obbliga a condurgli il fratello Beniamino, e in seguito il padre Giacobbe, perché gli anni e le sofferenze non hanno avuto ragione del suo amore per i suoi.
    Dal libro della Genesi
    In quel tempo, 55 tutto il paese d’Egitto cominciò a sentire la fame e il popolo gridò al faraone per avere il pane. E il faraone disse a tutti gli Egiziani: «Andate da Giuseppe; fate quello che vi dirà». 56 La carestia dominava su tutta la terra.
    Allora Giuseppe aprì tutti i depositi in cui vi era grano e vendette il grano agli Egiziani, mentre la carestia si aggravava in Egitto. 57 E da tutti i paesi venivano in Egitto per acquistare grano da Giuseppe, perché la carestia infieriva su tutta la terra.
    42,5 Arrivarono i figli d’Israele per acquistare il grano, in mezzo ad altri che pure erano venuti, perché nel paese di Canaan c’era la carestia.
    6 Giuseppe aveva autorità sul paese e vendeva il grano a tutto il popolo del paese. Perciò i fratelli di Giuseppe vennero da lui e gli si prostrarono davanti con la faccia a terra. 7 Giuseppe vide i suoi fratelli e li riconobbe, ma fece l’estraneo verso di loro, parlò duramente e disse: «Di dove siete venuti?». 17 E li tenne in carcere per tre giorni. 18 Al terzo giorno Giuseppe disse loro: «Fate questo e avrete salva la vita; io temo Dio! 19 Se voi siete sinceri, uno dei vostri fratelli resti prigioniero nel vostro carcere e voi andate a portare il grano per la fame delle vostre case. 20 Poi mi condurrete qui il vostro fratello più giovane. Allora le vostre parole si dimostreranno vere e non morirete». Essi annuirono.
    21 Si dissero allora l’un l’altro: «Certo su di noi grava la colpa nei riguardi di nostro fratello, perché abbiamo visto la sua angoscia quando ci supplicava e non lo abbiamo ascoltato. Per questo ci ha colpito quest’angoscia».
    22 Ruben prese a dir loro: «Non ve lo avevo detto io: Non peccate contro il ragazzo? Ma non mi avete dato ascolto. Ecco ora ci si domanda conto del suo sangue». 23 Non sapevano che Giuseppe li capiva, perché tra lui e loro vi era l’interprete.
    24 Allora egli si allontanò da loro e pianse. - Parola di Dio.
    salmo responsoriale 32, 2-3; 10-11; 18-19
    Rit. Il Signore nutre il suo popolo.
    2 Lodate il Signore con la cetra, con l’arpa a dieci corde a lui cantate. 3 Cantate al Signore un canto nuovo, suonate la cetra con arte e acclamate.
    10 Il Signore annulla i disegni delle nazioni, rende vani i progetti dei popoli. 11 Ma il piano del Signore sussiste per sempre, i pensieri del suo cuore per tutte le generazioni.
    18 Ecco, l’occhio del Signore veglia su chi lo teme, su chi spera nella sua grazia, 19 per liberarlo dalla morte e nutrirlo in tempo di fame.
    canto al Vangelo
    Alleluia, alleluia Chi accoglie voi accoglie me, dice il Signore, e chi accoglie me accoglie colui che mi ha mandato.
    Vangelo Mt 10,1-7
    La missione degli apostoli — L’apostolo è chiamato a far conoscere agli uomini il disegno di Dio e a liberarli da tutte le potenze del male che cercano di separarli da Dio. È una chiamata che esige una risposta, e a cui si può essere infedeli, come Giuda.
    Dal Vangelo secondo Matteo
    In quel tempo, 1 chiamati a sé i dodici discepoli, Gesù diede loro il potere di scacciare gli spiriti immondi e di guarire ogni sorta di malattie e d’infermità.
    2 I nomi dei dodici apostoli sono: primo Simone, chiamato Pietro, e Andrea, suo fratello; Giacomo di Zebedeo e Giovanni suo fratello, 3 Filippo e Bartolomeo, Tommaso e Matteo il pubblicano, Giacomo di Alfeo e Taddeo, 4 Simone il Cananeo e Giuda l’Iscariota, che poi lo tradì.
    5 Questi dodici Gesù li inviò dopo averli così istruiti: «Non andate fra i pagani e non entrate nelle città dei Samaritani; 6 rivolgetevi piuttosto alle pecore perdute della casa d’Israele. 7 E strada facendo, predicate che il regno dei cieli è vicino». - Parola del Signore.
    preghiera evangelica
    Signore Gesù, dopo aver dato ai tuoi apostoli un potere straordinario, hai affidato loro una missione limitata ai confini ristretti del loro paese. Insegna ai tuoi discepoli a non voler decidere da sé la propria missione, e aiutali a far fruttificare i tuoi doni con umiltà ed efficacia, là dove tu vuoi che lavorino. Tu che vivi con il Padre e con lo Spirito santo nei secoli dei secoli.
    preghiera sulle offerte
    Ci purifichi, Signore, quest’offerta che consacriamo al tuo nome, e ci conduca di giorno in giorno a esprimere in noi la vita nuova nel Cristo tuo Figlio. Egli vive e regna nei secoli dei secoli.
    antifona alla comunione Sal 33,9

    Gustate e vedete quanto è buono il Signore; beato l’uomo che in lui si rifugia.
    oppure cf. Mc 6,2
    Gesù insegnava nella sinagoga e molti rimanevano stupiti della sua sapienza.
    preghiera dopo la comunione
    O Dio onnipotente ed eterno, che ci hai nutriti con i doni della tua carità senza limiti, fa’ che godiamo i benefici della salvezza e viviamo sempre in rendimento di grazie. Per Cristo nostro Signore.
    orientamenti per la riflessione
    Non andate fra i pagani (Mt 10,5).
    Predicare il Vangelo a ogni creatura significherà per alcuni recarsi presso un’altra razza o un’altra classe sociale, e per altri restare tra le persone della propria classe o della propria razza (M. Delbrêl, Che gioia credere).

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    Messalino

    mercoledì della 14ª settimana
    antifona d’ingresso Sal 47,10-11
    Ricordiamo, o Dio, la tua misericordia in mezzo al tuo tempio. Come il tuo nome, o Dio, così la tua lode si estende ai confini della terra; di giustizia è piena la tua destra.
    colletta
    O Dio, che nell’umiliazione del tuo Figlio hai risollevato l’umanità dalla sua caduta, donaci una rinnovata gioia pasquale, perché, liberi dall’oppressione della colpa, partecipiamo alla felicità eterna. Per il nostro Signore Gesù Cristo...
    oppure
    O Padre, togli il velo dai nostri occhi e donaci la luce dello Spirito, perché sappiamo riconoscere la tua gloria nell’umiliazione del tuo Figlio e nella nostra infermità umana sperimentiamo la potenza della sua risurrezione. Per il nostro Signore Gesù Cristo…
    prima lettura Gn 41,55-57; 42,5-.7a.17-24a
    Giuseppe ritrova i suoi fratelli — I fratelli di Giuseppe, che l’hanno venduto come schiavo, si trovano ora ai suoi piedi a chiedere aiuto per non morire di fame. Con un pretesto, egli li obbliga a condurgli il fratello Beniamino, e in seguito il padre Giacobbe, perché gli anni e le sofferenze non hanno avuto ragione del suo amore per i suoi.
    Dal libro della Genesi
    In quel tempo, 55 tutto il paese d’Egitto cominciò a sentire la fame e il popolo gridò al faraone per avere il pane. E il faraone disse a tutti gli Egiziani: «Andate da Giuseppe; fate quello che vi dirà». 56 La carestia dominava su tutta la terra.
    Allora Giuseppe aprì tutti i depositi in cui vi era grano e vendette il grano agli Egiziani, mentre la carestia si aggravava in Egitto. 57 E da tutti i paesi venivano in Egitto per acquistare grano da Giuseppe, perché la carestia infieriva su tutta la terra.
    42,5 Arrivarono i figli d’Israele per acquistare il grano, in mezzo ad altri che pure erano venuti, perché nel paese di Canaan c’era la carestia.
    6 Giuseppe aveva autorità sul paese e vendeva il grano a tutto il popolo del paese. Perciò i fratelli di Giuseppe vennero da lui e gli si prostrarono davanti con la faccia a terra. 7 Giuseppe vide i suoi fratelli e li riconobbe, ma fece l’estraneo verso di loro, parlò duramente e disse: «Di dove siete venuti?». 17 E li tenne in carcere per tre giorni. 18 Al terzo giorno Giuseppe disse loro: «Fate questo e avrete salva la vita; io temo Dio! 19 Se voi siete sinceri, uno dei vostri fratelli resti prigioniero nel vostro carcere e voi andate a portare il grano per la fame delle vostre case. 20 Poi mi condurrete qui il vostro fratello più giovane. Allora le vostre parole si dimostreranno vere e non morirete». Essi annuirono.
    21 Si dissero allora l’un l’altro: «Certo su di noi grava la colpa nei riguardi di nostro fratello, perché abbiamo visto la sua angoscia quando ci supplicava e non lo abbiamo ascoltato. Per questo ci ha colpito quest’angoscia».
    22 Ruben prese a dir loro: «Non ve lo avevo detto io: Non peccate contro il ragazzo? Ma non mi avete dato ascolto. Ecco ora ci si domanda conto del suo sangue». 23 Non sapevano che Giuseppe li capiva, perché tra lui e loro vi era l’interprete.
    24 Allora egli si allontanò da loro e pianse. - Parola di Dio.
    salmo responsoriale 32, 2-3; 10-11; 18-19
    Rit. Il Signore nutre il suo popolo.
    2 Lodate il Signore con la cetra, con l’arpa a dieci corde a lui cantate. 3 Cantate al Signore un canto nuovo, suonate la cetra con arte e acclamate.
    10 Il Signore annulla i disegni delle nazioni, rende vani i progetti dei popoli. 11 Ma il piano del Signore sussiste per sempre, i pensieri del suo cuore per tutte le generazioni.
    18 Ecco, l’occhio del Signore veglia su chi lo teme, su chi spera nella sua grazia, 19 per liberarlo dalla morte e nutrirlo in tempo di fame.
    canto al Vangelo
    Alleluia, alleluia Chi accoglie voi accoglie me, dice il Signore, e chi accoglie me accoglie colui che mi ha mandato.
    Vangelo Mt 10,1-7
    La missione degli apostoli — L’apostolo è chiamato a far conoscere agli uomini il disegno di Dio e a liberarli da tutte le potenze del male che cercano di separarli da Dio. È una chiamata che esige una risposta, e a cui si può essere infedeli, come Giuda.
    Dal Vangelo secondo Matteo
    In quel tempo, 1 chiamati a sé i dodici discepoli, Gesù diede loro il potere di scacciare gli spiriti immondi e di guarire ogni sorta di malattie e d’infermità.
    2 I nomi dei dodici apostoli sono: primo Simone, chiamato Pietro, e Andrea, suo fratello; Giacomo di Zebedeo e Giovanni suo fratello, 3 Filippo e Bartolomeo, Tommaso e Matteo il pubblicano, Giacomo di Alfeo e Taddeo, 4 Simone il Cananeo e Giuda l’Iscariota, che poi lo tradì.
    5 Questi dodici Gesù li inviò dopo averli così istruiti: «Non andate fra i pagani e non entrate nelle città dei Samaritani; 6 rivolgetevi piuttosto alle pecore perdute della casa d’Israele. 7 E strada facendo, predicate che il regno dei cieli è vicino». - Parola del Signore.
    preghiera evangelica
    Signore Gesù, dopo aver dato ai tuoi apostoli un potere straordinario, hai affidato loro una missione limitata ai confini ristretti del loro paese. Insegna ai tuoi discepoli a non voler decidere da sé la propria missione, e aiutali a far fruttificare i tuoi doni con umiltà ed efficacia, là dove tu vuoi che lavorino. Tu che vivi con il Padre e con lo Spirito santo nei secoli dei secoli.
    preghiera sulle offerte
    Ci purifichi, Signore, quest’offerta che consacriamo al tuo nome, e ci conduca di giorno in giorno a esprimere in noi la vita nuova nel Cristo tuo Figlio. Egli vive e regna nei secoli dei secoli.
    antifona alla comunione Sal 33,9

    Gustate e vedete quanto è buono il Signore; beato l’uomo che in lui si rifugia.
    oppure cf. Mc 6,2
    Gesù insegnava nella sinagoga e molti rimanevano stupiti della sua sapienza.
    preghiera dopo la comunione
    O Dio onnipotente ed eterno, che ci hai nutriti con i doni della tua carità senza limiti, fa’ che godiamo i benefici della salvezza e viviamo sempre in rendimento di grazie. Per Cristo nostro Signore.
    orientamenti per la riflessione
    Non andate fra i pagani (Mt 10,5).
    Predicare il Vangelo a ogni creatura significherà per alcuni recarsi presso un’altra razza o un’altra classe sociale, e per altri restare tra le persone della propria classe o della propria razza (M. Delbrêl, Che gioia credere).

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    Messalino

    mercoledì della 14ª settimana
    antifona d’ingresso Sal 47,10-11
    Ricordiamo, o Dio, la tua misericordia in mezzo al tuo tempio. Come il tuo nome, o Dio, così la tua lode si estende ai confini della terra; di giustizia è piena la tua destra.
    colletta
    O Dio, che nell’umiliazione del tuo Figlio hai risollevato l’umanità dalla sua caduta, donaci una rinnovata gioia pasquale, perché, liberi dall’oppressione della colpa, partecipiamo alla felicità eterna. Per il nostro Signore Gesù Cristo...
    oppure
    O Padre, togli il velo dai nostri occhi e donaci la luce dello Spirito, perché sappiamo riconoscere la tua gloria nell’umiliazione del tuo Figlio e nella nostra infermità umana sperimentiamo la potenza della sua risurrezione. Per il nostro Signore Gesù Cristo…
    prima lettura Gn 41,55-57; 42,5-.7a.17-24a
    Giuseppe ritrova i suoi fratelli — I fratelli di Giuseppe, che l’hanno venduto come schiavo, si trovano ora ai suoi piedi a chiedere aiuto per non morire di fame. Con un pretesto, egli li obbliga a condurgli il fratello Beniamino, e in seguito il padre Giacobbe, perché gli anni e le sofferenze non hanno avuto ragione del suo amore per i suoi.
    Dal libro della Genesi
    In quel tempo, 55 tutto il paese d’Egitto cominciò a sentire la fame e il popolo gridò al faraone per avere il pane. E il faraone disse a tutti gli Egiziani: «Andate da Giuseppe; fate quello che vi dirà». 56 La carestia dominava su tutta la terra.
    Allora Giuseppe aprì tutti i depositi in cui vi era grano e vendette il grano agli Egiziani, mentre la carestia si aggravava in Egitto. 57 E da tutti i paesi venivano in Egitto per acquistare grano da Giuseppe, perché la carestia infieriva su tutta la terra.
    42,5 Arrivarono i figli d’Israele per acquistare il grano, in mezzo ad altri che pure erano venuti, perché nel paese di Canaan c’era la carestia.
    6 Giuseppe aveva autorità sul paese e vendeva il grano a tutto il popolo del paese. Perciò i fratelli di Giuseppe vennero da lui e gli si prostrarono davanti con la faccia a terra. 7 Giuseppe vide i suoi fratelli e li riconobbe, ma fece l’estraneo verso di loro, parlò duramente e disse: «Di dove siete venuti?». 17 E li tenne in carcere per tre giorni. 18 Al terzo giorno Giuseppe disse loro: «Fate questo e avrete salva la vita; io temo Dio! 19 Se voi siete sinceri, uno dei vostri fratelli resti prigioniero nel vostro carcere e voi andate a portare il grano per la fame delle vostre case. 20 Poi mi condurrete qui il vostro fratello più giovane. Allora le vostre parole si dimostreranno vere e non morirete». Essi annuirono.
    21 Si dissero allora l’un l’altro: «Certo su di noi grava la colpa nei riguardi di nostro fratello, perché abbiamo visto la sua angoscia quando ci supplicava e non lo abbiamo ascoltato. Per questo ci ha colpito quest’angoscia».
    22 Ruben prese a dir loro: «Non ve lo avevo detto io: Non peccate contro il ragazzo? Ma non mi avete dato ascolto. Ecco ora ci si domanda conto del suo sangue». 23 Non sapevano che Giuseppe li capiva, perché tra lui e loro vi era l’interprete.
    24 Allora egli si allontanò da loro e pianse. - Parola di Dio.
    salmo responsoriale 32, 2-3; 10-11; 18-19
    Rit. Il Signore nutre il suo popolo.
    2 Lodate il Signore con la cetra, con l’arpa a dieci corde a lui cantate. 3 Cantate al Signore un canto nuovo, suonate la cetra con arte e acclamate.
    10 Il Signore annulla i disegni delle nazioni, rende vani i progetti dei popoli. 11 Ma il piano del Signore sussiste per sempre, i pensieri del suo cuore per tutte le generazioni.
    18 Ecco, l’occhio del Signore veglia su chi lo teme, su chi spera nella sua grazia, 19 per liberarlo dalla morte e nutrirlo in tempo di fame.
    canto al Vangelo
    Alleluia, alleluia Chi accoglie voi accoglie me, dice il Signore, e chi accoglie me accoglie colui che mi ha mandato.
    Vangelo Mt 10,1-7
    La missione degli apostoli — L’apostolo è chiamato a far conoscere agli uomini il disegno di Dio e a liberarli da tutte le potenze del male che cercano di separarli da Dio. È una chiamata che esige una risposta, e a cui si può essere infedeli, come Giuda.
    Dal Vangelo secondo Matteo
    In quel tempo, 1 chiamati a sé i dodici discepoli, Gesù diede loro il potere di scacciare gli spiriti immondi e di guarire ogni sorta di malattie e d’infermità.
    2 I nomi dei dodici apostoli sono: primo Simone, chiamato Pietro, e Andrea, suo fratello; Giacomo di Zebedeo e Giovanni suo fratello, 3 Filippo e Bartolomeo, Tommaso e Matteo il pubblicano, Giacomo di Alfeo e Taddeo, 4 Simone il Cananeo e Giuda l’Iscariota, che poi lo tradì.
    5 Questi dodici Gesù li inviò dopo averli così istruiti: «Non andate fra i pagani e non entrate nelle città dei Samaritani; 6 rivolgetevi piuttosto alle pecore perdute della casa d’Israele. 7 E strada facendo, predicate che il regno dei cieli è vicino». - Parola del Signore.
    preghiera evangelica
    Signore Gesù, dopo aver dato ai tuoi apostoli un potere straordinario, hai affidato loro una missione limitata ai confini ristretti del loro paese. Insegna ai tuoi discepoli a non voler decidere da sé la propria missione, e aiutali a far fruttificare i tuoi doni con umiltà ed efficacia, là dove tu vuoi che lavorino. Tu che vivi con il Padre e con lo Spirito santo nei secoli dei secoli.
    preghiera sulle offerte
    Ci purifichi, Signore, quest’offerta che consacriamo al tuo nome, e ci conduca di giorno in giorno a esprimere in noi la vita nuova nel Cristo tuo Figlio. Egli vive e regna nei secoli dei secoli.
    antifona alla comunione Sal 33,9

    Gustate e vedete quanto è buono il Signore; beato l’uomo che in lui si rifugia.
    oppure cf. Mc 6,2
    Gesù insegnava nella sinagoga e molti rimanevano stupiti della sua sapienza.
    preghiera dopo la comunione
    O Dio onnipotente ed eterno, che ci hai nutriti con i doni della tua carità senza limiti, fa’ che godiamo i benefici della salvezza e viviamo sempre in rendimento di grazie. Per Cristo nostro Signore.
    orientamenti per la riflessione
    Non andate fra i pagani (Mt 10,5).
    Predicare il Vangelo a ogni creatura significherà per alcuni recarsi presso un’altra razza o un’altra classe sociale, e per altri restare tra le persone della propria classe o della propria razza (M. Delbrêl, Che gioia credere).

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    Messalino

    >> lunedì 6 luglio 2009

    martedì della 14ª settimana
    antifona d’ingresso Sal 47,10-11
    Ricordiamo, o Dio, la tua misericordia in mezzo al tuo tempio. Come il tuo nome, o Dio, così la tua lode si estende ai confini della terra; di giustizia è piena la tua destra.
    colletta
    O Dio, che nell’umiliazione del tuo Figlio hai risollevato l’umanità dalla sua caduta, donaci una rinnovata gioia pasquale, perché, liberi dall’oppressione della colpa, partecipiamo alla felicità eterna. Per il nostro Signore Gesù Cristo...
    oppure
    O Padre, togli il velo dai nostri occhi e donaci la luce dello Spirito, perché sappiamo riconoscere la tua gloria nell’umiliazione del tuo Figlio e nella nostra infermità umana sperimentiamo la potenza della sua risurrezione. Per il nostro Signore Gesù Cristo…
    prima lettura Gn 32,23-33
    Giacobbe domato e benedetto da Dio — Nessuno entra nel regno di Dio senza sottomettersi alle sue esigenze. Per entrare nel piano di Dio, Giacobbe deve rinunciare a certe sue vedute, deve in qualche modo lottare col Dio che lo ha “preso”. Alla fine viene benedetto da Dio e riconosciuto come erede della terra promessa.
    Dal libro della Genesi
    In quel tempo, 23 durante la notte Giacobbe si alzò, prese le due mogli, le due schiave, i suoi undici figli e passò il guado dello labbok. 24 Li prese, fece loro passare il torrente e fece passare anche tutti i suoi averi.
    25 Giacobbe rimase solo e un uomo lottò con lui fino allo spuntare dell’aurora. 26 Vedendo che non riusciva a vincerlo, lo colpì all’articolazione del femore e l’articolazione del femore di Giacobbe si slogò, mentre continuava a lottare con lui. 27 Quegli disse: «Lasciami andare perché è spuntata l’aurora». Giacobbe rispose: «Non ti lascerò, se non mi avrai benedetto!». 28 Gli domandò: «Come ti chiami?». Rispose: «Giacobbe». 29 Riprese: «Non ti chiamerai più Giacobbe, ma Israele, perché hai combattuto con Dio e con gli uomini e hai vinto!». 30 Giacobbe allora gli chiese: «Dimmi il tuo nome». Gli rispose: «Perché mi chiedi il nome?». E qui lo benedisse. 31 Allora Giacobbe chiamò quel luogo Penuel, «perché — disse — ho visto Dio faccia a faccia, eppure la mia vita è rimasta salva».
    32 Spuntava il sole, quando Giacobbe passò Penuel e zoppicava all’anca. 33 Per questo gli Israeliti, fino ad oggi, non mangiano il nervo sciatico, che è sopra l’articolazione del femore, perché quell’uomo aveva colpito l’articolazione del femore di Giacobbe nel nervo sciatico. - Parola di Dio.
    salmo responsoriale 16,1; 2-3; 6-7; 8b e 15
    Rit. Mostrami, Signore, la luce del tuo volto.
    1 Accogli, Signore, la causa del giusto, sii attento al mio grido. Porgi l’orecchio alla mia preghiera: sulle mie labbra non c’è inganno.
    2 Venga da te la mia sentenza, i tuoi occhi vedano la giustizia. 3 Saggia il mio cuore, scrutalo di notte, provami al fuoco, non troverai malizia.
    6 Io t’invoco, mio Dio: dammi risposta; porgi l’orecchio, ascolta la mia voce, 7 mostrami i prodigi del tuo amore, tu che salvi dai nemici chi si affida alla tua destra.
    8 Custodiscimi come pupilla degli occhi, proteggimi all’ombra delle tue ali. 15 lo per la giustizia contemplerò il tuo volto, al risveglio mi sazierò della tua presenza.
    canto al Vangelo
    Alleluia, alleluia Lo spirito del Signore è su di me: mi ha mandato a portare il lieto annunzio ai poveri.
    Vangelo Mt 9,32-38
    La buona notizia della liberazione — Gesù trova un’umanità asservita al demonio e priva di capi che si preoccupino di liberarla e di condurla a Dio. Egli non solo trionfa sul demonio, ma rivela ai suoi discepoli che Dio vuole che gli uomini collaborino con lui: dovranno annunciare la liberazione compiuta da Gesù, perché tutti credano in lui e siano veramente liberi.
    Dal Vangelo secondo Matteo
    In quel tempo, 32 presentarono a Gesù un muto indemoniato. 33 Scacciato il demonio, quel muto cominciò a parlare e la folla presa da stupore diceva: «Non si è mai vista una cosa simile in Israele!». 34 Ma i farisei dicevano: «Egli scaccia i demoni per opera del principe dei demoni».
    35 Gesù percorreva tutte le città e i villaggi, insegnando nelle loro sinagoghe, predicando il vangelo del regno e curando ogni malattia e infermità. 36 Vedendo le folle ne sentì compassione, perché erano stanche e sfinite, come pecore senza pastore. 37 Allora disse ai suoi discepoli: «La messe è molta, ma gli operai sono pochi! 38 Pregate dunque il padrone della messe che mandi operai nella sua messe!». - Parola del Signore.
    preghiera evangelica
    Signore, aiutaci a non essere persone che hanno già visto e capito tutto, e hanno perduto la capacità di stupirsi. Facci scoprire ogni giorno la novità della tua salvezza, perché la nostra testimonianza sia sempre autentica e viva. Tu che sei sempre nuovo nei secoli dei secoli.
    preghiera sulle offerte
    Ci purifichi, Signore, quest’offerta che consacriamo al tuo nome, e ci conduca di giorno in giorno a esprimere in noi la vita nuova nel Cristo tuo Figlio. Egli vive e regna nei secoli dei secoli.
    antifona alla comunione Sal 33,9
    Gustate e vedete quanto è buono il Signore; beato l’uomo che in lui si rifugia.
    oppure cf. Mc 6,2
    Gesù insegnava nella sinagoga e molti rimanevano stupiti della sua sapienza.
    preghiera dopo la comunione
    O Dio onnipotente ed eterno, che ci hai nutriti con i doni della tua carità senza limiti, fa’ che godiamo i benefici della salvezza e viviamo sempre in rendimento di grazie. Per Cristo nostro Signore.
    orientamenti per la riflessione
    Non si è mai vista una cosa simile in Israele! (Mt 9,33)
    Dio non è mai indietro. In qualunque direzione si rivolgano nostri passi, lo vediamo sempre davanti a noi, che ci chiama e ci viene incontro (H. de Lubac).

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    Messalino

    >> domenica 5 luglio 2009

    lunedì della 14ª settimana
    antifona d’ingresso Sal 47,10-11
    Ricordiamo, o Dio, la tua misericordia in mezzo al tuo tempio. Come il tuo nome, o Dio, così la tua lode si estende ai confini della terra; di giustizia è piena la tua destra.
    colletta
    O Dio, che nell’umiliazione del tuo Figlio hai risollevato l’umanità dalla sua caduta, donaci una rinnovata gioia pasquale, perché, liberi dall’oppressione della colpa, partecipiamo alla felicità eterna. Per il nostro Signore Gesù Cristo...
    oppure
    O Padre, togli il velo dai nostri occhi e donaci la luce dello Spirito, perché sappiamo riconoscere la tua gloria nell’umiliazione del tuo Figlio e nella nostra infermità umana sperimentiamo la potenza della sua risurrezione. Per il nostro Signore Gesù Cristo…
    prima lettura Gn 28,10-22a
    Il sogno di Giacobbe — Dio conferma a Giacobbe la promessa fatta ad Abramo. Attraverso la visione della scala, si manifesta la volontà divina di stabilire una relazione fra il cielo e la terra. In Gesù di Nazaret, questo rapporto diventerà comunione totale fra l’uomo e Dio (cf. Gv 1,51).
    Dal libro della Genesi
    In quei giorni, 10 Giacobbe partì da Bersabea e si diresse verso Carran. 11 Capitò così in un luogo, dove passò la notte, perché il sole era tramontato; prese una pietra, se la pose come guanciale e si coricò in quel luogo.
    12 Fece un sogno: una scala poggiava sulla terra, mentre la sua cima raggiungeva il cielo; ed ecco gli angeli di Dio salivano e scendevano su di essa. 13 Ecco il Signore gli stava davanti e disse: «lo sono il Signore, il Dio di Abramo tuo padre e il Dio di Isacco. La terra sulla quale tu sei coricato la darò a te e alla tua discendenza. 14 La tua discendenza sarà come la polvere della terra e ti estenderai a occidente e ad oriente, a settentrione e a mezzogiorno. E saranno benedette per te e per la tua discendenza tutte le nazioni della terra. 15 Ecco io sono con te e ti proteggerò dovunque tu andrai; poi ti farò ritornare in questo paese, perché non ti abbandonerò senza aver fatto tutto quello che t’ho detto».
    16 Allora Giacobbe si svegliò dal sonno e disse: «Certo, il Signore è in questo luogo e io non lo sapevo». 17 Ebbe timore e disse: «Quanto è terribile questo luogo! Questa è proprio la casa di Dio, questa è la porta del cielo».
    18 Alla mattina presto Giacobbe si alzò, prese la pietra che si era posta come guanciale, la eresse come una stele e versò olio sulla sua sommità. 19 E chiamò quel luogo Betel, mentre prima di allora la città si chiamava Luz.
    20 Giacobbe fece questo voto: «Se Dio sarà con me e mi proteggerà in questo viaggio che sto facendo e mi darà pane da mangiare e vesti per coprirmi, 21 se ritornerò sano e salvo alla casa di mio padre, il Signore sarà il mio Dio. 22 Questa pietra, che io ho eretta come stele, sarà una casa di Dio». - Parola di Dio.
    salmo responsoriale 90, 1-2; 3-4;14-15ab
    Rit. Proteggimi, Signore: è in te la mia speranza.
    1 Tu che abiti al riparo dell’Altissimo e dimori all’ombra dell’Onnipotente, 2 di’ al Signore: «Mio rifugio e mia fortezza, mio Dio, in cui confido».
    3 Egli ti libererà dal laccio del cacciatore, dalla peste che distrugge. 4 Ti coprirà con le sue penne, sotto le sue ali troverai rifugio.
    14 Lo salverò, perché a me si è affidato; lo esalterò, perché ha conosciuto il mio nome. 15 Mi invocherà e gli darò risposta; presso di lui sarò nella sventura, lo salverò e lo renderò glorioso.
    canto al Vangelo
    Alleluia, alleluia Il Salvatore nostro Gesù Cristo ha vinto la morte e ha fatto risplendere la vita per mezzo del Vangelo.
    Vangelo Mt 9,18-26
    Gesù, sorgente di vita — Gesù guarisce e richiama alla vita non per manifestare la propria potenza, ma per dimostrare agli uomini che Dio vuole la loro salvezza, e per far nascere in loro la fede che salva.
    Dal Vangelo secondo Matteo
    In quel tempo, 18 mentre Gesù parlava, giunse uno dei capi che gli si prostrò innanzi e gli disse: «Mia figlia è morta proprio ora; ma vieni, imponi la tua mano sopra di lei ed essa vivrà». 19 Alzatosi, Gesù lo seguiva con i suoi discepoli.
    20 Ed ecco una donna che soffriva d’emorragia da dodici anni, gli si accostò alle spalle e toccò il lembo del suo mantello. 21 Pensava infatti: «Se riuscirò anche solo a toccare il suo mantello, sarò guarita». 22 Gesù, voltatosi, la vide e disse: «Coraggio, figliola, la tua fede ti ha guarita». In quell’istante la donna guarì.
    23 Arrivato poi Gesù nella casa del capo e veduti i flautisti e la gente in agitazione, disse: 24 «Ritiratevi, perché la fanciulla non è morta, ma dorme». Quelli si misero a deriderlo. 25 Ma dopo che fu cacciata via la gente egli entrò, le prese la mano e la fanciulla si alzò. 26 E se ne sparse la fama in tutta quella regione. - Parola del Signore.
    preghiera evangelica
    Signore Gesù, aiutaci a non deridere mai coloro che agiscono in tuo nome, ma ad attendere che si manifestino le opere di Dio. Fa’ crescere in noi la fiducia che nasce dalla fede, e rendici capaci di accogliere senza esitazioni la salvezza che tu sei venuto a offrire agli uomini, per i secoli dei secoli.
    preghiera sulle offerte
    Ci purifichi, Signore, quest’offerta che consacriamo al tuo nome, e ci conduca di giorno in giorno a esprimere in noi la vita nuova nel Cristo tuo Figlio. Egli vive e regna nei secoli dei secoli.
    antifona alla comunione Sal 33,9
    Gustate e vedete quanto è buono il Signore; beato l’uomo che in lui si rifugia.
    oppure cf. Mc 6,2
    Gesù insegnava nella sinagoga e molti rimanevano stupiti della sua sapienza.
    preghiera dopo la comunione
    O Dio onnipotente ed eterno, che ci hai nutriti con i doni della tua carità senza limiti, fa’ che godiamo i benefici della salvezza e viviamo sempre in rendimento di grazie. Per Cristo nostro Signore.
    orientamenti per la riflessione
    La tua fede ti ha guarita (Mt 9,22)
    L’atto di fede è il più libero di tutti (H. de Lubac).

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