ANNO SACERDOTALE

 
  • LETTERA DEL SANTO PADRE
    BENEDETTO XVI
    PER L'INDIZIONE DELL'ANNO SACERDOTALE
    IN OCCASIONE DEL 150° ANNIVERSARIO
    DEL "DIES NATALIS" DI GIOVANNI MARIA VIANNEY

        

    Cari fratelli nel Sacerdozio,

    nella prossima solennità del Sacratissimo Cuore di Gesù, venerdì 19 giugno 2009 – giornata tradizionalmente dedicata alla preghiera per la santificazione del clero –, ho pensato di indire ufficialmente un “Anno Sacerdotale” in occasione del 150° anniversario del “dies natalis” di Giovanni Maria Vianney, il Santo Patrono di tutti i parroci del mondo.[1] Tale anno, che vuole contribuire a promuovere l’impegno d’interiore rinnovamento di tutti i sacerdoti per una loro più forte ed incisiva testimonianza evangelica nel mondo di oggi, si concluderà nella stessa solennità del 2010. “Il Sacerdozio è l'amore del cuore di Gesù”, soleva dire il Santo Curato d’Ars.[2] Questa toccante espressione ci permette anzitutto di evocare con tenerezza e riconoscenza l’immenso dono che i sacerdoti costituiscono non solo per la Chiesa, ma anche per la stessa umanità. Penso a tutti quei presbiteri che offrono ai fedeli cristiani e al mondo intero l’umile e quotidiana proposta delle parole e dei gesti di Cristo, cercando di aderire a Lui con i pensieri, la volontà, i sentimenti e lo stile di tutta la propria esistenza. Come non sottolineare le loro fatiche apostoliche, il loro servizio infaticabile e nascosto, la loro carità tendenzialmente universale? E che dire della fedeltà coraggiosa di tanti sacerdoti che, pur tra difficoltà e incomprensioni, restano fedeli alla loro vocazione: quella di “amici di Cristo”, da Lui particolarmente chiamati, prescelti e inviati?

    Io stesso porto ancora nel cuore il ricordo del primo parroco accanto al quale esercitai il mio ministero di giovane prete: egli mi lasciò l’esempio di una dedizione senza riserve al proprio servizio pastorale, fino a trovare la morte nell’atto stesso in cui portava il viatico a un malato grave. Tornano poi alla mia memoria gli innumerevoli confratelli che ho incontrato e che continuo ad incontrare, anche durante i miei viaggi pastorali nelle diverse nazioni, generosamente impegnati nel quotidiano esercizio del loro ministero sacerdotale. Ma l’espressione usata dal Santo Curato evoca anche la trafittura del Cuore di Cristo e la corona di spine che lo avvolge. Il pensiero va, di conseguenza, alle innumerevoli situazioni di sofferenza in cui molti sacerdoti sono coinvolti, sia perché partecipi dell’esperienza umana del dolore nella molteplicità del suo manifestarsi, sia perché incompresi dagli stessi destinatari del loro ministero: come non ricordare i tanti sacerdoti offesi nella loro dignità, impediti nella loro missione, a volte anche perseguitati fino alla suprema testimonianza del sangue?

    Ci sono, purtroppo, anche situazioni, mai abbastanza deplorate, in cui è la Chiesa stessa a soffrire per l’infedeltà di alcuni suoi ministri. È il mondo a trarne allora motivo di scandalo e di rifiuto. Ciò che massimamente può giovare in tali casi alla Chiesa non è tanto la puntigliosa rilevazione delle debolezze dei suoi ministri, quanto una rinnovata e lieta coscienza della grandezza del dono di Dio, concretizzato in splendide figure di generosi Pastori, di Religiosi ardenti di amore per Dio e per le anime, di Direttori spirituali illuminati e pazienti. A questo proposito, gli insegnamenti e gli esempi di san Giovanni Maria Vianney possono offrire a tutti un significativo punto di riferimento: il Curato d’Ars era umilissimo, ma consapevole, in quanto prete, d’essere un dono immenso per la sua gente: “Un buon pastore, un pastore secondo il cuore di Dio, è il più grande tesoro che il buon Dio possa accordare ad una parrocchia e uno dei doni più preziosi della misericordia divina”.[3] Parlava del sacerdozio come se non riuscisse a capacitarsi della grandezza del dono e del compito affidati ad una creatura umana: “Oh come il prete è grande!... Se egli si comprendesse, morirebbe... Dio gli obbedisce: egli pronuncia due parole e Nostro Signore scende dal cielo alla sua voce e si rinchiude in una piccola ostia...”.[4] E spiegando ai suoi fedeli l’importanza dei sacramenti diceva: “Tolto il sacramento dell'Ordine, noi non avremmo il Signore. Chi lo ha riposto là in quel tabernacolo? Il sacerdote. Chi ha accolto la vostra anima al primo entrare nella vita? Il sacerdote. Chi la nutre per darle la forza di compiere il suo pellegrinaggio? Il sacerdote. Chi la preparerà a comparire innanzi a Dio, lavandola per l'ultima volta nel sangue di Gesù Cristo? Il sacerdote, sempre il sacerdote. E se quest'anima viene a morire [per il peccato], chi la risusciterà, chi le renderà la calma e la pace? Ancora il sacerdote... Dopo Dio, il sacerdote è tutto!... Lui stesso non si capirà bene che in cielo”.[5] Queste affermazioni, nate dal cuore sacerdotale del santo parroco, possono apparire eccessive. In esse, tuttavia, si rivela l’altissima considerazione in cui egli teneva il sacramento del sacerdozio. Sembrava sopraffatto da uno sconfinato senso di responsabilità: “Se comprendessimo bene che cos’è un prete sulla terra, moriremmo: non di spavento, ma di amore... Senza il prete la morte e la passione di Nostro Signore non servirebbero a niente. È il prete che continua l’opera della Redenzione sulla terra... Che ci gioverebbe una casa piena d’oro se non ci fosse nessuno che ce ne apre la porta? Il prete possiede la chiave dei tesori celesti: è lui che apre la porta; egli è l’economo del buon Dio; l’amministratore dei suoi beni... Lasciate una parrocchia, per vent’anni, senza prete, vi si adoreranno le bestie... Il prete non è prete per sé, lo è per voi”.[6]

    Era giunto ad Ars, un piccolo villaggio di 230 abitanti, preavvertito dal Vescovo che avrebbe trovato una situazione religiosamente precaria: “Non c'è molto amor di Dio in quella parrocchia; voi ce ne metterete”. Era, di conseguenza, pienamente consapevole che doveva andarvi ad incarnare la presenza di Cristo, testimoniandone la tenerezza salvifica: “[Mio Dio], accordatemi la conversione della mia parrocchia; accetto di soffrire tutto quello che vorrete per tutto il tempo della mia vita!”, fu con questa preghiera che iniziò la sua missione.[7] Alla conversione della sua parrocchia il Santo Curato si dedicò con tutte le sue energie, ponendo in cima ad ogni suo pensiero la formazione cristiana del popolo a lui affidato. Cari fratelli nel Sacerdozio, chiediamo al Signore Gesù la grazia di poter apprendere anche noi il metodo pastorale di san Giovanni Maria Vianney! Ciò che per prima cosa dobbiamo imparare è la sua totale identificazione col proprio ministero. In Gesù, Persona e Missione tendono a coincidere: tutta la sua azione salvifica era ed è espressione del suo “Io filiale” che, da tutta l’eternità, sta davanti al Padre in atteggiamento di amorosa sottomissione alla sua volontà. Con umile ma vera analogia, anche il sacerdote deve anelare a questa identificazione. Non si tratta certo di dimenticare che l’efficacia sostanziale del ministero resta indipendente dalla santità del ministro; ma non si può neppure trascurare la straordinaria fruttuosità generata dall’incontro tra la santità oggettiva del ministero e quella soggettiva del ministro. Il Curato d’Ars iniziò subito quest’umile e paziente lavoro di armonizzazione tra la sua vita di ministro e la santità del ministero a lui affidato, decidendo di “abitare” perfino materialmente nella sua chiesa parrocchiale: Appena arrivato egli scelse la chiesa a sua dimora... Entrava in chiesa prima dell’aurora e non ne usciva che dopo l’Angelus della sera. Là si doveva cercarlo quando si aveva bisogno di lui, si legge nella prima biografia.[8]

    L’esagerazione devota del pio agiografo non deve farci trascurare il fatto che il Santo Curato seppe anche “abitare” attivamente in tutto il territorio della sua parrocchia: visitava sistematicamente gli ammalati e le famiglie; organizzava missioni popolari e feste patronali; raccoglieva ed amministrava denaro per le sue opere caritative e missionarie; abbelliva la sua chiesa e la dotava di arredi sacri; si occupava delle orfanelle della “Providence” (un istituto da lui fondato) e delle loro educatrici; si interessava dell’istruzione dei bambini; fondava confraternite e chiamava i laici a collaborare con lui.

    Il suo esempio mi induce a evidenziare gli spazi di collaborazione che è doveroso estendere sempre più ai fedeli laici, coi quali i presbiteri formano l’unico popolo sacerdotale [9] e in mezzo ai quali, in virtù del sacerdozio ministeriale, si trovano “per condurre tutti all’unità della carità, ‘amandosi l’un l’altro con la carità fraterna, prevenendosi a vicenda nella deferenza’ (Rm 12,10)”.[10] È da ricordare, in questo contesto, il caloroso invito con il quale il Concilio Vaticano II incoraggia i presbiteri a “riconoscere e promuovere sinceramente la dignità dei laici, nonché il loro ruolo specifico nell’ambito della missione della Chiesa… Siano pronti ad ascoltare il parere dei laici, considerando con interesse fraterno le loro aspirazioni e giovandosi della loro esperienza e competenza nei diversi campi dell’attività umana, in modo da poter insieme a loro riconoscere i segni dei tempi”.[11]

    Ai suoi parrocchiani il Santo Curato insegnava soprattutto con la testimonianza della vita. Dal suo esempio i fedeli imparavano a pregare, sostando volentieri davanti al tabernacolo per una visita a Gesù Eucaristia.[12] “Non c’è bisogno di parlar molto per ben pregare” – spiegava loro il Curato - “Si sa che Gesù è là, nel santo tabernacolo: apriamogli il nostro cuore, rallegriamoci della sua santa presenza. È questa la migliore preghiera”.[13] Ed esortava: “Venite alla comunione, fratelli miei, venite da Gesù. Venite a vivere di Lui per poter vivere con Lui...[14] “È vero che non ne siete degni, ma ne avete bisogno!”.[15] Tale educazione dei fedeli alla presenza eucaristica e alla comunione acquistava un’efficacia particolarissima, quando i fedeli lo vedevano celebrare il Santo Sacrificio della Messa. Chi vi assisteva diceva che non era possibile trovare una figura che meglio esprimesse l’adorazione... Contemplava l’Ostia amorosamente”.[16] “Tutte le buone opere riunite non equivalgono al sacrificio della Messa, perché quelle sono opere di uomini, mentre la Santa Messa è opera di Dio»,[17] diceva. Era convinto che dalla Messa dipendesse tutto il fervore della vita di un prete: «La causa della rilassatezza del sacerdote è che non fa attenzione alla Messa! Mio Dio, come è da compiangere un prete che celebra come se facesse una cosa ordinaria!”.[18] Ed aveva preso l’abitudine di offrire sempre, celebrando, anche il sacrificio della propria vita: “Come fa bene un prete ad offrirsi a Dio in sacrificio tutte le mattine!”.[19]

    Questa immedesimazione personale al Sacrificio della Croce lo conduceva – con un solo movimento interiore – dall’altare al confessionale. I sacerdoti non dovrebbero mai rassegnarsi a vedere deserti i loro confessionali né limitarsi a constatare la disaffezione dei fedeli nei riguardi di questo sacramento. Al tempo del Santo Curato, in Francia, la confessione non era né più facile, né più frequente che ai nostri giorni, dato che la tormenta rivoluzionaria aveva soffocato a lungo la pratica religiosa. Ma egli cercò in ogni modo, con la predicazione e con il consiglio persuasivo, di far riscoprire ai suoi parrocchiani il significato e la bellezza della Penitenza sacramentale, mostrandola come un’esigenza intima della Presenza eucaristica. Seppe così dare il via a un circolo virtuoso. Con le lunghe permanenze in chiesa davanti al tabernacolo fece sì che i fedeli cominciassero ad imitarlo, recandovisi per visitare Gesù, e fossero, al tempo stesso, sicuri di trovarvi il loro parroco, disponibile all’ascolto e al perdono. In seguito, fu la folla crescente dei penitenti, provenienti da tutta la Francia, a trattenerlo nel confessionale fino a 16 ore al giorno. Si diceva allora che Ars era diventata il grande ospedale delle anime”.[20] “La grazia che egli otteneva [per la conversione dei peccatori] era sì forte che essa andava a cercarli senza lasciar loro un momento di tregua!”, dice il primo biografo.[21] Il Santo Curato non la pensava diversamente, quando diceva: “Non è il peccatore che ritorna a Dio per domandargli perdono, ma è Dio stesso che corre dietro al peccatore e lo fa tornare a Lui”.[22] “Questo buon Salvatore è così colmo d’amore che ci cerca dappertutto”.[23]

    Tutti noi sacerdoti dovremmo sentire che ci riguardano personalmente quelle parole che egli metteva in bocca a Cristo: “Incaricherò i miei ministri di annunciare ai peccatori che sono sempre pronto a riceverli, che la mia misericordia è infinita”.[24] Dal Santo Curato d’Ars noi sacerdoti possiamo imparare non solo un’inesauribile fiducia nel sacramento della Penitenza che ci spinga a rimetterlo al centro delle nostre preoccupazioni pastorali, ma anche il metodo del “dialogo di salvezza” che in esso si deve svolgere. Il Curato d’Ars aveva una maniera diversa di atteggiarsi con i vari penitenti. Chi veniva al suo confessionale attratto da un intimo e umile bisogno del perdono di Dio, trovava in lui l’incoraggiamento ad immergersi nel “torrente della divina misericordia” che trascina via tutto nel suo impeto. E se qualcuno era afflitto al pensiero della propria debolezza e incostanza, timoroso di future ricadute, il Curato gli rivelava il segreto di Dio con un’espressione di toccante bellezza: “Il buon Dio sa tutto. Prima ancora che voi vi confessiate, sa già che peccherete ancora e tuttavia vi perdona. Come è grande l’amore del nostro Dio che si spinge fino a dimenticare volontariamente l’avvenire, pur di perdonarci!”.[25] A chi, invece, si accusava in maniera tiepida e quasi indifferente, offriva, attraverso le sue stesse lacrime, la seria e sofferta evidenza di quanto quell’atteggiamento fosse “abominevole”: “Piango perché voi non piangete”,[26] diceva. “Se almeno il Signore non fosse così buono! Ma è così buono! Bisogna essere barbari a comportarsi così davanti a un Padre così buono!”.[27] Faceva nascere il pentimento nel cuore dei tiepidi, costringendoli a vedere, con i propri occhi, la sofferenza di Dio per i peccati quasi “incarnata” nel volto del prete che li confessava. A chi, invece, si presentava già desideroso e capace di una più profonda vita spirituale, spalancava le profondità dell’amore, spiegando l’indicibile bellezza di poter vivere uniti a Dio e alla sua presenza: “Tutto sotto gli occhi di Dio, tutto con Dio, tutto per piacere a Dio... Com’è bello!”.[28] E insegnava loro a pregare: “Mio Dio, fammi la grazia di amarti tanto quanto è possibile che io t’ami”.[29]

    Il Curato d’Ars, nel suo tempo, ha saputo trasformare il cuore e la vita di tante persone, perché è riuscito a far loro percepire l’amore misericordioso del Signore. Urge anche nel nostro tempo un simile annuncio e una simile testimonianza della verità dell’Amore: Deus caritas est (1 Gv 4,8). Con la Parola e con i Sacramenti del suo Gesù, Giovanni Maria Vianney sapeva edificare il suo popolo, anche se spesso fremeva convinto della sua personale inadeguatezza, al punto da desiderare più volte di sottrarsi alle responsabilità del ministero parrocchiale di cui si sentiva indegno. Tuttavia con esemplare obbedienza restò sempre al suo posto, perché lo divorava la passione apostolica per la salvezza delle anime. Cercava di aderire totalmente alla propria vocazione e missione mediante un’ascesi severa: “La grande sventura per noi parroci - deplorava il Santo - è che l’anima si intorpidisce” [30]; ed intendeva con questo un pericoloso assuefarsi del pastore allo stato di peccato o di indifferenza in cui vivono tante sue pecorelle. Egli teneva a freno il corpo, con veglie e digiuni, per evitare che opponesse resistenze alla sua anima sacerdotale. E non rifuggiva dal mortificare se stesso a bene delle anime che gli erano affidate e per contribuire all’espiazione dei tanti peccati ascoltati in confessione. Spiegava ad un confratello sacerdote: “Vi dirò qual è la mia ricetta: dò ai peccatori una penitenza piccola e il resto lo faccio io al loro posto”.[31] Al di là delle concrete penitenze a cui il Curato d’Ars si sottoponeva, resta comunque valido per tutti il nucleo del suo insegnamento: le anime costano il sangue di Gesù e il sacerdote non può dedicarsi alla loro salvezza se rifiuta di partecipare personalmente al “caro prezzo” della redenzione.

    Nel mondo di oggi, come nei difficili tempi del Curato d’Ars, occorre che i presbiteri nella loro vita e azione si distinguano per una forte testimonianza evangelica. Ha giustamente osservato Paolo VI: “L’uomo contemporaneo ascolta più volentieri i testimoni che i maestri, o se ascolta i maestri lo fa perché sono dei testimoni”.[32] Perché non nasca un vuoto esistenziale in noi e non sia compromessa l’efficacia del nostro ministero, occorre che ci interroghiamo sempre di nuovo: “Siamo veramente pervasi dalla Parola di Dio? È vero che essa è il nutrimento di cui viviamo, più di quanto lo siano il pane e le cose di questo mondo? La conosciamo davvero? La amiamo? Ci occupiamo interiormente di questa Parola al punto che essa realmente dia un’impronta alla nostra vita e formi il nostro pensiero?”.[33] Come Gesù chiamò i Dodici perché stessero con Lui (cfr Mc 3,14) e solo dopo li mandò a predicare, così anche ai giorni nostri i sacerdoti sono chiamati ad assimilare quel “nuovo stile di vita” che è stato inaugurato dal Signore Gesù ed è stato fatto proprio dagli Apostoli.[34]

    Fu proprio l’adesione senza riserve a questo “nuovo stile di vita” che caratterizzò l’impegno ministeriale del Curato d’Ars. Il Papa Giovanni XXIII nella Lettera enciclica Sacerdotii nostri primordia, pubblicata nel 1959, primo centenario della morte di san Giovanni Maria Vianney, ne presentava la fisionomia ascetica con particolare riferimento al tema dei “tre consigli evangelici”, giudicati necessari anche per i presbiteri: “Se, per raggiungere questa santità di vita, la pratica dei consigli evangelici non è imposta al sacerdote in virtù dello stato clericale, essa si presenta nondimeno a lui, come a tutti i discepoli del Signore, come la via regolare della santificazione cristiana”.[35] Il Curato d’Ars seppe vivere i “consigli evangelici” nelle modalità adatte alla sua condizione di presbitero. La sua povertà, infatti, non fu quella di un religioso o di un monaco, ma quella richiesta ad un prete: pur maneggiando molto denaro (dato che i pellegrini più facoltosi non mancavano di interessarsi alle sue opere di carità), egli sapeva che tutto era donato alla sua chiesa, ai suoi poveri, ai suoi orfanelli, alle ragazze della sua “Providence”,[36] alle sue famiglie più disagiate. Perciò egli “era ricco per dare agli altri ed era molto povero per se stesso”.[37] Spiegava: “Il mio segreto è semplice: dare tutto e non conservare niente”.[38] Quando si trovava con le mani vuote, ai poveri che si rivolgevano a lui diceva contento: “Oggi sono povero come voi, sono uno dei vostri”.[39] Così, alla fine della vita, poté affermare con assoluta serenità: “Non ho più niente. Il buon Dio ora può chiamarmi quando vuole!”.[40] Anche la sua castità era quella richiesta a un prete per il suo ministero. Si può dire che era la castità conveniente a chi deve toccare abitualmente l’Eucaristia e abitualmente la guarda con tutto il trasporto del cuore e con lo stesso trasporto la dona ai suoi fedeli. Dicevano di lui che “la castità brillava nel suo sguardo”, e i fedeli se ne accorgevano quando egli si volgeva a guardare il tabernacolo con gli occhi di un innamorato.[41] Anche l’obbedienza di san Giovanni Maria Vianney fu tutta incarnata nella sofferta adesione alle quotidiane esigenze del suo ministero. È noto quanto egli fosse tormentato dal pensiero della propria inadeguatezza al ministero parrocchiale e dal desiderio di fuggire “a piangere la sua povera vita, in solitudine”.[42] Solo l’obbedienza e la passione per le anime riuscivano a convincerlo a restare al suo posto. A se stesso e ai suoi fedeli spiegava: “Non ci sono due maniere buone di servire Dio. Ce n’è una sola: servirlo come lui vuole essere servito”.[43] La regola d’oro per una vita obbediente gli sembrava questa: “Fare solo ciò che può essere offerto al buon Dio”.[44]

    Nel contesto della spiritualità alimentata dalla pratica dei consigli evangelici, mi è caro rivolgere ai sacerdoti, in quest’Anno a loro dedicato, un particolare invito a saper cogliere la nuova primavera che lo Spirito sta suscitando ai giorni nostri nella Chiesa, non per ultimo attraverso i Movimenti ecclesiali e le nuove Comunità. “Lo Spirito nei suoi doni è multiforme… Egli soffia dove vuole. Lo fa in modo inaspettato, in luoghi inaspettati  e in forme prima non immaginate… ma ci dimostra anche che Egli opera in vista dell’unico Corpo e nell’unità dell’unico Corpo”.[45] A questo proposito, vale l’indicazione del Decreto Presbyterorum ordinis: “Sapendo discernere quali spiriti abbiano origine da Dio, (i presbiteri) devono scoprire con senso di fede i carismi, sia umili che eccelsi, che sotto molteplici forme sono concessi ai laici, devono ammetterli con gioia e fomentarli con diligenza”.[46] Tali doni che spingono non pochi a una vita spirituale più elevata, possono giovare non solo per i fedeli laici ma per gli stessi ministri. Dalla comunione tra ministri ordinati e carismi, infatti, può scaturire “un valido impulso per un rinnovato impegno della Chiesa nell’annuncio e nella testimonianza del Vangelo della speranza e della carità in ogni angolo del mondo”.[47] Vorrei inoltre aggiungere, sulla scorta dell’Esortazione apostolica Pastores dabo vobis del Papa Giovanni Paolo II, che il ministero ordinato ha una radicale ‘forma comunitaria’ e può essere assolto solo nella comunione dei presbiteri con il loro Vescovo.[48] Occorre che questa comunione fra i sacerdoti e col proprio Vescovo, basata sul sacramento dell’Ordine e manifestata nella concelebrazione eucaristica, si traduca nelle diverse forme concrete di una fraternità sacerdotale effettiva ed affettiva.[49] Solo così i sacerdoti sapranno vivere in pienezza il dono del celibato e saranno capaci di far fiorire comunità cristiane nelle quali si ripetano i prodigi della prima predicazione del Vangelo.

    L’Anno Paolino che volge al termine orienta il nostro pensiero anche verso l’Apostolo delle genti, nel quale rifulge davanti ai nostri occhi uno splendido modello di sacerdote, totalmente “donato” al suo ministero. “L’amore del Cristo ci possiede – egli scriveva – e noi sappiamo bene che uno è morto per tutti, dunque tutti sono morti” (2 Cor 5,14). Ed aggiungeva: “Egli è morto per tutti, perché quelli che vivono non vivano più per se stessi, ma per colui che è morto e risorto per loro” (2 Cor. 5,15). Quale programma migliore potrebbe essere proposto ad un sacerdote impegnato ad avanzare sulla strada delle perfezione cristiana?

    Cari sacerdoti, la celebrazione del 150.mo anniversario della morte di san Giovanni Maria Vianney (1859) segue immediatamente le celebrazioni appena concluse del 150.mo anniversario delle apparizioni di Lourdes (1858). Già nel 1959 il beato Papa Giovanni XXIII aveva osservato: “Poco prima che il Curato d'Ars concludesse la sua lunga carriera piena di meriti, la Vergine Immacolata era apparsa, in un’altra regione di Francia, ad una fanciulla umile e pura, per trasmetterle un messaggio di preghiera e di penitenza, di cui è ben nota, da un secolo, l'immensa risonanza spirituale. In realtà la vita del santo sacerdote, di cui celebriamo il ricordo, era in anticipo un’illustrazione vivente delle grandi verità soprannaturali insegnate alla veggente di Massabielle. Egli stesso aveva per l'Immacolata Concezione della Santissima Vergine una vivissima devozione, lui che nel 1836 aveva consacrato la sua parrocchia a Maria concepita senza peccato, e doveva accogliere con tanta fede e gioia la definizione dogmatica del 1854”.[50] Il Santo Curato ricordava sempre ai suoi fedeli che “Gesù Cristo dopo averci dato tutto quello che ci poteva dare, vuole ancora farci eredi di quanto egli ha di più prezioso, vale a dire della sua Santa Madre”.[51]

    Alla Vergine Santissima affido questo Anno Sacerdotale, chiedendole di suscitare nell’animo di ogni presbitero un generoso rilancio di quegli ideali di totale donazione a Cristo ed alla Chiesa che ispirarono il pensiero e l’azione del Santo Curato d’Ars. Con la sua fervente vita di preghiera e il suo appassionato amore a Gesù crocifisso Giovanni Maria Vianney alimentò la sua quotidiana donazione senza riserve a Dio e alla Chiesa. Possa il suo esempio suscitare nei sacerdoti quella testimonianza di unità con il Vescovo, tra loro e con i laici che è, oggi come sempre, tanto necessaria. Nonostante il male che vi è nel mondo, risuona sempre attuale la parola di Cristo ai suoi Apostoli nel Cenacolo: “Nel mondo avrete tribolazioni, ma abbiate coraggio: io ho vinto il mondo” (Gv 16,33). La fede nel Maestro divino ci dà la forza per guardare con fiducia al futuro. Cari sacerdoti, Cristo conta su di voi. Sull’esempio del Santo Curato d’Ars, lasciatevi conquistare da Lui e sarete anche voi, nel mondo di oggi, messaggeri di speranza, di riconciliazione, di pace!

    Con la mia benedizione.

    Dal Vaticano, 16 giugno 2009
     

    BENEDICTUS PP. XVI

     

     

  • Letture, Omelia e Liturgia

    >> sabato 4 luglio 2009

    PRIMA LETTURA
    Ez 2,2-5
    Dal libro del profeta Ezechiele
    In quei giorni, uno spirito entrò in me, mi fece alzare in piedi e io ascoltai colui che mi parlava.Mi disse: «Figlio dell’uomo, io ti mando ai figli d’Israele, a una razza di ribelli, che si sono rivoltati contro di me. Essi e i loro padri si sono sollevati contro di me fino ad oggi. Quelli ai quali ti mando sono figli testardi e dal cuore indurito. Tu dirai loro: “Dice il Signore Dio”. Ascoltino o non ascoltino – dal momento che sono una genìa di ribelli –, sapranno almeno che un profeta si trova in mezzo a loro».
    SALMO RESPONSORIALE
    dal sal 122
    I nostri occhi sono rivolti al Signore
    A te alzo i miei occhi,a te che siedi nei cieli.Ecco, come gli occhi dei servialla mano dei loro padroni.Come gli occhi di una schiavaalla mano della sua padrona,così i nostri occhi al Signore nostro Dio,finché abbia pietà di noi.Pietà di noi, Signore, pietà di noi,siamo già troppo sazi di disprezzo,troppo sazi noi siamo dello scherno dei gaudenti,del disprezzo dei superbi.
    SECONDA LETTURA
    2Cor 12,7-10
    Dalla seconda lettera di san Paolo apostolo ai Corinzi
    Fratelli, affinché io non monti in superbia, è stata data alla mia carne una spina, un inviato di Satana per percuotermi, perché io non monti in superbia. A causa di questo per tre volte ho pregato il Signore che l’allontanasse da me. Ed egli mi ha detto: «Ti basta la mia grazia; la forza infatti si manifesta pienamente nella debolezza». Mi vanterò quindi ben volentieri delle mie debolezze, perché dimori in me la potenza di Cristo. Perciò mi compiaccio nelle mie debolezze, negli oltraggi, nelle difficoltà, nelle persecuzioni, nelle angosce sofferte per Cristo: infatti quando sono debole, è allora che sono forte.
    CANTO AL VANGELO
    Lc 4,18
    Alleluia, alleluia.Lo Spirito del Signore è sopra di me: mi ha mandato a portare ai poveri il lieto annuncio.Alleluia.
    VANGELO
    Mc 6,1-6
    Dal vangelo secondo Marco
    In quel tempo, Gesù venne nella sua patria e i suoi discepoli lo seguirono. Giunto il sabato, si mise a insegnare nella sinagoga. E molti, ascoltando, rimanevano stupiti e dicevano: «Da dove gli vengono queste cose? E che sapienza è quella che gli è stata data? E i prodigi come quelli compiuti dalle sue mani? Non è costui il falegname, il figlio di Maria, il fratello di Giacomo, di Ioses, di Giuda e di Simone? E le sue sorelle, non stanno qui da noi?». Ed era per loro motivo di scandalo. Ma Gesù disse loro: «Un profeta non è disprezzato se non nella sua patria, tra i suoi parenti e in casa sua». E lì non poteva compiere nessun prodigio, ma solo impose le mani a pochi malati e li guarì. E si meravigliava della loro incredulità.Gesù percorreva i villaggi d’intorno, insegnando.
    OMELIA
    COMMENTO ALLE LETTURE
    Introduzione. Compito del cristiano, è quello di essere un profeta, che pur nella sua debolezza, manifesta la potenza travolgente dell’azione di Dio.
    Chi è il profeta?
    Nell’ottica del mondo: è un personaggio, che, a prima vista suscita meraviglia e ammirazione, ma poi nel recepirne il messaggio, facilmente diventa oggetto di disprezzo e spesso anche di rifiuto.
    Riflessione.Il profeta dunque nella considerazione dell’opinione pubblica è un personaggio scomodo, perché annuncia con la parola e più ancora con la vita, (ricorda Charles de Foucauld, Don Andrea Santoro e altri), non l’effimero del quotidiano, ma il necessario del futuro stesso dell’uomo.Anche gli antichi percepivano già le difficoltà di questo spinoso problema. Infatti il famoso legislatore greco Solone (VII sec. a.C.) riconosceva, che: Perciò, quando il profeta, a nome di Cristo, propone la strada faticosa della Croce, come si può pretendere che questa possa piacere a tutti?
    Nell’ottica di Dio invece: il profeta, dall’autore della lettera agli Ebrei, viene inquadrato in questi termini: (Eb.5 , 1-2).
    Il profeta dunque risulta essere un personaggio:
    Scelto dall’Alto, sia come ministro, sia come battezzato.
    Costituito per il bene degli uomini.
    Vicino alle miserie umane, che può capire e risanare nel nome di Dio, essendo egli stesso rivestito di debolezza.
    Riflessione.Il profeta dunque, nell’ottica di Dio, è colui che nel nome di Cristo, bussa alla porta della nostra libertà e aspetta da noi una risposta gioiosa di adesione. Pertanto, il profeta sia come apostolo, sia come battezzato, nella misura che soffre infermità, incomprensioni e persecuzioni, manifesta al mondo più visibilmente la potenza dell’azione travolgente di Dio. Infatti nella seconda lettura S. Paolo di questa potenza dell’azione di Dio è talmente convinto da fargli dire: “Mi compiaccio nelle mie infermità, negli oltraggi, nelle necessità, nelle persecuzioni, nelle angosce sofferte per Cristo … (perché) il Signore mi ha detto: ” (2 Cor. 12,7-10).
    Il rischio del profeta: quello di non essere creduto e perciò rifiutato. Dice infatti S. Marco: “ Gesù disse loro: (Mc. 6,4; 3ª lettura).
    Il profeta vero, facilmente dunque va a cozzare contro l’incredulità:
    della sua patria
    dei suoi amici
    dei suoi parenti
    i quali si rendono incapaci di accogliere la manifestazione di Dio nel quotidiano e nelle situazioni più semplici.Riflessione.L’incredulità dei nazareni perdura purtroppo ancora nel mondo moderno. Un esempio tra i tanti è la clamorosa guarigione prodigiosa della signora Marie Lebranchu, malata terminale di tisi, risanata nell’agosto del 1892 a Lourdes, sotto gli occhi di Emilio Zolà che ebbe il coraggio di affermare l’evento, come una guarigione apparente, frutto di “esaltazione isterica”. Dimostrazione lampante questa di chi come tanti oggi non vogliono credere, rimanendo ostinatamente nella loro cecità anche se vedessero risuscitare un morto davanti a loro.
    Il campo operativo del profeta:
    “ Figlio dell’uomo, Io ti mando agli Israeliti, a un popolo di ribelli, che si sono rivoltati contro di Me … Quelli ai quali Io ti mando, sono figli testardi e dal cuore indurito … sappiano almeno, che un profeta si trova in mezzo a loro” (1ª lettura; Ez. 2,2-4).Il profeta, dunque sa di avere a che fare con gente:
    ribelle a Dio = ateismo come rifiuto teorico e pratico di Dio
    sorda ai richiami di Dio, cioè testarda nell’ignorarli o nel ritenerli indifferenti
    dura di cuore, perché incallita nell’errore, come deviazione cosciente dell’intelletto, o nel peccato, come deviazione della volontà negli acquitrini dell’immoralità.
    incapace di riconoscerlo e considerarlo un vero portavoce credibile di Dio.
    Riflessione.Il profeta dunque, ha l’ingrato compito di operare il più delle volte, in campi a lui avversi o indifferenti. Ma mentre per chi lo ascolta scatta la salvezza, coloro invece, che lo combattono o lo ignorano, non avranno una sorte invidiabile. A costoro infatti, con una lucidità profetica, che rispecchia il nostro tempo, il profeta Isaia si riferisce, quando afferma: “Tu, o Signore hai rigettato il tuo popolo, la casa di Giacobbe, perché rigurgitano di maghi orientali e di indovini … agli stranieri battono le mani. Il paese del tuo popolo è pieno di argento e oro; senza fine sono i suoi tesori … Il paese è pieno di idoli, adorano l’opera delle proprie mani (con la liturgia dell’efficientismo tecnologico e l’idolatria della ragione e della scienza) … Perciò l’uomo sarà umiliato, il mortale sarà abbassato … poiché ci sarà un giorno del Signore degli eserciti, contro ogni superbo e altero … sarà piegato l’orgoglio degli uomini, sarà abbassata l’alterigia umana.In quel giorno sarà esaltato il Signore, Lui solo e gli idoli spariranno del tutto “ (Is. 2,6-22), mentre il profeta Amos conclude con l’amara constatazione, secondo cui: “Cesserà l’orgia dei buontemponi” (Amos 6, 1-7).Qualcuno potrebbe dire: , ma, a pensarci bene, fa riflettere!
    Conclusione.Il compito del profeta dunque, da un punto di vista umano, è quanto mai ingrato, ma allo stesso tempo, se visto nell’ottica di Dio, è esaltante, dal momento che, egli sa di scendere tra un mondo ostile, o indifferente aggrappato ai propri idoli, ma solo per agganciarlo alla luce e all’amore vero del Dio, che salva.
    LITURGIA
    INTRODUZIONE
    Il mondo d’oggi pullula di una miriade di “profeti”, di gente cioè, che si spaccia portatrice solo di salvezze umane illusorie.Il vero profeta invece, la liturgia odierna, ce lo indica come portavoce di Dio, che, propone a tutta l’umanità la vera salvezza, quella, che, non potrà mai deludere nessuno.
    PREGHIERA DEI FEDELI
    Fratelli! Per ascoltare nel nostro mondo, tra i tanti profeti, solo quelli veri, chiediamo allo Spirito Santo il giusto discernimento per riconoscerli:Preghiamo, dicendo: Ascoltaci, Signore!
    * Per il Papa Benedetto XVI, perché il mondo lo riconosca come il vero profeta di Cristo, nell’essere suo portavoce di salvezza per tutti: preghiamo.
    * Per tutti noi credenti in Cristo Salvatore, perché memori del nostro Battesimo, possiamo essere sempre “profeti”: gioiosi, coerenti e credibili: preghiamo.
    * Per quanti stentano a riconoscere e ad accettare il messaggio di salvezza, che Dio ha affidato ai suoi profeti: preghiamo.
    * Per i responsabili delle nazioni, perché non ostacolino, ma anzi facilitino la missione profetica della Chiesa tra i loro popoli: preghiamo.
    * Per tutte le vittime delle guerre, dell’odio, della violenza, della criminalità e delle ingiustizie, perché scoprano in Cristo Gesù l’unico vero profeta di salvezza e di speranza: preghiamo.
    O Signore, sappiamo bene, che nel nostro mondo scristianizzato d’oggi, non è facile essere tuoi profeti. Ma Tu, che con la tua Risurrezione ti sei fatto per tutti portatore di vita, fa che anche noi, imitando Te, possiamo donare a chiunque, anche una piccola luce di speranza e di salvezza, Tu che vivi e regni per tutti i secoli dei secoli. Amen.
    PER LA MEDITAZIONE
    Dopo la comunione
    Ti ringraziamo, Signore, per questa Eucaristia, che anche oggi ci hai donato. La potenza da essa scaturita, ci dia la forza tra tutti coloro, che incontriamo ogni giorno, di essere sempre profeti all’altezza del nostro compito e ostinati portatori di speranza e di un futuro migliore.Amen

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    Messalino

    >> venerdì 3 luglio 2009

    sabato della 13ª settimana
    antifona d’ingresso Sal 46,2
    Popoli tutti, battete le mani, acclamate a Dio con voci di gioia.
    colletta
    O Dio, che ci hai reso figli della luce con il tuo Spirito di adozione, fa’ che non ricadiamo nelle tenebre dell’errore, ma restiamo sempre luminosi nello splendore della verità. Per il nostro Signore Gesù Cristo…
    oppure
    O Padre, che nel mistero del tuo Figlio povero e crocifisso hai voluto arricchirci di ogni bene, fa’ che non temiamo la povertà e la croce, per portare ai nostri fratelli il lieto annunzio della vita nuova. Per il nostro Signore Gesù Cristo…
    prima lettura Gn 27,1-5.15-29
    Giacobbe erede della promessa — L’astuzia di una madre a favore del proprio figlio prediletto serve misteriosamente all’attuazione del disegno di Dio: contrariamente alle consuetudini umane, il figlio minore riceve la benedizione paterna. La libertà di Dio è sovrana, e le sue scelte sono sempre gratuite.
    Dal libro della Genesi
    1 Isacco era vecchio e gli occhi gli si erano così indeboliti che non ci vedeva più. Chiamò il figlio maggiore, Esaù, e gli disse: «Figlio mio». Gli rispose: «Eccomi». 2 Riprese: «Vedi, io sono vecchio e ignoro il giorno della mia morte. 3 Ebbene, prendi le tue armi, la tua faretra e il tuo arco, esci in campagna e prendi per me della selvaggina. 4 Poi preparami un piatto di mio gusto e portami da mangiare, perché io ti benedica prima di morire».
    5 Ora Rebecca ascoltava, mentre Isacco parlava al figlio Esaù. Andò dunque Esaù in campagna a caccia di selvaggina da portare a casa.
    15 Ma Rebecca prese i vestiti migliori del suo figlio maggiore, Esaù, che erano in casa presso di lei, e li fece indossare al figlio minore, Giacobbe; 16 con le pelli dei capretti rivestì le sue braccia e la parte liscia del collo. 17 Poi mise in mano al suo figlio Giacobbe il piatto e il pane che aveva preparato.
    18 Così egli venne dal padre e disse: «Padre mio». Rispose: «Eccomi; chi sei tu, figlio mio?». 19 Giacobbe rispose al padre: «lo sono Esaù, il tuo primogenito. Ho fatto come tu mi hai ordinato. Alzati dunque, siediti e mangia la mia selvaggina, perché tu mi benedica». 20 Isacco disse al figlio: «Come hai fatto presto a trovarla, figlio mio!». Rispose: «Il Signore me l’ha fatta capitare davanti». 21 Ma Isacco gli disse: «Avvicinati e lascia che ti palpi, figlio mio, per sapere se tu sei proprio il mio figlio Esaù o no».
    22 Giacobbe si avvicinò ad Isacco suo padre, il quale lo tastò e disse: «La voce è la voce di Giacobbe, ma le braccia sono le braccia di Esaù». 23 Così non lo riconobbe, perché le sue braccia erano pelose come le braccia di suo fratello Esaù, e perciò lo benedisse. 24 Gli disse ancora: «Tu sei proprio il mio figlio Esaù?». Rispose: «Lo sono». 25 Allora disse: «Porgimi da mangiare della selvaggina del mio figlio, perché io ti benedica». Gliene servì ed egli mangiò, gli portò il vino ed egli bevve. 26 Poi suo padre Isacco gli disse: «Avvicinati e baciami, figlio mio!». 27 Gli si avvicinò e lo baciò. Isacco aspirò l’odore degli abiti di lui e lo benedisse:
    «Ecco l’odore del mio figlio come l’odore di un campo che il Signore ha benedetto. 28 Dio ti conceda rugiada del cielo e terre grasse e abbondanza di frumento e di mosto. 29 Ti servano i popoli e si prostrino davanti a te le genti. Sii il signore dei tuoi fratelli e si prostrino davanti a te i figli di tua madre. Chi ti maledice sia maledetto e chi ti benedice sia benedetto!». - Parola di Dio.
    salmo responsoriale 134, 1-2; 3-4; 5-6
    Rit. Beato il popolo che hai scelto per te, Signore.
    1 Lodate il nome del Signore, lodatelo, servi del Signore, 2 voi che state nella casa del Signore, negli atri della casa del nostro Dio.
    3 Lodate il Signore: il Signore è buono; cantate inni al suo nome, perché è amabile. 4 Il Signore si è scelto Giacobbe, Israele come suo possesso.
    5 lo so che grande è il Signore, il nostro Dio sopra tutti gli dèi. 6 Tutto ciò che vuole, il Signore lo compie in cielo e sulla terra, nei mari e in tutti gli abissi.
    canto al Vangelo
    Alleluia, alleluia Apri, Signore, il nostro cuore e comprenderemo le parole del Figlio tuo.
    Vangelo Mt 9,14-17
    La novità del Vangelo — Nell’antico testamento, il digiuno è una delle espressioni dell’attesa degli uomini che vivono nell’umiltà e ripongono in Dio solo la propria speranza. La presenza di Gesù pone fine all’attesa dell’umanità, che egli unisce a sé e conduce alla salvezza. Questo dono rinnova ogni cosa, e conferisce un diverso significato anche alle pratiche ascetiche ispirate da motivi religiosi.
    Dal Vangelo secondo Matteo
    In quel tempo, 14 si accostarono a Gesù i discepoli di Giovanni e gli dissero: «Perché, mentre noi e i farisei digiuniamo, i tuoi discepoli non digiunano?».
    15 E Gesù disse loro: «Possono forse gli invitati a nozze essere in lutto mentre lo sposo è con loro? Verranno però i giorni quando lo sposo sarà loro tolto e allora digiuneranno.
    16 Nessuno mette un pezzo di stoffa grezza su un vestito vecchio, perché il rattoppo squarcia il vestito e si fa uno strappo peggiore. 17 Né si mette vino nuovo in otri vecchi, altrimenti si rompono gli otri e il vino si versa e gli otri vanno perduti. Ma si mette vino nuovo in otri nuovi, e così l’uno e gli altri si conservano». - Parola del Signore.
    preghiera evangelica
    Signore Gesù, sposo della chiesa, dona ai tuoi amici qualche segno della tua presenza. E quando sembri lontano, aiutaci a digiunare con coraggio per ravvivare in noi il desiderio del tuo ritorno. Tu che sei la nostra gioia nei secoli dei secoli.
    preghiera sulle offerte
    O Dio, che per mezzo dei segni sacramentali compi l’opera della redenzione, fa’ che il nostro servizio sacerdotale sia degno del sacrificio che celebriamo. Per Cristo nostro Signore.
    antifona alla comunione Sal 102,1
    Anima mia, benedici il Signore: tutto il mio essere benedica il suo santo nome
    oppure Gv 17,20,21
    «Padre, prego per loro, perché siano in noi una cosa sola, e il mondo creda che tu mi hai mandato», dice il Signore.
    oppure Mc 5,41-42
    «lo ti dico, alzati!», disse il Signore. E subito la fanciulla si alzò e si mise a camminare
    preghiera dopo la comunione
    La divina eucaristia, che abbiamo offerto e ricevuto, Signore, sia per noi principio di vita nuova, perché, uniti a te nell’amore, portiamo frutti che rimangano per sempre. Per Cristo nostro Signore.
    orientamenti per la riflessione
    Possono essere in lutto mentre lo sposo è con loro? (Mt 9,15)
    Perdonami se mi sento così sola, mentre tu sei con me (M.-C. Pichaud).

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    Messalino

    >> giovedì 2 luglio 2009

    3 luglio
    san Tommaso apostolo
    festa
    I sinottici si limitano a ricordare il nome di Tommaso nella lista dei Dodici, accanto a quello di Matteo. Grazie al quarto Vangelo conosciamo il suo soprannome, Didimo (cibò «il gemello»), e il suo carattere di uomo lucido e realista. Tommaso non si fa illusioni sulla sorte che attende il suo maestro a Gerusalemme: «Andiamo anche noi a morire con lui!» (Gv 11,16). Leale nella sua ricerca della verità, non esita a manifestare la sua ignoranza o il suo dubbio. «Signore, non sappiamo dove vai e come possiamo conoscere la via?», dice a Gesù, provocando la famosa risposta: «lo sono la via…» (Gv 14,5-6). Quando i discepoli, in sua assenza, vedono il Signore risorto, egli non si accontenta della loro testimonianza. Per credere, ha bisogno di un segno che gli provi che il risorto è lo stesso uomo che ha visto sulla croce. Ma quando Gesù gli dà questo segno, esprime la sua fede con una pienezza insuperabile: «Mio Signore e mio Dio!» (Gv 20,28). La testimonianza di uno spirito così esigente non può che essere degna di fede.
    antifona d’ingresso Sal 117,28
    Tu sei il mio Dio, a te innalzo la lode;tu sei il mio Dio, elèvo inni al tuo nome;do gloria a te che mi hai salvato.
    colletta
    Esulti la tua Chiesa, o Dio, nostro Padre, nella festa dell’apostolo Tommaso; per la sua intercessione si accresca la nostra fede, perché credendo abbiamo vita nel nome del Cristo, che fu da lui riconosciuto suo Signore e suo Dio. Egli vive e regna…
    prima lettura Ef 2,19-22
    Siamo edificati sopra il fondamento degli apostoli.
    Dalla lettera di Paolo apostolo agli Efesini
    Fratelli, 19 voi non siete più stranieri né ospiti, ma siete concittadini dei santi e familiari di Dio, 20 edificati sopra il fondamento degli apostoli e dei profeti, e avendo come pietra angolare lo stesso Cristo Gesù. 21 In lui ogni costruzione cresce ben ordinata per essere tempio santo nel Signore; 22 in lui anche voi insieme con gli altri venite edificati per diventare dimora di Dio per mezzo dello Spirito. - Parola di Dio.
    salmo responsoriale 116, 1; 2
    Rit. Chi crede nel Signore vedrà la sua salvezza.
    1 Lodate il Signore, popoli tutti, voi tutte, nazioni, dategli gloria.
    2 Forte è il suo amore per noi e la fedeltà del Signore dura in eterno.
    canto al Vangelo Gv 20,29
    Alleluia, alleluia
    Perché mi hai veduto, Tommaso, tu hai creduto;beati quelli che, pur non avendo visto, crederanno.
    vangelo Gv 20,24-29
    La professione di fede di Tommaso.
    Dal Vangelo secondo Giovanni
    Tommaso, uno dei Dodici, chiamato Dìdimo, non era con loro quando venne Gesù. 25 Gli dissero allora gli altri discepoli: «Abbiamo visto il Signore!». Ma egli disse loro: «Se non vedo nelle sue mani il segno dei chiodi e non metto il dito nel posto dei chiodi e non metto la mia mano nel suo costato, non crederò». 26 Otto giorni dopo i discepoli erano di nuovo in casa e c’era con loro anche Tommaso. Venne Gesù, a porte chiuse, si fermò in mezzo a loro e disse: «Pace a voi!». 27 Poi disse a Tommaso: «Metti qua il tuo dito e guarda le mie mani; stendi la tua mano, e méttila nel mio costato; e non essere più incredulo ma credente!».
    28 Rispose Tommaso: «Mio Signore e mio Dio!». 29 Gesù gli disse: «Perché mi hai veduto, hai creduto: beati quelli che pur non avendo visto crederanno!». - Parola del Signore.
    preghiera sulle offerte
    Accetta, Signore, l’offerta del nostro servizio sacerdotale nel glorioso ricordo di san Tommaso apostolo, e custodisci in noi i doni della tua redenzione. Per Cristo nostro Signore.
    Prefazio degli apostoli
    antifona alla comunione cf. Gv 20,27
    «Accosta la tua mano, tocca le cicatrici dei chiodi,e non essere incredulo, ma credente».
    preghiera dopo la comunione
    O Padre, che ci hai nutriti del corpo e sangue del tuo Figlio, fa’ che insieme all’apostolo Tommaso riconosciamo nel Cristo il nostro Signore e il nostro Dio, e testimoniamo con la vita la fede che professiamo. Per Cristo nostro Signore.

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    Messalino

    >> mercoledì 1 luglio 2009

    giovedì della 13ª settimana
    antifona d’ingresso Sal 46,2
    Popoli tutti, battete le mani, acclamate a Dio con voci di gioia.
    colletta
    O Dio, che ci hai reso figli della luce con il tuo Spirito di adozione, fa’ che non ricadiamo nelle tenebre dell’errore, ma restiamo sempre luminosi nello splendore della verità. Per il nostro Signore Gesù Cristo…
    oppure
    O Padre, che nel mistero del tuo Figlio povero e crocifisso hai voluto arricchirci di ogni bene, fa’ che non temiamo la povertà e la croce, per portare ai nostri fratelli il lieto annunzio della vita nuova. Per il nostro Signore Gesù Cristo…
    prima lettura Gn 22,1-19
    La prova suprema — Secondo il costume religioso del suo tempo, Abramo crede di essere obbligato a immolare il figlio primogenito che ha avuto da Sara. Ma Dio non gradisce i sacrifici umani, anzi, decisamente li condanna; ciò che egli gradisce, è la fiducia profonda dell’uomo nella sua fedeltà.
    Dal libro della Genesi
    In quei giorni, 1 Dio mise alla prova Abramo e gli disse: «Abramo, Abramo!». Rispose: «Eccomi!». 2 Riprese: «Prendi tuo figlio, il tuo unico figlio che ami, Isacco, va’ nel territorio di Moria e offrilo in olocausto su di un monte che io ti indicherò».
    3 Abramo si alzò di buon mattino, sellò l’asino, prese con sé due servi e il figlio Isacco, spaccò la legna per l’olocausto e si mise in viaggio verso il luogo che Dio gli aveva indicato. 4 Il terzo giorno Abramo alzò gli occhi e da lontano vide quel luogo. 5 Allora Abramo disse ai suoi servi: «Fermatevi qui con l’asino; io e il ragazzo andremo fin lassù, ci prostreremo e poi ritorneremo da voi».
    6 Abramo prese la legna dell’olocausto e la caricò sul figlio Isacco, prese in mano il fuoco e il coltello, poi proseguirono tutt’e due insieme.
    7 Isacco si rivolse al padre Abramo e disse: «Padre mio!». Rispose: «Eccomi, figlio mio». Riprese: «Ecco qui il fuoco e la legna, ma dov’è l’agnello per l’olocausto?». 8 Abramo rispose: «Dio stesso provvederà l’agnello per l’olocausto, figlio mio!». Proseguirono tutt’e due insieme; 9 così arrivarono al luogo che Dio gli aveva indicato; qui Abramo costruì l’altare, collocò la legna, legò il figlio Isacco e lo depose sull’altare, sopra la legna. 10 Poi Abramo stese la mano e prese il coltello per immolare suo figlio. 11 Ma l’angelo del Signore lo chiamò dal cielo e gli disse: «Abramo, Abramo!». 12 Rispose: «Eccomi!».
    L’angelo disse: «Non stendere la mano contro il ragazzo e non fargli alcun male! Ora so che tu temi Dio e non mi hai rifiutato tuo figlio, il tuo unico figlio».
    13 Allora Abramo alzò gli occhi e vide un ariete impigliato con le corna in un cespuglio. Abramo andò a prendere l’ariete e lo offrì in olocausto invece del figlio. 14 Abramo chiamò quel luogo: «Il Signore provvede», perciò oggi si dice: «Sul monte il Signore provvede». 15 Poi l’angelo del Signore chiamò dal cielo Abramo per la seconda volta 16 e disse: «Giuro per me stesso, oracolo del Signore: perché tu hai fatto questo e non mi hai rifiutato tuo figlio, il tuo unico figlio, 17 io ti benedirò con ogni benedizione e renderò molto numerosa la tua discendenza, come le stelle del cielo e come la sabbia che è sul lido del mare; la tua discendenza si impadronirà delle città dei nemici. 18 Saranno benedette per la tua discendenza tutte le nazioni della terra, perché tu hai obbedito alla mia voce». 19 Poi Abramo tornò dai suoi servi; insieme si misero in cammino verso Bersabea e Abramo abitò a Bersabea. - Parola di Dio.
    salmo responsoriale 114, 1-2; 3-4; 5-6; 8-9
    Rit. Ti esalto, o Signore, perché mi hai salvato.
    1 Amo il Signore perché ascolta il grido della mia preghiera. 2 Verso di me ha teso l’orecchio nel giorno in cui lo invocavo.
    3 Mi stringevano funi di morte, ero preso nei lacci degli inferi. Mi opprimevano tristezza e angoscia 4 e ho invocato il nome del Signore: «Ti prego, Signore, salvami».
    5 Buono e giusto è il Signore, il nostro Dio è Misericordioso. 6 Il Signore protegge gli umili: ero misero ed egli mi ha salvato.
    8 Egli mi ha sottratto dalla morte, ha liberato i miei occhi dalle lacrime, ha preservato i miei piedi dalla caduta. 9 Camminerò alla presenza del Signore sulla terra dei viventi.
    canto al Vangelo
    Alleluia, alleluia Dio ha riconciliato a sé il mondo in Cristo, affidando a noi la parola della riconciliazione.
    Vangelo Mt 9,1-8
    Il potere del figlio dell’uomo — Dichiarando di essere «il figlio dell’uomo», Gesù afferma la propria umanità, ma si presenta anche come quell’uomo misterioso annunciato da Daniele e dato da Dio come capo al popolo dei santi, per regnare con loro sull’universo (cf. Dn 7,14-27). In quanto figlio dell’uomo, Gesù possiede un potere divino, e lo esercita nei confronti di un paralitico.
    Dal Vangelo secondo Matteo
    In quel tempo, 1 salito su una barca, Gesù passò all’altra riva del lago e giunse nella sua città. 2 Ed ecco, gli portarono un paralitico steso su un letto.
    Gesù, vista la loro fede, disse al paralitico: «Coraggio, figliolo, ti sono rimessi i tuoi peccati».
    3 Allora alcuni scribi cominciarono a pensare: «Costui bestemmia». 4 Ma Gesù, conoscendo i loro pensieri, disse: «Perché mai pensate cose malvagie nel vostro cuore? 5 Che cosa dunque è più facile, dire: Ti sono rimessi i peccati, o dire: Alzati e cammina? 6 Ora, perché sappiate che il Figlio dell’uomo ha il potere in terra di rimettere i peccati: alzati, disse allora al paralitico, prendi il tuo letto e va’ a casa tua».
    7 Ed egli si alzò e andò a casa sua. 8 A quella vista, la folla fu presa da timore e rese gloria a Dio che aveva dato un tale potere agli uomini. - Parola del Signore.
    preghiera evangelica
    Signore Gesù, figlio dell’uomo, il tuo potere è grande sulla terra come in cielo. Liberaci dalle paralisi del corpo e dello spirito; perdonando i nostri peccati, rendici la fiducia in noi stessi e soprattutto in te, che regni con il Padre e con lo Spirito santo nei secoli dei secoli.
    preghiera sulle offerte
    O Dio, che per mezzo dei segni sacramentali compi l’opera della redenzione, fa’ che il nostro servizio sacerdotale sia degno del sacrificio che celebriamo. Per Cristo nostro Signore.
    antifona alla comunione Sal 102,1
    Anima mia, benedici il Signore: tutto il mio essere benedica il suo santo nome
    oppure Gv 17,20,21
    «Padre, prego per loro, perché siano in noi una cosa sola, e il mondo creda che tu mi hai mandato», dice il Signore.
    oppure Mc 5,41-42
    «lo ti dico, alzati!», disse il Signore. E subito la fanciulla si alzò e si mise a camminare
    preghiera dopo la comunione
    La divina eucaristia, che abbiamo offerto e ricevuto, Signore, sia per noi principio di vita nuova, perché, uniti a te nell’amore, portiamo frutti che rimangano per sempre. Per Cristo nostro Signore.
    orientamenti per la riflessione
    Il figlio dell’uomo ha il potere in terra di rimettere peccati (Mt 9,6).
    Ecco ciò che Dio fa: perdona. La prova di questo perdono è il modo in cui Gesù accoglie i peccatori. C’è una corrispondenza tra ciò che Dio fa e ciò che fa Gesù. Se Gesù perdona, è perché sa che cosa Dio attende da lui, sa che cosa Dio ha deciso nel proprio cuore (J. Guillet, Gesù di fronte alla sua vita e alla sua morte).

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    Messalino

    >> martedì 30 giugno 2009

    mercoledì della 13ª settimana
    antifona d’ingresso Sal 46,2
    Popoli tutti, battete le mani, acclamate a Dio con voci di gioia.
    colletta
    O Dio, che ci hai reso figli della luce con il tuo Spirito di adozione, fa’ che non ricadiamo nelle tenebre dell’errore, ma restiamo sempre luminosi nello splendore della verità. Per il nostro Signore Gesù Cristo…
    oppure
    O Padre, che nel mistero del tuo Figlio povero e crocifisso hai voluto arricchirci di ogni bene, fa’ che non temiamo la povertà e la croce, per portare ai nostri fratelli il lieto annunzio della vita nuova. Per il nostro Signore Gesù Cristo…
    prima lettura Gn 21,5.8-20
    Anche Ismaele è figlio di Abramo — A causa di suo padre Abramo, ma anche grazie alla preghiera di sua madre, Ismaele e la sua discendenza sono benedetti da Dio. Coloro che sono estranei all’alleanza non sono per questo maledetti. Dio ama tutti i popoli.
    Dal libro della Genesi
    5 Abramo aveva cento anni, quando gli nacque il figlio Isacco.
    8 Il bambino crebbe e fu svezzato e Abramo fece un grande banchetto quando Isacco fu svezzato.
    9 Ma Sara vide che il figlio di Agar l’egiziana, quello che essa aveva partorito ad Abramo, scherzava con il figlio Isacco. 10 Disse allora ad Abramo: «Scaccia questa schiava e suo figlio, perché il figlio di questa schiava non deve essere erede con mio figlio Isacco». 11 La cosa dispiacque molto ad Abramo per riguardo a suo figlio. 12 Ma Dio disse ad Abramo: «Non ti dispiaccia questo, per il fanciullo e la tua schiava: ascolta la parola di Sara in quanto ti dice, ascolta la sua voce, perché attraverso Isacco da te prenderà nome una stirpe. 13 Ma io farò diventare una grande nazione anche il figlio della schia­va, perché è tua prole».
    14 Abramo si alzò di buon mattino, prese il pane e un otre di acqua e li diede ad Agar, caricandoli sulle sue spalle; le consegnò il fanciullo e la mandò via. Essa se ne andò e si smarrì per il deserto di Bersabea. 15 Tutta l’acqua dell’otre era venuta a mancare. Allora essa depose il fanciullo sotto un cespuglio 16 e andò a sedersi di fronte, alla distanza di un tiro d’arco, perché diceva: «Non voglio veder morire il fanciullo!». Quando gli si fu seduta di fronte, egli alzò la voce e pianse.
    17 Ma Dio udì la voce del fanciullo e un angelo di Dio chiamò Agar dal cielo e le disse: «Che hai, Agar? Non temere, perché Dio ha udito la voce del fanciullo là dove si trova. 18 Alzati, prendi il fanciullo e tienilo per mano, perché io ne farò una grande nazione». 19 Dio le aprì gli occhi ed essa vide un pozzo d’acqua. Allora andò a riempire l’otre e fece bere il fanciullo. 20 E Dio fu con il fanciullo, che crebbe e abitò nel deserto e divenne un tiratore d’arco. - Parola di Dio.
    salmo responsoriale 33, 7-8; 10-11;12-13
    Rit. Salga al tuo volto, Signore, il grido del povero.
    7 Questo povero grida e il Signore lo ascolta, lo libera da tutte le sue angosce. 8 L’angelo del Signore si accampa attorno a quelli che lo temono e li salva.
    10 Temete il Signore, suoi santi, nulla manca a coloro che lo temono. 11 I ricchi impoveriscono e hanno fame, ma chi cerca il Signore non manca di nulla.
    12 Venite, figli, ascoltatemi; v’insegnerò il timore del Signore. 13 C’è qualcuno che desidera la vita e brama lunghi giorni per gustare il bene?
    canto al Vangelo
    Alleluia, alleluia Il Signore mi ha mandato ad annunziare ai poveri il lieto messaggio, a proclamare ai prigionieri la liberazione.
    Vangelo Mt 8,28-34
    La vittoria del Cristo sui demoni — Scacciando i demoni che esercitano la loro influenza malefica su due uomini, Gesù si dimostra Signore di ogni creatura. Il significato del miracolo è chiaro, ma non viene compreso dai pagani, che hanno visto perire il loro branco di porci. Accecati dalla perdita economica, non accolgono la luce rappresentata dalla salvezza dei fratelli, respingono il salvatore.
    Dal Vangelo secondo Matteo
    In quel tempo, 28 essendo Gesù giunto all’altra riva del mare di Tiberiade, nel paese dei Gadareni, due indemoniati, uscendo dai sepolcri, gli vennero incontro; erano tanto furiosi che nessuno poteva più passare per quella strada. 29 Cominciarono a gridare: «Che cosa abbiamo noi in comune con te, Figlio di Dio? Sei venuto qui prima del tempo a tormentarci?».
    30 A qualche distanza da loro c’era una numerosa man­dria di porci a pascolare; 31 e i demoni presero a scongiurarlo dicendo: «Se ci scacci, mandaci in quella mandria».
    32 Egli disse loro: «Andate!». Ed essi, usciti dai corpi degli uomini, entrarono in quelli dei porci: ed ecco tutta la mandria si precipitò dal dirupo nel mare e perì nei flutti. 33 I mandriani allora fuggirono ed entrati in città raccontarono ogni cosa e il fatto degli indemoniati. 34 Tutta la città allora uscì incontro a Gesù e, vistolo, lo pregarono che si allontanasse dal loro territorio. - Parola del Signore.
    preghiera evangelica
    Signore Gesù, tu porti la libertà agli uomini posseduti da ogni genere di male: la ricchezza, la sensualità, la violenza. Ma questa liberazione è scomoda, perché esige un profondo cambiamento. Aiutaci ad accettare le rotture che si impongono a chi vuole seguirti, e anche se ci sembra duro, donaci di non preferire mai le nostre soddisfazioni alla gioia della tua presenza, nella comunione del Padre e dello Spirito santo, nei secoli dei secoli.
    preghiera sulle offerte
    O Dio, che per mezzo dei segni sacramentali compi l’opera della redenzione, fa’ che il nostro servizio sacerdotale sia degno del sacrificio che celebriamo. Per Cristo nostro Signore.
    antifona alla comunione Sal 102,1
    Anima mia, benedici il Signore: tutto il mio essere benedica il suo santo nome
    oppure Gv 17,20,21
    «Padre, prego per loro, perché siano in noi una cosa sola, e il mondo creda che tu mi hai mandato», dice il Signore.
    oppure Mc 5,41-42
    «lo ti dico, alzati!», disse il Signore. E subito la fanciulla si alzò e si mise a camminare
    preghiera dopo la comunione
    La divina eucaristia, che abbiamo offerto e ricevuto, Signore, sia per noi principio di vita nuova, perché, uniti a te nell’amore, portiamo frutti che rimangano per sempre. Per Cristo nostro Signore.
    orientamenti per la riflessione
    Due indemoniati gli vennero incontro (Mt 8,28).
    L’affetto verso certe creature poco attraenti o ripugnanti, che rappresentano anch’esse una chiamata di Dio posta sul nostro cammino, è molto possibile, molto umano, molto sincero, come dimostra l’esperienza. È il sale di tutti i nostri affetti, e attraverso di esso, forse molto più che attraverso tutti i nostri sforzi di preghiera e di azione, noi rendiamo il mondo migliore e più felice (P. Teilhard de Chardin).

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    Messalino

    >> lunedì 29 giugno 2009

    martedì della 13ª settimana
    antifona d’ingresso Sal 46,2
    Popoli tutti, battete le mani, acclamate a Dio con voci di gioia.
    colletta
    O Dio, che ci hai reso figli della luce con il tuo Spirito di adozione, fa’ che non ricadiamo nelle tenebre dell’errore, ma restiamo sempre luminosi nello splendore della verità. Per il nostro Signore Gesù Cristo…
    oppure
    O Padre, che nel mistero del tuo Figlio povero e crocifisso hai voluto arricchirci di ogni bene, fa’ che non temiamo la povertà e la croce, per portare ai nostri fratelli il lieto annunzio della vita nuova. Per il nostro Signore Gesù Cristo…
    prima lettura Gn 19,15-29
    Lot viene salvato a causa di Abramo — Abramo non ha potuto ottenere la salvezza di Sodoma e di Gomorra, ma a causa di lui Dio salva dalla catastrofe suo nipote Lot con la famiglia. Si realizza così la promessa: «Benedirò coloro che ti benediranno».
    Dal libro della Genesi
    In quei giorni, 15 gli angeli fecero premura a Lot dicendo: «Su, prendi tua moglie e le tue figlie che hai qui ed esci per non essere travolto nel castigo della città». 16 Lot indugiava, ma quegli uomini presero per mano lui, sua moglie e le sue due figlie, per un grande atto di misericordia del Signore verso di lui; lo fecero uscire e lo condussero fuori della città.
    17 Dopo averli condotti fuori, uno di loro disse: «Fuggi, per la tua vita. Non guardare indietro e non fermarti dentro la valle: fuggi sulle montagne, per non essere travolto!». 18 Ma Lot gli disse: «No mio Signore! 19 Vedi, il tuo servo ha trovato grazia ai tuoi occhi e tu hai usato una grande misericordia verso di me salvandomi la vita, ma io non riuscirò a fuggire sul monte, senza che la sciagura mi raggiunga e io muoia. 20 Vedi questa città: è abbastanza vicina perché mi possa rifugiare là ed è piccola cosa! Lascia che io fugga lassù — non è una piccola cosa — e così la mia vita sarà salva». 21 Gli rispose: «Ecco, ti ho favorito anche in questo, di non distruggere la città di cui hai parlato. 22 Presto, fuggi là perché io non posso far nulla, finché tu non vi sia arrivato». Perciò quella città si chiamò Zoar.
    23 Il sole spuntava sulla terra e Lot era arrivato a Zoar, 24 quand’ecco il Signore fece piovere dal cielo sopra Sodoma e sopra Gomorra zolfo e fuoco proveniente dal Signore. 25 Distrusse queste città e tutta la valle con tutti gli abitanti delle città e la vegetazione del suolo. 26 Ora la moglie di Lot guardò indietro e divenne una statua di sale.
    27 Abramo andò di buon mattino al luogo dove si era fermato davanti al Signore; 28 contemplò dall’alto Sodoma e Gomorra e tutta la distesa della valle e vide che un fumo saliva dalla terra, come il fumo di una fornace.
    29 Così Dio, quando distrusse le città della valle, si ricordò di Abramo e fece sfuggire Lot alla catastrofe, mentre distruggeva le città nelle quali Lot aveva abitato. - Parola di Dio.
    salmo responsoriale 25, 2-3; 9-10; 11-12
    Rit. Mostraci, Signore, la tua misericordia.
    2 Scrutami, Signore, e mettimi alla prova, raffinami al fuoco il cuore e la mente. 3 La tua bontà è davanti ai miei occhi e nella tua verità dirigo i miei passi.
    9 Non travolgermi insieme ai peccatori, con gli uomini di sangue non perder la mia vita, 10 perché nelle loro mani è la perfidia, la loro destra è piena di regali.
    11 Integro è invece il mio cammino; riscattami e abbi misericordia. 12 il mio piede sta su terra piana, nelle assemblee benedirò il Signore.
    canto al Vangelo
    Alleluia, alleluia Il Signore è il tuo custode, veglia su di te; egli sta alla tua destra: non lascerà vacillare il tuo piede.
    Vangelo Mt 8,23-27
    La fede libera dalla paura — Quando è presente Gesù, non c’è nulla da temere per chi crede che egli è il Signore della creazione. Come un giorno sulla barca dei discepoli, così oggi il Cristo è presente nella sua chiesa. Non dobbiamo dunque aver paura, anche se la vediamo scossa dalla tempesta.
    Dal Vangelo secondo Matteo
    In quel tempo, 23 essendo Gesù salito su una barca, i suoi discepoli lo seguirono. 24 Ed ecco scatenarsi nel mare una tempesta così violenta che la barca era ricoperta dalle onde; ed egli dormiva.
    25 Allora, accostatisi a lui, lo svegliarono dicendo: «Salvaci, Signore, siamo perduti!».
    26 Ed egli disse loro: «Perché avete paura, uomini di poca fede?». Quindi levatosi, sgridò i venti e il mare e si fece una grande bonaccia.
    27 I presenti furono presi da stupore e dicevano: «Chi è mai costui al quale i venti e il mare obbediscono?». - Parola del Signore.
    preghiera evangelica
    Signore Gesù, mentre il mondo è agitato dalla tempesta tu sembri dormire. Salva coloro che stanno per perdersi, e nono­stante la nostra poca fede liberaci dall’angoscia, facendo tornare dentro di noi la serenità e la calma in modo che fin d’ora viviamo in quella pace di cui tu colmerai i nostri cuori nei secoli dei secoli.
    preghiera sulle offerte
    O Dio, che per mezzo dei segni sacramentali compi l’opera della redenzione, fa’ che il nostro servizio sacerdotale sia degno del sacrificio che celebriamo. Per Cristo nostro Signore.
    antifona alla comunione Sal 102,1
    Anima mia, benedici il Signore: tutto il mio essere benedica il suo santo nome
    oppure Gv 17,20,21
    «Padre, prego per loro, perché siano in noi una cosa sola, e il mondo creda che tu mi hai mandato», dice il Signore.
    oppure Mc 5,41-42
    «lo ti dico, alzati!», disse il Signore. E subito la fanciulla si alzò e si mise a camminare
    preghiera dopo la comunione
    La divina eucaristia, che abbiamo offerto e ricevuto, Signore, sia per noi principio di vita nuova, perché, uniti a te nell’amore, portiamo frutti che rimangano per sempre. Per Cristo nostro Signore.
    orientamenti per la riflessione
    Uomini di poca fede! (Mt 8,26)
    La nostra fede, grazie a Dio, non è toccata, e continua a reggersi solidamente. Ma non ci succede troppo spesso di non aver più fede nella nostra fede? (H. de Lubac, Nuovi paradossi).

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    Messalino

    >> domenica 28 giugno 2009

    29 giugno
    santi Pietro e Paolo apostoli
    solennità
    Il più antico «calendario romano» giunto fino a noi risale al 354. Fra le feste che esso elenca si trova, alla data corrispondente al nostro 29 giugno, una celebrazione di s. Pietro sul colle Vaticano e un'altra, di s. Paolo, sulla via Ostiense. Questa doppia celebrazione si è rapidamente diffusa in tutto l'occidente, a cominciare dall'Africa, come testimoniano diversi sermoni di Agostino (354-430). Innumerevoli chiese sono state dedicate ai due apostoli: in Italia, Spagna, Gallia, più tardi, Inghilterra (Canterbury). Città e villaggi hanno preso il nome di s. Pietro, semplicemente perché il monastero benedettino situato nella vicinanze lo aveva scelto come patrono. Nell'«Elenco alfabetico dei comuni di Francia» si trovano attualmente 165 San Pietro e 57 San Paolo.
    La festa del 29 giugno, che associava ovunque i due apostoli, veniva celebrata con una particolare solennità a Roma. Una compilazione di testi liturgici del V e VI secolo, il «Sacramentario leonino», contiene ventotto formulari per la messa di questo giorno! A quel tempo il papa celebrava due volte: nella basilica vaticana, poi in quella della via Ostiense, ma in entrambe in onore dei santi Pietro e Paolo. Nel corso del VII secolo, il 29 giugno è stato riservato a s. Pietro e s. Paolo veniva festeggiato il 30. Il «Messale di Paolo VI» (3 aprile 1969) ha ristabilito l'antica usanza di un'unica celebrazione. Ma esso contiene anche i testi di una messa della vigilia, corrispondenti a quelli della messa che il papa celebrava all'alba del 29, presso la tomba sul colle Vaticano. Data la mancanza di spazio, solo poche persone potevano parteciparvi. La grande riunione della comunità cristiana aveva luogo nella basilica, più tardi nella giornata.
    La celebrazione comune di queste due «colonne» fa prendere coscienza della doppia dimensione della Chiesa, una e cattolica, e della necessità dei due ministeri complementari rappresentati da Pietro e da Paolo. Uno presiede alla carità e all'unità di tutte le comunità; l'altro si preoccupa maggiormente della diffusione del Vangelo in ogni luogo e cultura.
    messa della vigilia
    Pietro e Paolo: i loro incontri a Gerusalemme e ad Antiochia mettono in luce l’ispirazione comune che li anima, anche i loro contrasti. Ma a Roma, dove entrambi riceveranno la palma del martirio, i due apostoli raggiungono l’unione definitiva in quella carità che si sforzano, di promuovere nella Chiesa.
    antifona d’ingresso
    Pietro apostolo e Paolo dottore delle gentihanno insegnato a noi la tua legge, Signore.
    colletta
    Signore, Dio nostro, che nella predicazione dei santi apostoli Pietro e Paolo hai dato alla Chiesa le primizie della fede cristiana, per loro intercessione vieni in nostro aiuto e guidaci nel cammino della salvezza eterna. Per il nostro Signore Gesù Cristo…
    prima lettura At 3,1-10
    Gesù risorto ha comandato agli apostoli di andare nel mondo intero ad annunciare il Vangelo e a continuare la sua missione della guarigione dei malati (Mc 16,15-18). Il primo segno compiuto da Pietro «nel nome di Gesù Cristo, il Nazareno», cioè con la sua potenza, è perfettamente in linea con il comando di Gesù. Soprattutto gesto di carità, esso manifesta anche la venuta del regno di Dio. Lo storpio fin dalla nascita viene «sollevato» da Pietro e messo in grado non solo di camminare, ma anche di entrare nel Tempio a lodare Dio. E questo grazie all'apostolo che è stato il primo ad attestare che Gesù non era rimasto chiuso nel sepolcro.
    Dagli Atti degli apostoli
    1 In quei giorni, Pietro e Giovanni salivano al tempio per la preghiera verso le tre del pomeriggio. 2 Qui di solito veniva portato un uomo, storpio fin dalla nascita e lo ponevano ogni giorno presso la porta del tempio detta «Bella» a chiedere l’elemosina a coloro che entravano nel tempio. 3 Questi, vedendo Pietro e Giovanni che stavano per entrare nel tempio domandò loro l’elemosina. 4 Allora Pietro fissò lo sguardo su di lui insieme a Giovanni e disse: «Guarda verso di noi». 5 Ed egli si volse verso di loro, aspettandosi di ricevere qualche cosa. 6 Ma Pietro gli disse: «Non possiedo né argento né oro, ma quello che ho te lo do: nel nome di Gesù Cristo, il Nazareno, cammina!». 7 E presolo per la mano destra, lo sollevò. Di colpo i suoi piedi e le caviglie si rinvigorirono 8 e balzato in piedi camminava; ed entrò con loro nel tempio cammi­nando, saltando e lodando Dio. 9 Tutto il popolo lo vide camminare e lodare Dio, 10 e riconoscevano che era quello che sedeva a chiedere d’elemosina alla porta Bella del tempio ed erano meravigliati e stupiti per quello che gli era accaduto. - Parola di Dio.
    salmo responsoriale Sal 18, 2-3; 4-5
    Le opere di Dio susciteranno sempre lo stupore e l'azione di grazie dei credenti.
    Rit. La loro voce si è diffusa per tutta la terra.
    2 I cieli narrano la gloria di Dio, e l’opera delle sue mani annunzia il firmamento.3 Il giorno al giorno ne affida il messaggio e la notte alla notte ne trasmette notizia.
    4 Non è linguaggio e non sono parole, di cui non si oda il suono.5 Per tutta la terra si diffonde la loro voce e ai confini del mondo la loro parola.
    seconda lettura Gal 1,11-20
    Gesù risorto si è rivelato direttamente e personalmente a Paolo, il quale tuttavia ha voluto far verificare l'autenticità della sua predicazione anzitutto da Pietro.
    Dalla lettera di san Paolo apostoli ai galati
    Fratelli, 11 vi dichiaro che il Vangelo da me annunziato non è modellato sull’uomo; 12 infatti io non l’ho ricevuto né l’ho imparato da uomini, ma per rivelazione di Gesù Cristo.
    Voi 13 avete certamente sentito parlare della mia condotta di un tempo nel giudaismo, come io perseguitassi fieramente la chiesa di Dio e la devastassi, 14 superando nel giudaismo la maggior parte dei miei coetanei e connazionali, accanito com’ero nel sostenere le tradizioni dei padri.
    15 Ma quando colui che mi scelse fin dal seno di mia madre e mi chiamò con la sua grazia si compiacque 16 di rivelare a me suo Figlio perché lo annunziassi in mezzo ai pagani, subito, senza consultare nessun uomo, 17 senza andare a Gerusalemme da coloro che erano apostoli prima di me, mi recai in Arabia e poi ritornai a Damasco.
    18 In seguito, dopo tre anni andai a Gerusalemme per consultare Cefa, e rimasi presso di lui quindici giorni; 19 degli apostoli non vidi nessun altro, se non Giacomo, il fratello del Signore. 20 In ciò che vi scrivo, io attesto davanti a Dio che non mentisco. - Parola di Dio.
    canto al Vangelo Gv 21,127
    Alleluia, alleluia.Signore, tu sai tutto; tu sai che ti amo.
    Vangelo Gv 21,15-19
    Racconto dell'investitura in certo qual modo ufficiale di Pietro. L'apostolo non ha «meritato» la guida dell'intero gregge a causa del suo amore o del suo maggiore amore per il Cristo. Tuttavia si sottolinea con forza il legame fra l'attaccamento al Signore e l'esercizio della responsabilità della Chiesa. Un giorno Pietro vedrà notevolmente ridotta la sua libertà di movimento. Nell'immagine usata dal Signore, l'evangelista e la tradizione hanno visto un velato annuncio del martirio dell'apostolo.
    Dal Vangelo secondo Giovanni
    15 Dopo che Gesù si fu manifestato ai suoi discepoli ed ebbe mangiato con loro, disse a Simon Pietro: «Simone di Giovanni, mi ami tu più di costoro?». Gli rispose: «Certo, Signore, tu lo sai che ti amo». Gli disse: «Pasci i miei agnelli».
    16 Gli disse di nuovo: «Simone di Giovanni, mi ami?». Gli rispose: «Certo, Signore, tu lo sai che ti amo». Gli disse: «Pasci le mie pecorelle». 17 Gli disse per la terza volta: «Simone di Giovanni, mi ami tu?». Pietro rimase addolorato che per la terza volta gli dicesse: Mi ami?, e gli disse: «Signore, tu sai tutto: tu sai che ti amo». Gli rispose Gesù: «Pasci le mie pecorelle. 18 In verità, in verità ti dico: quando eri più giovane ti cingevi la veste da solo, e andavi dove volevi; ma quando sarai vecchio tenderai le tue mani, e un altro ti cingerà la veste e ti porterà dove tu non vuoi». 19 Questo gli disse per indicare con quale morte egli avrebbe glorificato Dio. E detto questo aggiunse: «Seguimi». - Parola del Signore.
    preghiera sulle offerte
    Accogli, Signore, i doni che portiamo al tuo altare nella festa dei gloriosi apostoli Pietro e Paolo, e alla povertà dei nostri meriti supplisca la grandezza della tua misericordia. Per Cristo nostro Signore.
    Prefazio proprio, come nella messa del giorno, p.
    antifona alla comunione Gv 21,15.17
    «Simone di Giovanni, mi ami tu più di costoro?».«Signore, tu sai tutto, tu sai che ti amo».
    preghiera dopo la comunione
    Sostieni i tuoi fedeli, Signore, con la forza di questi sacramenti e conferma nella verità coloro che hai illuminato con la predicazione degli Apostoli. Per Cristo nostro Signore.
    messa del giorno
    Pietro e Paolo: due colonne della Chiesa, che la liturgia e l’iconografia antica non separano mai. A cominciare da loro, il dialogo fra istituzione e carisma non è sempre pacifico, ma è indispensabile per far progredire la storia.
    antifona d’ingresso
    Sono questi i santi Apostoli che nella vita terrena hanno fecondato con il loro sangue la Chiesa: hanno bevuto il calice del Signore, e sono diventati gli amici di Dio.
    colletta
    O Dio, che ci allieti con la solenne celebrazione dei santi Pietro e Paolo, fa’ che la tua Chiesa segua sempre l’insegnamento degli Apostoli dai quali ha ricevuto il primo annunzio della fede. Per il nostro Signore Gesù Cristo…
    prima lettura At 12,1-11
    Un racconto particolarmente suggestivo. Si era nei «giorni degli azzimi», nella settimana della Pasqua, la cui notte evoca, nella Bibbia, tutte le notti nelle quali Dio è intervenuto a favore dei giusti, e quella in cui apparirà il salvatore. «Strappare dalla mano» è un'espressione tipica del vocabolario relativo agli interventi divini: racconto dell'Esodo (Es 18,18), cantico di Zaccaria (Lc 1,74). La Chiesa veglia in preghiera per l'apostolo in pericolo. Pietro dorme tranquillamente nonostante che la sua traduzione dell'indomani davanti ai giudici rischi di essere fatale. Per i fedeli, la notte di questo mondo è quella di tutti i pericoli; ma devono restare tranquilli, pieni di fiducia.
    Dagli Atti degli apostoli
    In quel tempo 1 il re Erode cominciò a perseguitare alcuni membri della chiesa 2 e fece uccidere di spada Giacomo, fratello di Giovanni. 3 Vedendo che questo era gradito ai Giudei, decise di arrestare anche Pietro. Erano quelli i giorni degli azzimi. 4 Fattolo catturare, lo gettò in prigione, consegnandolo in custodia a quattro picchetti di quattro soldati ciascuno, col proposito di farlo comparire davanti al popolo dopo la Pasqua.
    5 Pietro dunque era tenuto in prigione, mentre una preghiera saliva incessantemente a Dio dalla chiesa per lui. 6 E in quella notte, quando poi Erode stava per farlo comparire davanti al popolo, Pietro piantonato da due soldati e legato con due catene stava dormendo, mentre davanti alla porta le sentinelle custodivano il carcere.
    7 Ed ecco gli si presentò un angelo del Signore e una luce sfolgorò nella cella. Egli toccò il fianco a Pietro, lo destò e disse: «Alzati, in fretta!». E le catene gli caddero dalle mani. 8 E l’angelo a lui: «Mettiti la cintura e lègati i sandali». E così fece. L’angelo disse: «Avvolgiti il mantello, e séguimi!». 9 Pietro uscì e prese a seguirlo, ma non si era ancora accorto che era realtà ciò che stava succedendo per opera dell’angelo: credeva infatti di avere una visione.
    10 Essi oltrepassarono la prima guardia e la seconda e arrivarono alla porta di ferro che conduce in città: la porta si aprì da sé davanti a loro. Uscirono, percorsero una strada e a un tratto l’angelo si dileguò da lui.
    11 Pietro allora, rientrato in sé, disse: «Ora sono veramente certo che il Signore ha mandato il suo angelo e mi ha strappato dalla mano di Erode e da tutto ciò che si attendeva il popolo dei Giudei». - Parola di Dio.
    salmo responsoriale 33, 2-3; 4-5; 6-7; 8-9
    Dio libera. salva. «Strappati dalle mani» dei loro persecutori, i poveri sono in festa: «Veramente il Signore è buono».
    Rit. Benedetto il Signore che libera i suoi amici.
    2 Benedirò il Signore in ogni tempo, sulla mia bocca sempre la sua lode.3 lo mi glorio nel Signore, ascoltino gli umili e si rallegrino.
    4 Celebrate con me il Signore, esaltiamo insieme il Suo nome.5 Ho cercato il Signore e mi ha risposto e da ogni timore mi ha liberato.
    6 Guardate a lui e sarete raggianti, non saranno confusi i vostri volti.7 Questo povero grida e il Signore lo ascolta, lo libera da tutte le sue angosce.
    8 L’angelo del Signore si accampa attorno a quelli che lo temono e li salva.9 Gustate e vedete quanto è buono il Signore; beato l’uomo che in lui si rifugia.
    seconda lettura 2Tm 4,6-8.17-18
    Incatenato in una prigione di Roma, Paolo non si fa molte illusioni sull'esito del suo processo. La sua morte sarà un atto cultuale, un'offerta, così come lo è stato il suo apostolato (Rm 1,9; 15,16) e come deve esserlo la vita di ogni cristiano (Rm 12,11). Essa sarà al tempo stesso una «partenza» incontro al Cristo (1Ts 4,17), una Pasqua.
    Dalla seconda lettera di san Paolo apostolo a Timoteo
    Carissimo, 6 quanto a me, il mio sangue sta ormai per essere sparso in libagione ed è giunto il momento di sciogliere le vele. 7 Ho combattuto la buona battaglia, Ho terminato la mia corsa, ho conservato la fede.
    8 Ora mi resta solo la corona di giustizia che il Signore, giusto giudice, mi consegnerà in quel giorno; e non solo a me, ma anche a tutti coloro che attendono con amore la sua manifestazione.
    17 Il Signore però mi è stato vicino e mi ha dato forza, perché per mio mezzo si compisse la proclamazione del messaggio e potessero sentirlo tutti i Gentili: e così fui liberato dalla bocca del leone. 18 Il Signore mi libererà da ogni male e mi salverà per il suo regno eterno; a lui la gloria nei secoli dei secoli. Amen. - Parola di Dio.
    canto al Vangelo Mt 16,18
    Alleluia, alleluia.Tu sei Pietro, e su questa pietra edificherò la mia Chiesae le porte degli inferi non prevarranno contro di essa.
    Vangelo Mt 16,13-19
    Affermando che Gesù è «il Cristo, il Figlio del Dio vivente» (v. 16), Simon Pietro, illuminato dall'alto, confessa un mistero che il titolo «Figlio dell'uomo» si limitava a suggerire. L'apostolo intuisce che Gesù intrattiene con Dio una straordinaria relazione di intimità, di cui la comunità pasquale si renderà progressivamente conto. La risposta di Gesù lo lascia intendere.
    Dal Vangelo secondo Matteo
    In quel tempo, 13 essendo giunto Gesù nella regione di Cesarea di Filippo, chiese ai suoi discepoli: «La gente chi dice che sia il Figlio dell’uomo?». 14 Risposero: «Alcuni Giovanni il Battista, altri Elia, altri Geremia o qualcuno dei profeti».
    15 Disse loro: «Voi chi dite che io sia?». 16 Rispose Simon Pietro: «Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente». 17 E Gesù: «Beato te, Simone figlio di Giona, perché né la carne né il sangue te l’hanno rivelato, ma il Padre mio che sta nei cieli. 18 E io ti dico: Tu sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia chiesa e le porte degli inferi non prevarranno contro di essa. 19 A te darò le chiavi del regno dei cieli, e tutto ciò che legherai sulla terra sarà legato nei cieli, e tutto ciò che scioglierai sulla terra sarà sciolto nei cieli». - Parola del Signore.
    preghiera sulle offerte
    O Signore, la preghiera dei santi Apostoli accompagni l’offerta che presentiamo al tuo altare e ci unisca intimamente a te nella celebrazione di questo sacrificio, espressione perfetta della nostra fede. Per Cristo nostro Signore.
    prefazio
    Rendiamo grazie al Padre per l’opera e la gloria di Pietro e Paolo colonne della Chiesa.
    È veramente cosa buona e giusta, nostro dovere e fonte di salvezza, rendere grazie sempre e in ogni luogo a te, Signore, Padre santo, Dio onnipotente ed eterno. Tu hai voluto unire in gioiosa fraternità i due santi Apostoli: Pietro, che per primo confessò la fede nel Cristo, Paolo, che illuminò le profondità del mistero; il pescatore di Galilea, che costituì la prima comunità con i giusti di Israele, il maestro e dottore, che annunziò la salvezza a tutte le genti. Così, con diversi doni, hanno edificato l’unica Chiesa, e associati nella venerazione del popolo cristiano condividono la stessa corona di gloria. E noi insieme agli angeli e ai santi cantiamo senza fine l’inno della tua lode: Santo…
    antifona alla comunione Mt 16,16.18
    Pietro disse a Gesù: «Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente». Gesù rispose: «Tu sei Pietro, e su questa pietra edificherò la mia Chiesa».
    preghiera dopo la comunione
    Concedi, Signore, ai membri della tua Chiesa, che hai nutriti alla mensa eucaristica, di perseverare nella frazione del pane e nella dottrina degli Apostoli, per formare nel vincolo della tua carità un cuor solo e un’anima sola. Per Cristo nostro Signore…
    sviluppi e armonie
    Dice il Signore Dio: «Ecco io pongo una pietra in Sion, una pietra scelta, angolare, preziosa, saldamente fondata: chi crede non vacillerà (Is 28,16).
    Simone, Simone, ecco satana vi ha cercato per vagliarvi come il grano; ma io ho pregato per te, che non venga meno la tua fede; e tu, una volta ravveduto, conferma i tuoi fratelli (Lc 22,31-32).
    Io sono il buon pastore. Il buon pastore offre la vita per le pecore (Gv 10,11).
    Simon Pietro gli dice: «Signore, dove vai?». Gli rispose Gesù: «Dove io vado per ora tu non puoi seguirmi; mi seguirai più tardi» (Gv 13,36).
    Il Signore disse [ad Anania]: «Va’, perché egli [Saulo] è per me uno strumento eletto per portare il mio nome dinanzi ai popoli, ai re e ai figli di Israele; e io gli mostrerò quanto dovrà soffrire per il mio nome» (At 9,15-16).
    Paolo, servo di Cristo Gesù, apostolo per vocazione, prescelto per annunziare il vangelo di Dio, che egli aveva promesso per mezzo dei suoi profeti nelle sacre Scritture... a quanti sono in Roma diletti da Dio (Rm 1,1-2.7).
    È veramente cosa buona e giusta lodarti, poiché nella tua Provvidenza e bontà, ci ha donato questa festa nella quale celebriamo ogni anno il trionfo dei beati Pietro e Paolo. Anche il mondo intero li venera, poiché, anche se uno è stato chiamato per primo all'apostolato e l'altro per ultimo, entrambi hanno condiviso la stessa grazia e la stessa passione. L'uno è stato il primo a confessare la fede, ma l'altro si è distinto nella sua difesa e nella sua spiegazione. Ispirato dall'alto, l'uno ha proclamato il Cristo Figlio del Dio vivente, ma l'altro è stato scelto per riconoscere in questo stesso Verbo la sapienza e la potenza di Dio. L'uno ha riunito la prima comunità fra gli ebrei, l'altro è diventato l'apostolo e il dottore delle genti. Così, ognuno a modo suo, essi hanno riunito l'unica famiglia di Cristo e, pur non essendo morti nello stesso tempo, una stessa festa e una stessa gloria li associa per sempre.(Sacramentario di Verona, VI secolo)
    Parlando di fede e non di semplice adesione a una credenza occorre che rifaccia in me il cammino che hanno percorso i discepoli e gli apostoli, che riviva questa critica, questo condizionamento radicale. Altrimenti, resto sul piano del linguaggio, della lettera, forse esatta, ma che non posso dire vera per me. Vi è un passaggio, che si potrebbe definire passaggio dal linguaggio alla parola, grazie al quale ritrovo la mia parola, quella nella quale mi impegno veramente. Io non mi impegno attraverso un linguaggio comune; in genere, avviene addirittura il contrario: mi disimpegno o mi insabbio, per non essere me stesso.(P. Ganne, «Chi dite che io sia». Lezioni sul Cristo).
    Potenza della tua misericordia,O Gesù, Figlio di Dio:a questo discepolo che ti aveva rinnegato,tu affidi la porta dei cieli,e il persecutore della tua Chiesa,ecco che la semina in ogni luogo!
    Vittoria che ha preparato la tua graziae che suggella la tua croce:di Simon Pietro, vacillante sulle acque,tu hai fatto la roccia della fede,il capo e il pastore di tutti i suoi fratelli,la sentinella che li conserva nelle tue vie.
    Tu solo potevi scoprire l'apostolonell'ardente fariseo,e Paolo aspira solo a perdere tutto per te,poiché il tuo Soffio anima il suo.Egli esplora e scopre a tutti i popolil'infinito del Regno che viene.
    Beato questo giorno in cui i due apostoliti hanno seguito nella morte:Tu li accogli nell'offerta pasqualedel tuo sangue versato per il tuo Corpo.Essi condividono la tua gioia e la tua luce,la loro lode ha trovato il suo slancio.
    (Commissione francofona cistercense, Sulla traccia di Dio).

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    Parlate e litigate figli miei....tanto alla fine il Signore sistema tutto

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