ANNO SACERDOTALE

 
  • LETTERA DEL SANTO PADRE
    BENEDETTO XVI
    PER L'INDIZIONE DELL'ANNO SACERDOTALE
    IN OCCASIONE DEL 150° ANNIVERSARIO
    DEL "DIES NATALIS" DI GIOVANNI MARIA VIANNEY

        

    Cari fratelli nel Sacerdozio,

    nella prossima solennità del Sacratissimo Cuore di Gesù, venerdì 19 giugno 2009 – giornata tradizionalmente dedicata alla preghiera per la santificazione del clero –, ho pensato di indire ufficialmente un “Anno Sacerdotale” in occasione del 150° anniversario del “dies natalis” di Giovanni Maria Vianney, il Santo Patrono di tutti i parroci del mondo.[1] Tale anno, che vuole contribuire a promuovere l’impegno d’interiore rinnovamento di tutti i sacerdoti per una loro più forte ed incisiva testimonianza evangelica nel mondo di oggi, si concluderà nella stessa solennità del 2010. “Il Sacerdozio è l'amore del cuore di Gesù”, soleva dire il Santo Curato d’Ars.[2] Questa toccante espressione ci permette anzitutto di evocare con tenerezza e riconoscenza l’immenso dono che i sacerdoti costituiscono non solo per la Chiesa, ma anche per la stessa umanità. Penso a tutti quei presbiteri che offrono ai fedeli cristiani e al mondo intero l’umile e quotidiana proposta delle parole e dei gesti di Cristo, cercando di aderire a Lui con i pensieri, la volontà, i sentimenti e lo stile di tutta la propria esistenza. Come non sottolineare le loro fatiche apostoliche, il loro servizio infaticabile e nascosto, la loro carità tendenzialmente universale? E che dire della fedeltà coraggiosa di tanti sacerdoti che, pur tra difficoltà e incomprensioni, restano fedeli alla loro vocazione: quella di “amici di Cristo”, da Lui particolarmente chiamati, prescelti e inviati?

    Io stesso porto ancora nel cuore il ricordo del primo parroco accanto al quale esercitai il mio ministero di giovane prete: egli mi lasciò l’esempio di una dedizione senza riserve al proprio servizio pastorale, fino a trovare la morte nell’atto stesso in cui portava il viatico a un malato grave. Tornano poi alla mia memoria gli innumerevoli confratelli che ho incontrato e che continuo ad incontrare, anche durante i miei viaggi pastorali nelle diverse nazioni, generosamente impegnati nel quotidiano esercizio del loro ministero sacerdotale. Ma l’espressione usata dal Santo Curato evoca anche la trafittura del Cuore di Cristo e la corona di spine che lo avvolge. Il pensiero va, di conseguenza, alle innumerevoli situazioni di sofferenza in cui molti sacerdoti sono coinvolti, sia perché partecipi dell’esperienza umana del dolore nella molteplicità del suo manifestarsi, sia perché incompresi dagli stessi destinatari del loro ministero: come non ricordare i tanti sacerdoti offesi nella loro dignità, impediti nella loro missione, a volte anche perseguitati fino alla suprema testimonianza del sangue?

    Ci sono, purtroppo, anche situazioni, mai abbastanza deplorate, in cui è la Chiesa stessa a soffrire per l’infedeltà di alcuni suoi ministri. È il mondo a trarne allora motivo di scandalo e di rifiuto. Ciò che massimamente può giovare in tali casi alla Chiesa non è tanto la puntigliosa rilevazione delle debolezze dei suoi ministri, quanto una rinnovata e lieta coscienza della grandezza del dono di Dio, concretizzato in splendide figure di generosi Pastori, di Religiosi ardenti di amore per Dio e per le anime, di Direttori spirituali illuminati e pazienti. A questo proposito, gli insegnamenti e gli esempi di san Giovanni Maria Vianney possono offrire a tutti un significativo punto di riferimento: il Curato d’Ars era umilissimo, ma consapevole, in quanto prete, d’essere un dono immenso per la sua gente: “Un buon pastore, un pastore secondo il cuore di Dio, è il più grande tesoro che il buon Dio possa accordare ad una parrocchia e uno dei doni più preziosi della misericordia divina”.[3] Parlava del sacerdozio come se non riuscisse a capacitarsi della grandezza del dono e del compito affidati ad una creatura umana: “Oh come il prete è grande!... Se egli si comprendesse, morirebbe... Dio gli obbedisce: egli pronuncia due parole e Nostro Signore scende dal cielo alla sua voce e si rinchiude in una piccola ostia...”.[4] E spiegando ai suoi fedeli l’importanza dei sacramenti diceva: “Tolto il sacramento dell'Ordine, noi non avremmo il Signore. Chi lo ha riposto là in quel tabernacolo? Il sacerdote. Chi ha accolto la vostra anima al primo entrare nella vita? Il sacerdote. Chi la nutre per darle la forza di compiere il suo pellegrinaggio? Il sacerdote. Chi la preparerà a comparire innanzi a Dio, lavandola per l'ultima volta nel sangue di Gesù Cristo? Il sacerdote, sempre il sacerdote. E se quest'anima viene a morire [per il peccato], chi la risusciterà, chi le renderà la calma e la pace? Ancora il sacerdote... Dopo Dio, il sacerdote è tutto!... Lui stesso non si capirà bene che in cielo”.[5] Queste affermazioni, nate dal cuore sacerdotale del santo parroco, possono apparire eccessive. In esse, tuttavia, si rivela l’altissima considerazione in cui egli teneva il sacramento del sacerdozio. Sembrava sopraffatto da uno sconfinato senso di responsabilità: “Se comprendessimo bene che cos’è un prete sulla terra, moriremmo: non di spavento, ma di amore... Senza il prete la morte e la passione di Nostro Signore non servirebbero a niente. È il prete che continua l’opera della Redenzione sulla terra... Che ci gioverebbe una casa piena d’oro se non ci fosse nessuno che ce ne apre la porta? Il prete possiede la chiave dei tesori celesti: è lui che apre la porta; egli è l’economo del buon Dio; l’amministratore dei suoi beni... Lasciate una parrocchia, per vent’anni, senza prete, vi si adoreranno le bestie... Il prete non è prete per sé, lo è per voi”.[6]

    Era giunto ad Ars, un piccolo villaggio di 230 abitanti, preavvertito dal Vescovo che avrebbe trovato una situazione religiosamente precaria: “Non c'è molto amor di Dio in quella parrocchia; voi ce ne metterete”. Era, di conseguenza, pienamente consapevole che doveva andarvi ad incarnare la presenza di Cristo, testimoniandone la tenerezza salvifica: “[Mio Dio], accordatemi la conversione della mia parrocchia; accetto di soffrire tutto quello che vorrete per tutto il tempo della mia vita!”, fu con questa preghiera che iniziò la sua missione.[7] Alla conversione della sua parrocchia il Santo Curato si dedicò con tutte le sue energie, ponendo in cima ad ogni suo pensiero la formazione cristiana del popolo a lui affidato. Cari fratelli nel Sacerdozio, chiediamo al Signore Gesù la grazia di poter apprendere anche noi il metodo pastorale di san Giovanni Maria Vianney! Ciò che per prima cosa dobbiamo imparare è la sua totale identificazione col proprio ministero. In Gesù, Persona e Missione tendono a coincidere: tutta la sua azione salvifica era ed è espressione del suo “Io filiale” che, da tutta l’eternità, sta davanti al Padre in atteggiamento di amorosa sottomissione alla sua volontà. Con umile ma vera analogia, anche il sacerdote deve anelare a questa identificazione. Non si tratta certo di dimenticare che l’efficacia sostanziale del ministero resta indipendente dalla santità del ministro; ma non si può neppure trascurare la straordinaria fruttuosità generata dall’incontro tra la santità oggettiva del ministero e quella soggettiva del ministro. Il Curato d’Ars iniziò subito quest’umile e paziente lavoro di armonizzazione tra la sua vita di ministro e la santità del ministero a lui affidato, decidendo di “abitare” perfino materialmente nella sua chiesa parrocchiale: Appena arrivato egli scelse la chiesa a sua dimora... Entrava in chiesa prima dell’aurora e non ne usciva che dopo l’Angelus della sera. Là si doveva cercarlo quando si aveva bisogno di lui, si legge nella prima biografia.[8]

    L’esagerazione devota del pio agiografo non deve farci trascurare il fatto che il Santo Curato seppe anche “abitare” attivamente in tutto il territorio della sua parrocchia: visitava sistematicamente gli ammalati e le famiglie; organizzava missioni popolari e feste patronali; raccoglieva ed amministrava denaro per le sue opere caritative e missionarie; abbelliva la sua chiesa e la dotava di arredi sacri; si occupava delle orfanelle della “Providence” (un istituto da lui fondato) e delle loro educatrici; si interessava dell’istruzione dei bambini; fondava confraternite e chiamava i laici a collaborare con lui.

    Il suo esempio mi induce a evidenziare gli spazi di collaborazione che è doveroso estendere sempre più ai fedeli laici, coi quali i presbiteri formano l’unico popolo sacerdotale [9] e in mezzo ai quali, in virtù del sacerdozio ministeriale, si trovano “per condurre tutti all’unità della carità, ‘amandosi l’un l’altro con la carità fraterna, prevenendosi a vicenda nella deferenza’ (Rm 12,10)”.[10] È da ricordare, in questo contesto, il caloroso invito con il quale il Concilio Vaticano II incoraggia i presbiteri a “riconoscere e promuovere sinceramente la dignità dei laici, nonché il loro ruolo specifico nell’ambito della missione della Chiesa… Siano pronti ad ascoltare il parere dei laici, considerando con interesse fraterno le loro aspirazioni e giovandosi della loro esperienza e competenza nei diversi campi dell’attività umana, in modo da poter insieme a loro riconoscere i segni dei tempi”.[11]

    Ai suoi parrocchiani il Santo Curato insegnava soprattutto con la testimonianza della vita. Dal suo esempio i fedeli imparavano a pregare, sostando volentieri davanti al tabernacolo per una visita a Gesù Eucaristia.[12] “Non c’è bisogno di parlar molto per ben pregare” – spiegava loro il Curato - “Si sa che Gesù è là, nel santo tabernacolo: apriamogli il nostro cuore, rallegriamoci della sua santa presenza. È questa la migliore preghiera”.[13] Ed esortava: “Venite alla comunione, fratelli miei, venite da Gesù. Venite a vivere di Lui per poter vivere con Lui...[14] “È vero che non ne siete degni, ma ne avete bisogno!”.[15] Tale educazione dei fedeli alla presenza eucaristica e alla comunione acquistava un’efficacia particolarissima, quando i fedeli lo vedevano celebrare il Santo Sacrificio della Messa. Chi vi assisteva diceva che non era possibile trovare una figura che meglio esprimesse l’adorazione... Contemplava l’Ostia amorosamente”.[16] “Tutte le buone opere riunite non equivalgono al sacrificio della Messa, perché quelle sono opere di uomini, mentre la Santa Messa è opera di Dio»,[17] diceva. Era convinto che dalla Messa dipendesse tutto il fervore della vita di un prete: «La causa della rilassatezza del sacerdote è che non fa attenzione alla Messa! Mio Dio, come è da compiangere un prete che celebra come se facesse una cosa ordinaria!”.[18] Ed aveva preso l’abitudine di offrire sempre, celebrando, anche il sacrificio della propria vita: “Come fa bene un prete ad offrirsi a Dio in sacrificio tutte le mattine!”.[19]

    Questa immedesimazione personale al Sacrificio della Croce lo conduceva – con un solo movimento interiore – dall’altare al confessionale. I sacerdoti non dovrebbero mai rassegnarsi a vedere deserti i loro confessionali né limitarsi a constatare la disaffezione dei fedeli nei riguardi di questo sacramento. Al tempo del Santo Curato, in Francia, la confessione non era né più facile, né più frequente che ai nostri giorni, dato che la tormenta rivoluzionaria aveva soffocato a lungo la pratica religiosa. Ma egli cercò in ogni modo, con la predicazione e con il consiglio persuasivo, di far riscoprire ai suoi parrocchiani il significato e la bellezza della Penitenza sacramentale, mostrandola come un’esigenza intima della Presenza eucaristica. Seppe così dare il via a un circolo virtuoso. Con le lunghe permanenze in chiesa davanti al tabernacolo fece sì che i fedeli cominciassero ad imitarlo, recandovisi per visitare Gesù, e fossero, al tempo stesso, sicuri di trovarvi il loro parroco, disponibile all’ascolto e al perdono. In seguito, fu la folla crescente dei penitenti, provenienti da tutta la Francia, a trattenerlo nel confessionale fino a 16 ore al giorno. Si diceva allora che Ars era diventata il grande ospedale delle anime”.[20] “La grazia che egli otteneva [per la conversione dei peccatori] era sì forte che essa andava a cercarli senza lasciar loro un momento di tregua!”, dice il primo biografo.[21] Il Santo Curato non la pensava diversamente, quando diceva: “Non è il peccatore che ritorna a Dio per domandargli perdono, ma è Dio stesso che corre dietro al peccatore e lo fa tornare a Lui”.[22] “Questo buon Salvatore è così colmo d’amore che ci cerca dappertutto”.[23]

    Tutti noi sacerdoti dovremmo sentire che ci riguardano personalmente quelle parole che egli metteva in bocca a Cristo: “Incaricherò i miei ministri di annunciare ai peccatori che sono sempre pronto a riceverli, che la mia misericordia è infinita”.[24] Dal Santo Curato d’Ars noi sacerdoti possiamo imparare non solo un’inesauribile fiducia nel sacramento della Penitenza che ci spinga a rimetterlo al centro delle nostre preoccupazioni pastorali, ma anche il metodo del “dialogo di salvezza” che in esso si deve svolgere. Il Curato d’Ars aveva una maniera diversa di atteggiarsi con i vari penitenti. Chi veniva al suo confessionale attratto da un intimo e umile bisogno del perdono di Dio, trovava in lui l’incoraggiamento ad immergersi nel “torrente della divina misericordia” che trascina via tutto nel suo impeto. E se qualcuno era afflitto al pensiero della propria debolezza e incostanza, timoroso di future ricadute, il Curato gli rivelava il segreto di Dio con un’espressione di toccante bellezza: “Il buon Dio sa tutto. Prima ancora che voi vi confessiate, sa già che peccherete ancora e tuttavia vi perdona. Come è grande l’amore del nostro Dio che si spinge fino a dimenticare volontariamente l’avvenire, pur di perdonarci!”.[25] A chi, invece, si accusava in maniera tiepida e quasi indifferente, offriva, attraverso le sue stesse lacrime, la seria e sofferta evidenza di quanto quell’atteggiamento fosse “abominevole”: “Piango perché voi non piangete”,[26] diceva. “Se almeno il Signore non fosse così buono! Ma è così buono! Bisogna essere barbari a comportarsi così davanti a un Padre così buono!”.[27] Faceva nascere il pentimento nel cuore dei tiepidi, costringendoli a vedere, con i propri occhi, la sofferenza di Dio per i peccati quasi “incarnata” nel volto del prete che li confessava. A chi, invece, si presentava già desideroso e capace di una più profonda vita spirituale, spalancava le profondità dell’amore, spiegando l’indicibile bellezza di poter vivere uniti a Dio e alla sua presenza: “Tutto sotto gli occhi di Dio, tutto con Dio, tutto per piacere a Dio... Com’è bello!”.[28] E insegnava loro a pregare: “Mio Dio, fammi la grazia di amarti tanto quanto è possibile che io t’ami”.[29]

    Il Curato d’Ars, nel suo tempo, ha saputo trasformare il cuore e la vita di tante persone, perché è riuscito a far loro percepire l’amore misericordioso del Signore. Urge anche nel nostro tempo un simile annuncio e una simile testimonianza della verità dell’Amore: Deus caritas est (1 Gv 4,8). Con la Parola e con i Sacramenti del suo Gesù, Giovanni Maria Vianney sapeva edificare il suo popolo, anche se spesso fremeva convinto della sua personale inadeguatezza, al punto da desiderare più volte di sottrarsi alle responsabilità del ministero parrocchiale di cui si sentiva indegno. Tuttavia con esemplare obbedienza restò sempre al suo posto, perché lo divorava la passione apostolica per la salvezza delle anime. Cercava di aderire totalmente alla propria vocazione e missione mediante un’ascesi severa: “La grande sventura per noi parroci - deplorava il Santo - è che l’anima si intorpidisce” [30]; ed intendeva con questo un pericoloso assuefarsi del pastore allo stato di peccato o di indifferenza in cui vivono tante sue pecorelle. Egli teneva a freno il corpo, con veglie e digiuni, per evitare che opponesse resistenze alla sua anima sacerdotale. E non rifuggiva dal mortificare se stesso a bene delle anime che gli erano affidate e per contribuire all’espiazione dei tanti peccati ascoltati in confessione. Spiegava ad un confratello sacerdote: “Vi dirò qual è la mia ricetta: dò ai peccatori una penitenza piccola e il resto lo faccio io al loro posto”.[31] Al di là delle concrete penitenze a cui il Curato d’Ars si sottoponeva, resta comunque valido per tutti il nucleo del suo insegnamento: le anime costano il sangue di Gesù e il sacerdote non può dedicarsi alla loro salvezza se rifiuta di partecipare personalmente al “caro prezzo” della redenzione.

    Nel mondo di oggi, come nei difficili tempi del Curato d’Ars, occorre che i presbiteri nella loro vita e azione si distinguano per una forte testimonianza evangelica. Ha giustamente osservato Paolo VI: “L’uomo contemporaneo ascolta più volentieri i testimoni che i maestri, o se ascolta i maestri lo fa perché sono dei testimoni”.[32] Perché non nasca un vuoto esistenziale in noi e non sia compromessa l’efficacia del nostro ministero, occorre che ci interroghiamo sempre di nuovo: “Siamo veramente pervasi dalla Parola di Dio? È vero che essa è il nutrimento di cui viviamo, più di quanto lo siano il pane e le cose di questo mondo? La conosciamo davvero? La amiamo? Ci occupiamo interiormente di questa Parola al punto che essa realmente dia un’impronta alla nostra vita e formi il nostro pensiero?”.[33] Come Gesù chiamò i Dodici perché stessero con Lui (cfr Mc 3,14) e solo dopo li mandò a predicare, così anche ai giorni nostri i sacerdoti sono chiamati ad assimilare quel “nuovo stile di vita” che è stato inaugurato dal Signore Gesù ed è stato fatto proprio dagli Apostoli.[34]

    Fu proprio l’adesione senza riserve a questo “nuovo stile di vita” che caratterizzò l’impegno ministeriale del Curato d’Ars. Il Papa Giovanni XXIII nella Lettera enciclica Sacerdotii nostri primordia, pubblicata nel 1959, primo centenario della morte di san Giovanni Maria Vianney, ne presentava la fisionomia ascetica con particolare riferimento al tema dei “tre consigli evangelici”, giudicati necessari anche per i presbiteri: “Se, per raggiungere questa santità di vita, la pratica dei consigli evangelici non è imposta al sacerdote in virtù dello stato clericale, essa si presenta nondimeno a lui, come a tutti i discepoli del Signore, come la via regolare della santificazione cristiana”.[35] Il Curato d’Ars seppe vivere i “consigli evangelici” nelle modalità adatte alla sua condizione di presbitero. La sua povertà, infatti, non fu quella di un religioso o di un monaco, ma quella richiesta ad un prete: pur maneggiando molto denaro (dato che i pellegrini più facoltosi non mancavano di interessarsi alle sue opere di carità), egli sapeva che tutto era donato alla sua chiesa, ai suoi poveri, ai suoi orfanelli, alle ragazze della sua “Providence”,[36] alle sue famiglie più disagiate. Perciò egli “era ricco per dare agli altri ed era molto povero per se stesso”.[37] Spiegava: “Il mio segreto è semplice: dare tutto e non conservare niente”.[38] Quando si trovava con le mani vuote, ai poveri che si rivolgevano a lui diceva contento: “Oggi sono povero come voi, sono uno dei vostri”.[39] Così, alla fine della vita, poté affermare con assoluta serenità: “Non ho più niente. Il buon Dio ora può chiamarmi quando vuole!”.[40] Anche la sua castità era quella richiesta a un prete per il suo ministero. Si può dire che era la castità conveniente a chi deve toccare abitualmente l’Eucaristia e abitualmente la guarda con tutto il trasporto del cuore e con lo stesso trasporto la dona ai suoi fedeli. Dicevano di lui che “la castità brillava nel suo sguardo”, e i fedeli se ne accorgevano quando egli si volgeva a guardare il tabernacolo con gli occhi di un innamorato.[41] Anche l’obbedienza di san Giovanni Maria Vianney fu tutta incarnata nella sofferta adesione alle quotidiane esigenze del suo ministero. È noto quanto egli fosse tormentato dal pensiero della propria inadeguatezza al ministero parrocchiale e dal desiderio di fuggire “a piangere la sua povera vita, in solitudine”.[42] Solo l’obbedienza e la passione per le anime riuscivano a convincerlo a restare al suo posto. A se stesso e ai suoi fedeli spiegava: “Non ci sono due maniere buone di servire Dio. Ce n’è una sola: servirlo come lui vuole essere servito”.[43] La regola d’oro per una vita obbediente gli sembrava questa: “Fare solo ciò che può essere offerto al buon Dio”.[44]

    Nel contesto della spiritualità alimentata dalla pratica dei consigli evangelici, mi è caro rivolgere ai sacerdoti, in quest’Anno a loro dedicato, un particolare invito a saper cogliere la nuova primavera che lo Spirito sta suscitando ai giorni nostri nella Chiesa, non per ultimo attraverso i Movimenti ecclesiali e le nuove Comunità. “Lo Spirito nei suoi doni è multiforme… Egli soffia dove vuole. Lo fa in modo inaspettato, in luoghi inaspettati  e in forme prima non immaginate… ma ci dimostra anche che Egli opera in vista dell’unico Corpo e nell’unità dell’unico Corpo”.[45] A questo proposito, vale l’indicazione del Decreto Presbyterorum ordinis: “Sapendo discernere quali spiriti abbiano origine da Dio, (i presbiteri) devono scoprire con senso di fede i carismi, sia umili che eccelsi, che sotto molteplici forme sono concessi ai laici, devono ammetterli con gioia e fomentarli con diligenza”.[46] Tali doni che spingono non pochi a una vita spirituale più elevata, possono giovare non solo per i fedeli laici ma per gli stessi ministri. Dalla comunione tra ministri ordinati e carismi, infatti, può scaturire “un valido impulso per un rinnovato impegno della Chiesa nell’annuncio e nella testimonianza del Vangelo della speranza e della carità in ogni angolo del mondo”.[47] Vorrei inoltre aggiungere, sulla scorta dell’Esortazione apostolica Pastores dabo vobis del Papa Giovanni Paolo II, che il ministero ordinato ha una radicale ‘forma comunitaria’ e può essere assolto solo nella comunione dei presbiteri con il loro Vescovo.[48] Occorre che questa comunione fra i sacerdoti e col proprio Vescovo, basata sul sacramento dell’Ordine e manifestata nella concelebrazione eucaristica, si traduca nelle diverse forme concrete di una fraternità sacerdotale effettiva ed affettiva.[49] Solo così i sacerdoti sapranno vivere in pienezza il dono del celibato e saranno capaci di far fiorire comunità cristiane nelle quali si ripetano i prodigi della prima predicazione del Vangelo.

    L’Anno Paolino che volge al termine orienta il nostro pensiero anche verso l’Apostolo delle genti, nel quale rifulge davanti ai nostri occhi uno splendido modello di sacerdote, totalmente “donato” al suo ministero. “L’amore del Cristo ci possiede – egli scriveva – e noi sappiamo bene che uno è morto per tutti, dunque tutti sono morti” (2 Cor 5,14). Ed aggiungeva: “Egli è morto per tutti, perché quelli che vivono non vivano più per se stessi, ma per colui che è morto e risorto per loro” (2 Cor. 5,15). Quale programma migliore potrebbe essere proposto ad un sacerdote impegnato ad avanzare sulla strada delle perfezione cristiana?

    Cari sacerdoti, la celebrazione del 150.mo anniversario della morte di san Giovanni Maria Vianney (1859) segue immediatamente le celebrazioni appena concluse del 150.mo anniversario delle apparizioni di Lourdes (1858). Già nel 1959 il beato Papa Giovanni XXIII aveva osservato: “Poco prima che il Curato d'Ars concludesse la sua lunga carriera piena di meriti, la Vergine Immacolata era apparsa, in un’altra regione di Francia, ad una fanciulla umile e pura, per trasmetterle un messaggio di preghiera e di penitenza, di cui è ben nota, da un secolo, l'immensa risonanza spirituale. In realtà la vita del santo sacerdote, di cui celebriamo il ricordo, era in anticipo un’illustrazione vivente delle grandi verità soprannaturali insegnate alla veggente di Massabielle. Egli stesso aveva per l'Immacolata Concezione della Santissima Vergine una vivissima devozione, lui che nel 1836 aveva consacrato la sua parrocchia a Maria concepita senza peccato, e doveva accogliere con tanta fede e gioia la definizione dogmatica del 1854”.[50] Il Santo Curato ricordava sempre ai suoi fedeli che “Gesù Cristo dopo averci dato tutto quello che ci poteva dare, vuole ancora farci eredi di quanto egli ha di più prezioso, vale a dire della sua Santa Madre”.[51]

    Alla Vergine Santissima affido questo Anno Sacerdotale, chiedendole di suscitare nell’animo di ogni presbitero un generoso rilancio di quegli ideali di totale donazione a Cristo ed alla Chiesa che ispirarono il pensiero e l’azione del Santo Curato d’Ars. Con la sua fervente vita di preghiera e il suo appassionato amore a Gesù crocifisso Giovanni Maria Vianney alimentò la sua quotidiana donazione senza riserve a Dio e alla Chiesa. Possa il suo esempio suscitare nei sacerdoti quella testimonianza di unità con il Vescovo, tra loro e con i laici che è, oggi come sempre, tanto necessaria. Nonostante il male che vi è nel mondo, risuona sempre attuale la parola di Cristo ai suoi Apostoli nel Cenacolo: “Nel mondo avrete tribolazioni, ma abbiate coraggio: io ho vinto il mondo” (Gv 16,33). La fede nel Maestro divino ci dà la forza per guardare con fiducia al futuro. Cari sacerdoti, Cristo conta su di voi. Sull’esempio del Santo Curato d’Ars, lasciatevi conquistare da Lui e sarete anche voi, nel mondo di oggi, messaggeri di speranza, di riconciliazione, di pace!

    Con la mia benedizione.

    Dal Vaticano, 16 giugno 2009
     

    BENEDICTUS PP. XVI

     

     

  • Letture, Omelia e Liturgia

    >> sabato 13 giugno 2009

    PRIMA LETTURA
    Es 24,3-8
    Dal libro dell'Esodo
    In quei giorni, Mosè andò a riferire al popolo tutte le parole del Signore e tutte le norme. Tutto il popolo rispose a una sola voce dicendo: «Tutti i comandamenti che il Signore ha dato, noi li eseguiremo!». Mosè scrisse tutte le parole del Signore. Si alzò di buon mattino ed eresse un altare ai piedi del monte, con dodici stele per le dodici tribù d’Israele. Incaricò alcuni giovani tra gli Israeliti di offrire olocausti e di sacrificare giovenchi come sacrifici di comunione, per il Signore. Mosè prese la metà del sangue e la mise in tanti catini e ne versò l’altra metà sull’altare. Quindi prese il libro dell’alleanza e lo lesse alla presenza del popolo. Dissero: «Quanto ha detto il Signore, lo eseguiremo e vi presteremo ascolto». Mosè prese il sangue e ne asperse il popolo, dicendo: «Ecco il sangue dell’alleanza che il Signore ha concluso con voi sulla base di tutte queste parole!».
    SALMO RESPONSORIALE
    dal Sal 115
    Alzerò il calice della salvezza e invocherò il nome del Signore
    Che cosa renderò al Signore,per tutti i benefici che mi ha fatto?Alzerò il calice della salvezzae invocherò il nome del Signore. Agli occhi del Signore è preziosala morte dei suoi fedeli.Io sono tuo servo, figlio della tua schiava:tu hai spezzato le mie catene. A te offrirò un sacrificio di ringraziamentoe invocherò il nome del Signore.Adempirò i miei voti al Signoredavanti a tutto il suo popolo.
    SECONDA LETTURA
    Eb 9,11-15
    Dalla lettera agli Ebrei
    Fratelli, Cristo è venuto come sommo sacerdote dei beni futuri, attraverso una tenda più grande e più perfetta, non costruita da mano d’uomo, cioè non appartenente a questa creazione. Egli entrò una volta per sempre nel santuario, non mediante il sangue di capri e di vitelli, ma in virtù del proprio sangue, ottenendo così una redenzione eterna. Infatti, se il sangue dei capri e dei vitelli e la cenere di una giovenca, sparsa su quelli che sono contaminati, li santificano purificandoli nella carne, quanto più il sangue di Cristo – il quale, mosso dallo Spirito eterno, offrì se stesso senza macchia a Dio – purificherà la nostra coscienza dalle opere di morte, perché serviamo al Dio vivente?Per questo egli è mediatore di un’alleanza nuova, perché, essendo intervenuta la sua morte in riscatto delle trasgressioni commesse sotto la prima alleanza, coloro che sono stati chiamati ricevano l’eredità eterna che era stata promessa.
    SEQUENZA
    Lauda Sion
    (forma breve)
    Ecco il pane degli angeli, pane dei pellegrini, vero pane dei figli: non dev’essere gettato. Con i simboli è annunziato, in Isacco dato a morte, nell’agnello della Pasqua, nella manna data ai padri. Buon pastore, vero pane, o Gesù, pietà di noi: nutrici e difendici, portaci ai beni eterni nella terra dei viventi. Tu che tutto sai e puoi, che ci nutri sulla terra, conduci i tuoi fratelli alla tavola del cielo nella gioia dei tuoi santi.
    CANTO AL VANGELO
    Gv 6,51
    Alleluia, alleluia.Io sono il pane vivo, disceso dal cielo, dice il Signore,se uno mangia di questo pane vivrà in eterno.Alleluia.
    VANGELO
    Mc 14,12-16.22-26
    Dal vangelo secondo Marco
    Il primo giorno degli Àzzimi, quando si immolava la Pasqua, i discepoli dissero a Gesù: «Dove vuoi che andiamo a preparare, perché tu possa mangiare la Pasqua?». Allora mandò due dei suoi discepoli, dicendo loro: «Andate in città e vi verrà incontro un uomo con una brocca d’acqua; seguitelo. Là dove entrerà, dite al padrone di casa: “Il Maestro dice: Dov’è la mia stanza, in cui io possa mangiare la Pasqua con i miei discepoli?”. Egli vi mostrerà al piano superiore una grande sala, arredata e già pronta; lì preparate la cena per noi». I discepoli andarono e, entrati in città, trovarono come aveva detto loro e prepararono la Pasqua.Mentre mangiavano, prese il pane e recitò la benedizione, lo spezzò e lo diede loro, dicendo: «Prendete, questo è il mio corpo». Poi prese un calice e rese grazie, lo diede loro e ne bevvero tutti. E disse loro: «Questo è il mio sangue dell’alleanza, che è versato per molti. In verità io vi dico che non berrò mai più del frutto della vite fino al giorno in cui lo berrò nuovo, nel regno di Dio».Dopo aver cantato l’inno, uscirono verso il monte degli Ulivi.
    OMELIA
    COMMENTO ALLE LETTURE
    Non è sempre facile trovare delle situazioni dell’esistenza che abbiano dei corrispettivi negli episodi di vita narrati dai vangeli, specie se questi ultimi hanno carattere di unicità… come nel caso dell’ultima cena.Quando si trovano è perché si vuole ricavare da tale confronto qualche dritta per camminare senza troppo inciampare sulla strada indicata da Gesù.Anche nel caso del vangelo di questa domenica, conosciuta da tutti come Festa del Corpus Domini, il confronto tra l’esperienza che vive Gesù insieme ai suoi nella circostanza dell’Ultima cena e le nostre esperienze di feste e di cene, non evidenzia immediatamente delle significative analogie che purtuttavia, ad una attenta confrontazione, esistono. E si possono trovare, queste analogie, semplicemente “leggendo” l’episodio narrato come “metafora” dell’intera vita.Ad esempio, tenendo conto di questo “accorgimento interpretativo” e volendo estrapolare dall’insieme del racconto qualche dettaglio, risalta la conosciutissima figura del “guastafeste”. Espressione, quella di “guastafeste”, in grado di cogliere una situazione della realtà sufficientemente diffusa.Una figura, quella del “guastafeste”, antipatica e da evitare (è il caso di Satana che entra nel cuore di Giuda)… ma che, nel racconto dell’ultima cena, ha anche l’altra faccia, quella simpatica e da seguire… (ed è il caso di Gesù).Sì, perché Gesù, quel giovedì sera a cena, si comporta veramente come un “guastafeste”… Dopo averla minuziosamente preparata ed avviata se ne esce con discorsi spaventevoli e di cattivo gusto (“uno di voi mi tradirà”…”quello che devi fare, fallo subito”…), fa presagire scenari di morte, compie azioni di cattivo gusto per il contesto di una cena festosa (lavanda dei piedi … sudaticci e maleodoranti)… Insomma cosa aveva in mente di insegnarci, quella sera a cena, avendo voluto fare il “guastafeste”? Tante, tantissime cose… Magari voleva insegnarci a vivere l’intera vita alla maniera di una festa, ma non come noi intendiamo di solito il fare festa. Il fare festa (vivere la vita…) indicato da Lui, infatti, comporta di averlo come ospite fisso… a capo tavola, comporta di conversare familiarmente con Lui, comporta di nutrirsi di ogni parola che esce dalla sua bocca e dal momento che la parola si è fatta carne e poi pane, comporta di nutrirsi di Lui trasformato in cibo per l’anima. Che distanza dalle nostre maniere di fare festa…e di vivere la vita!Magari voleva insegnarci che se la gioia vuole essere il cuore della festa, la gioia di vivere consiste nel non abbuffarsi egoisticamente pensando soltanto a riempirne il proprio piatto, ma consisterà nell’ adoperarci concretamente a servirla a coloro che ci stanno accanto.Magari voleva insegnarci che il cosiddetto servizio, la cosiddetta “carità” è scomoda da esercitare, e che non si fa da seduti, bensì chini davanti al fratello…magari addirittura chini davanti a quello per il quale si nutre meno inclinazione…Magari voleva insegnarci a non illudersi che si possa fare festa o vivere la vita “laicamente”, o impegnarsi a voler migliorare le condizioni di vita dei più sfortunati a prescindere da Lui. Infatti in un'altra circostanza già aveva avuto modo di dire “Senza di me non potete fare niente!” Magari voleva insegnarci a tenere alta la guardia perché il “nemico” trova sempre il sistema per turbare il nostro cuore e per fiaccare la nostra anima, anche nel bel mezzo di una situazione normalissima come quella di una cena tra amici… insinuando dubbi, ammiccando, deridendo la nostra fede…Magari voleva farci capire che la vera festa sarà quando siederemo a tavola per non rialzarci più per sparecchiare…finalmente a tavola dove gusteremo la vera specialità della vita dal forte sapore d’amore… E i posti a sedere saranno tutti numerati perché Papà ama tutti i suoi figli e sarà bello vederlo aggirarsi tra i tavoli imbanditi con il suo dolce sorriso quando ci riconoscerà uno per uno… magari ammiccando di tanto in tanto a Mamma.
    LITURGIA
    BENEDIZIONE INIZIALE
    Nel prepararci a celebrare il mistero del Dio che si fa pane invochiamo la sua benedizione perché nutrita alla sua mensa, la nostra anima possa uscirne corroborata e festosa.
    PREGHIERA DEI FEDELI
    * Ti preghiamo, o Signore, perché la tua Chiesa sia capace di essere cibo genuino per le anime affamate di Te.* Ti preghiamo, o Signore, per tutti i credenti che fanno della Parola il loro nutrimento quotidiano affinché tengano sempre conto che essa si è fatta Carne e Pane. * Ti preghiamo, o Signore, per tutte quelle anime che sono affamate di Te a loro insaputa, perché qualcosa le possa far accorgere del loro vero bisogno. * Ti preghiamo, o Signore, per tutti i consacrati e le consacrate alla causa del tuo Regno, affinché possano sostanziare quotidianamente la loro scelta con il cibo eucaristico. * Ti preghiamo, o Signore, per tutti coloro che vivono nel frastuono del quotidiano perché sentano il fascino e il richiamo del silenzio eucaristico .
    PER LA MEDITAZIONE
    Dopo la comunione
    Nel ringraziare il Signore per averci nutriti alla sua mensa lo invochiamo perché non faccia mai venir meno l’appetito per il cibo dell’anima e il gusto delle realtà celesti.

    Read more...

    Messalino

    >> venerdì 12 giugno 2009

    sabato della 10ª settimana
    antifona d’ingresso SaI 26,1-2
    Il Signore è mia luce e mia salvezza,di chi avrò paura?Il Signore è difesa della mia vita,di chi avrò timore?Proprio coloro che mi fanno del maleinciampano e cadono.
    colletta
    O Dio, sorgente di ogni bene, ispiraci propositi giusti e santi e donaci il tuo aiuto perché possiamo attuarli nella nostra vita. Per il nostro Signore Gesù Cristo…
    oppure
    O Padre, che hai mandato il tuo Figlio a liberarci dalla schiavitù di satana, sostienici con le armi della fede, perché nel combattimento quotidiano contro il maligno partecipiamo alla vittoria pasquale del Cristo. Egli è Dio, e vive…
    prima lettura 2Cor 5,14-21
    L’amore del Cristo riconcilia e rinnova — Il Cristo è morto per noi peccatori, con cui ha voluto farsi solidale per riconciliarci con Dio. A coloro che rispondono al suo amore con la decisione di vivere per lui, egli dona una profonda novità dell’essere.
    Dalla seconda lettera di Paolo apostolo ai Corinzi
    Fratelli, 14 l’amore del Cristo ci spinge, al pensiero che uno è morto per tutti e quindi tutti sono morti. 15 Ed egli è morto per tutti, perché quelli che vivono non vivano più per se stessi, ma per colui che è morto e risuscitato per loro. 16 Cosicché ormai non conosciamo più nessuno secondo la carne; e anche se abbiamo conosciuto Cristo secondo la carne, ora non lo conosciamo più così. 17 Quindi se uno è in Cristo, è una creatura nuova; le cose vecchie sono passate, ecco ne sono nate di nuove.
    18 Tutto questo però viene da Dio, che ci ha riconciliati con sé mediante Cristo e ha affidato a noi il ministero della riconciliazione. 19 È stato Dio infatti a riconciliare a sé il mondo in Cristo, non imputando agli uomini le loro colpe e affidando a noi la parola della riconciliazione.
    20 Noi fungiamo quindi da ambasciatori per Cristo, come se Dio esortasse per mezzo nostro. Vi supplichiamo in nome di Cristo: lasciatevi riconciliare con Dio. 21 Colui che non aveva conosciuto peccato, Dio lo trattò da peccato in nostro favore, perché noi potessimo diventare per mezzo di lui giustizia di Dio. - Parola di Dio.
    salmo responsoriale 102, 1-2; 3-4; 8-9; 11-12
    Rit. Il Signore è buono e grande nell’amore.
    1 Benedici il Signore, anima mia,quanto è in me benedica il suo santo nome.2 Benedici il Signore, anima mia,non dimenticare tanti suoi benefici.
    3 Egli perdona tutte le tue colpe,guarisce tutte le tue malattie;4 salva dalla fossa la tua vita,ti corona di grazia e di misericordia.
    8 Buono e pietoso è il Signore,lento all’ira e grande nell’amore.9 Egli non continua a contestaree non conserva per sempre il suo sdegno.
    11 Come il cielo è alto sulla terra,così è grande la sua misericordia su quanti lo temono;12 come dista l’oriente dall’occidente,così allontana da noi le nostre colpe.
    canto al Vangelo
    Alleluia, alleluia
    Il Signore è fedele nelle sue parolee santo in tutte le sue opere.
    Vangelo Mt 5,33-37
    L’amore per la verità — Il discepolo dei Cristo rifugge da qualsiasi doppiezza; non ha bisogno di invocare Dio come testimone perché la sua parola esprime la verità di ciò che egli pensa.
    Dal Vangelo secondo Matteo
    In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: 33 «Avete anche inteso che fu detto agli antichi: Non spergiurare, ma adempi con il Signore i tuoi giuramenti; 34 ma io vi dico: non giurate affatto: né per il cielo, perché è il trono di Dio; 35 né per la terra, perché è lo sgabello per i suoi piedi, né per Gerusalemme, perché è la città del gran Re. 36 Non giurare neppure per la tua testa, perché non hai il potere di rendere bianco o nero un solo capello. 37 Sia invece il vostro parlare sì, sì; no, no; il di più viene dal maligno». - Parola del Signore.
    preghiera evangelica
    Signore, Dio nostro, donaci lealtà, rettitudine di cuore e misura nelle parole. Allora non avremo bisogno di prenderti come testimone della verità di quello che diciamo, perché parleremo sempre con sincerità, come ci ha insegnato Gesù Cristo, nostro Signore.
    preghiera sulle offerte
    Quest’offerta del nostro servizio sacerdotale sia bene accetta al tuo nome, Signore, e accresca il nostro amore per te. Per Cristo nostro Signore.
    antifona alla comunione Sal 17,3
    Il Signore è mia roccia e mia fortezza:è lui, il mio Dio, che mi libera e mi aiuta.
    oppure 1Gv 4,16
    Dio è amore; chi sta nell’amoredimora in Dio, e Dio in lui.
    oppure Mc 3,35
    «Chi fa la volontà di Dio, costui è mio fratello, sorella e madre», dice il Signore.
    preghiera dopo la comunione
    Signore, la forza risanatrice del tuo Spirito, operante in questo sacramento, ci guarisca dal male che ci separa da te e ci guidi sulla via del bene. Per Cristo nostro Signore.
    orientamenti per la riflessione
    Sia il vostro parlare sì, sì; no, no (Mt 5,37).
    È impossibile stabilire un rapporto di amore al di fuori della verità. Ed essere veri significa apparire quello che si è ed esprimere quello che si pensa (L. Lochet).

    Read more...

    Messalino

    >> giovedì 11 giugno 2009

    venerdì della 10ª settimana
    antifona d’ingresso SaI 26,1-2
    Il Signore è mia luce e mia salvezza,di chi avrò paura?Il Signore è difesa della mia vita,di chi avrò timore?Proprio coloro che mi fanno del maleinciampano e cadono.
    colletta
    O Dio, sorgente di ogni bene, ispiraci propositi giusti e santi e donaci il tuo aiuto perché possiamo attuarli nella nostra vita. Per il nostro Signore Gesù Cristo…
    oppure
    O Padre, che hai mandato il tuo Figlio a liberarci dalla schiavitù di satana, sostienici con le armi della fede, perché nel combattimento quotidiano contro il maligno partecipiamo alla vittoria pasquale del Cristo. Egli è Dio, e vive…
    prima lettura 2Cor 4,7-15
    Il testimone del Cristo partecipa al suo mistero — Soffrendo per amore del Cristo, l’apostolo esprime la propria fede nel Signore risorto e la propria speranza di venire risuscitato, un giorno, dalla potenza del salvatore.
    Dalla seconda lettera di Paolo apostolo ai Corinzi
    Fratelli, 7 noi abbiamo un tesoro in vasi di creta, perché appaia che la potenza straordinaria viene da Dio e non da noi. 8 Siamo infatti tribolati da ogni parte, ma non schiacciati; siamo sconvolti, ma non disperati; 9 perseguitati, ma non abbandonati; colpiti, ma non uccisi, 10 portando sempre e dovunque nel nostro corpo la morte di Gesù, perché anche la vita di Gesù si manifesti nel nostro corpo. 11 Sempre infatti, noi che siamo vivi, veniamo esposti alla morte a causa di Gesù, perché anche la vita di Gesù sia manifesta nella nostra carne mortale. 12 Di modo che in noi opera la morte, ma in voi la vita.
    13 Animàti tuttavia da quello stesso spirito di fede di cui sta scritto: «Ho creduto, perciò ho parlato», anche noi crediamo e perciò parliamo, 14 convinti che colui che ha risuscitato il Signore Gesù, risusciterà anche noi con Gesù e ci porrà accanto a lui insieme con voi. 15 Tutto infatti è per voi, perché la grazia, ancora più abbondante ad opera di un maggior numero, moltiplichi l’inno di lode alla gloria di Dio. - Parola di Dio.
    salmo responsoriale 115, 10-11; 15-16; 17-18
    Rit. La mia vita, Signore, canti la tua gloria.
    10 Ho creduto anche quando dicevo:«Sono troppo infelice».11 Ho detto con sgomento: «Ogni uomo è inganno».
    15 Preziosa agli occhi del Signoreè la morte dei suoi fedeli.16 Sì, io sono il tuo servo, Signore,io sono tuo servo, figlio della tua ancella;hai spezzato le mie catene.
    17 A te offrirò sacrifici di lodee invocherò il nome del Signore.18 Adempirò i miei voti al Signoredavanti a tutto il suo popolo.
    canto al Vangelo
    Alleluia, alleluia
    Splendete come astri nel mondo,tenendo alta la parola di vita.
    Vangelo Mt 5,27-32
    !I rispetto della donna — La fedeltà coniugale è un dovere dell’uomo quanto della donna. Oltre a questo, un altro dovere si impone: quello del rispetto, che vieta di fare dell’altra persona un semplice oggetto di piacere.
    Dal Vangelo secondo Matteo
    In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: 27 «Avete inteso che fu detto: Non commettere adulterio; 28 ma io vi dico: chiunque guarda una donna per desiderarla, ha già commesso adulterio con lei nel suo cuore.
    29 Se il tuo occhio destro ti è occasione di scandalo, cavalo e gettalo via da te: conviene che perisca uno dei tuoi membri, piuttosto che tutto il tuo corpo venga gettato nella Geenna.
    30 E se la tua mano destra ti è occasione di scandalo, tagliala e gettala via da te: conviene che perisca uno dei tuoi membri, piuttosto che tutto il tuo corpo vada a finire nella Geenna.
    31 Fu pure detto: Chi ripudia la propria moglie, le dia l’atto di ripudio; 32 ma io vi dico: chiunque ripudia sua moglie, eccetto il caso di concubinato, la espone all’adulterio e chiunque sposa una ripudiata, commette adulterio». -Parola del Signore.
    preghiera evangelica
    Signore Dio, tu apri il tuo regno a coloro che hanno un cuore puro, leale e pronto al perdono. Non è facile, per noi, mettere in pratica questa legge, che supera l’antica. Donaci tu stesso la forza di cui abbiamo bisogno per farne la legge della nostra vita, per la grazia che ci ha meritato Gesù Cristo, tuo Figlio e nostro Signore.
    preghiera sulle offerte
    Quest’offerta del nostro servizio sacerdotale sia bene accetta al tuo nome, Signore, e accresca il nostro amore per te. Per Cristo nostro Signore.
    antifona alla comunione Sal 17,3
    Il Signore è mia roccia e mia fortezza:è lui, il mio Dio, che mi libera e mi aiuta.
    oppure 1Gv 4,16
    Dio è amore; chi sta nell’amoredimora in Dio, e Dio in lui.
    oppure Mc 3,35
    «Chi fa la volontà di Dio, costui è mio fratello, sorella e madre», dice il Signore.
    preghiera dopo la comunione
    Signore, la forza risanatrice del tuo Spirito, operante in questo sacramento, ci guarisca dal male che ci separa da te e ci guidi sulla via del bene. Per Cristo nostro Signore.
    orientamenti per la riflessione
    La espone all’adulterio (Mt 5,32).
    Un altro aspetto di quell’umiltà di fondo, che è divenuta la legge della loro vita comune, consiste nel loro riconoscersi solidali nel male. Quando uno è infedele all’amore, l’altro sa bene di avere una parte di responsabilità: se avesse amato meglio, forse l’altro non avrebbe mancato (H. Caffarel).

    Read more...

    Messalino

    >> mercoledì 10 giugno 2009

    11 giugno
    san Barnaba apostolo
    memoria
    Il titolo di apostolo non significa che Giuseppe, soprannominato Barnaba («figlio della consolazione»), fosse uno dei Dodici, ma semplicemente che svolse un ruolo fondamentale nella diffusione del Vangelo. Uomo di grande fede, entrando nella comunità cristiana mise tutti i suoi beni a disposizione degli apostoli. Nella luce dello Spirito, comprese che i pagani potevano entrare nella Chiesa, all’unica condizione che credessero in Gesù Cristo. Questa convinzione orientò la sua opera missionaria ad Antiochia, dove scelse Paolo come suo collaboratore. Compagno dello stesso Paolo nel suo primo viaggio apostolico, Barnaba è colui che seppe riconoscere e favorire la sua vocazione. Morì martire nella terra dove era nato, l’isola di Cipro.
    antifona d’ingresso cf. At 11,24
    Beato il santo che oggi festeggiamo:egli meritò di essere annoverato tra gli Apostoli;era un uomo virtuoso,pieno di fede e di Spirito Santo. [T.P. Alleluia].
    colletta
    O Padre, che hai scelto san Barnaba, pieno di fede e di Spirito Santo, per convertire i popoli pagani, fa’ che sia sempre annunziato fedelmente, con la parola e con le opere, il Vangelo di Cristo, che egli testimoniò con coraggio apostolico. Per il nostro Signore Gesù Cristo…
    prima lettura At 11,21b-26; 13,1-3
    Barnaba era uomo virtuoso e pieno di Spirito Santo e di fede.
    Dagli Atti degli Apostoli
    In quei giorni, 21 un gran numero credette e si convertì al Signore. 22 La notizia giunse agli orecchi della Chiesa di Gerusalemme, la quale mandò Bàrnaba ad Antiòchia.
    23 Quando questi giunse e vide la grazia del Signore, si rallegrò e, 24 da uomo virtuoso qual era e pieno di Spirito Santo e di fede, esortava tutti a perseverare con cuore risoluto nel Signore. E una folla considerevole fu condotta al Signore.
    25 Bàrnaba poi partì alla volta di Tarso per cercare Sàulo e trovatolo lo condusse ad Antiòchia. 26 Rimasero insieme un anno intero in quella comunità e istruirono molta gente; ad Antiòchia per la prima volta i discepoli furono chiamati Cristiani.
    13,1 C’erano nella comunità di Antiòchia profeti e dottori: Bàrnaba, Simeone soprannominato Niger, Lucio di Cirène, Manaen, compagno d’infanzia di Erode tetrarca, e Sàulo. 2 Mentre essi stavano celebrando il culto del Signore e digiunando, lo Spirito Santo disse: «Riservate per me Bàrnaba e Sàulo per l’opera alla quale li ho chiamati». 3 Allora, dopo aver digiunato e pregato, imposero loro le mani e li accomiatarono. - Parola di Dio.
    salmo responsoriale 97, 1; 2-3b; 3c-4; 5
    Rit. Annunzierò ai fratelli la salvezza del Signore.
    1 Cantate al Signore un canto nuovo, perché ha compiuto prodigi. Gli ha dato vittoria la sua destra e il suo braccio santo.2 Il Signore ha manifestato la sua salvezza, agli occhi dei popoli ha rivelato la sua giustizia.
    3 Egli si è ricordato del suo amore, della sua fedeltà alla casa di Israele. Tutti i confini della terra hanno veduto la salvezza del nostro Dio.
    4 Acclami al Signore tutta la terra, gridate, esultate con canti di gioia. Cantate inni al Signore con l’arpa, con l’arpa e con suono melodioso; con la tromba e al suono del corno acclamate davanti al re, il Signore.
    canto al Vangelo cf. Lc 4,18
    Alleluia, alleluia
    Il Signore mi ha mandatoad annunziare ai poveri il lieto messaggio,a proclamare ai prigionieri la liberazione.
    vangelo Mt 10,7-13
    Gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date.
    Dal Vangelo secondo Matteo
    In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: 7 «Strada facendo, predicate che il regno dei cieli è vicino. 8 Guarite gli infermi, risuscitate i morti, sanate i lebbrosi, cacciate i demòni. Gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date.
    9 Non procuratevi oro, né argento, né moneta di rame nelle vostre cinture, 10 né bisaccia da viaggio, né due tuniche, né sandali, né bastone, perché l’operaio ha diritto al suo nutrimento.
    11 In qualunque città o villaggio entriate, fatevi indicare se vi sia qualche persona degna, e li rimanete fino alla vostra partenza. 12 Entrando nella casa, rivolgetele il saluto. 13 Se quella casa ne sarà degna, la vostra pace scenda sopra di essa; ma se non ne sarà degna, la vostra pace ritorni a voi». - Parola del Signore.
    preghiera sulle offerte
    Benedici e santifica, o Dio, questa offerta sacrificale, e accendi in noi la stessa fiamma di carità, che mosse san Barnaba a portare alle genti l’annunzio del Vangelo. Per Cristo nostro Signore.
    Prefazio degli apostoli
    antifona alla comunione Gv 15,15
    «Non vi chiamo più servi,perché il servo non sa quello che fa il suo padrone;vi ho chiamati amici, perché tutto ciò che ho udito dal Padre miol’ho fatto conoscere a voi». [T.P. Alleluia]
    oppure Mt 10,7.8
    «Predicate che il regno dei cieli è vicino.Gratuitamente avete ricevuto,gratuitamente date». [T. P. Alleluia].
    preghiera dopo la comunione
    Signore, che nel glorioso ricordo dell’apostolo Barnaba ci hai dato il pegno della vita eterna, fa’ che un giorno contempliamo nello splendore della liturgia celeste il mistero che abbiamo celebrato nella fede. Per Cristo nostro Signore.

    Read more...

    Messalino

    >> martedì 9 giugno 2009

    mercoledì della 10ª settimana
    antifona d’ingresso SaI 26,1-2
    Il Signore è mia luce e mia salvezza,di chi avrò paura?Il Signore è difesa della mia vita,di chi avrò timore?Proprio coloro che mi fanno del maleinciampano e cadono.
    colletta
    O Dio, sorgente di ogni bene, ispiraci propositi giusti e santi e donaci il tuo aiuto perché possiamo attuarli nella nostra vita. Per il nostro Signore Gesù Cristo…
    oppure
    O Padre, che hai mandato il tuo Figlio a liberarci dalla schiavitù di satana, sostienici con le armi della fede, perché nel combattimento quotidiano contro il maligno partecipiamo alla vittoria pasquale del Cristo. Egli è Dio, e vive…
    prima lettura 2Cor 3,4-11
    La gloria dell’apostolo deriva dal servizio reso allo Spirito — La gloria di Mosè era passeggera come l’antica alleanza, in cui la Legge non faceva che denunciare il peccato e annunciare la condanna del peccatore. La gloria dei ministri della nuova alleanza, che è eterna, consiste nel poter rendere giusti i peccatori donando loro lo Spirito che dà la vita.
    Dalla seconda lettera di Paolo apostolo ai Corinzi
    Fratelli, 4 questa è la fiducia che abbiamo per mezzo di Cristo, davanti a Dio. 5 Non però che da noi stessi siamo capaci di pensare qualcosa come proveniente da noi, 6 ma la nostra capacità viene da Dio, che ci ha resi ministri adatti di una Nuova Alleanza, non della lettera ma dello Spirito; perché la lettera uccide, lo Spirito dà vita! 7 Se il ministero della morte, inciso in lettere su pietre, fu circonfuso di gloria, al punto che i figli d’Israele non potevano fissare il volto di Mosè a causa dello splendore pure effimero del suo volto, 8 quanto più sarà glorioso il ministero dello Spirito?
    9 Se già il ministero della condanna fu glorioso, molto di più abbonda di gloria il ministero della giustizia. 10 Anzi sotto quest’aspetto, quello che era glorioso non lo è più a confronto della sovraeminente gloria della Nuova Alleanza.
    11 Se dunque ciò che era effimero fu glorioso, molto più lo sarà ciò che è duraturo. - Parola di Dio.
    salmo responsoriale 98, 5; 6; 7; 8; 9
    Rit. Tu sei santo, Signore nostro Dio.
    5 Esaltate il Signore nostro Dio, prostratevi allo sgabello dei suoi piedi, perché è santo.
    6 Mosè e Aronne tra i suoi sacerdoti, Samuele tra quanti invocano il suo nome: invocavano il Signore ed egli rispondeva.
    7 Parlava loro da una colonna di nubi: obbedivano ai suoi comandi e alla legge che aveva loro dato.
    8 Signore, Dio nostro, tu li esaudivi, eri per loro un Dio paziente, pur castigando i loro peccati.
    9 Esaltate il Signore nostro Dio, prostratevi davanti al suo monte santo, perché santo è il Signore, nostro Dio.
    canto al Vangelo
    Alleluia, alleluia Fammi conoscere, Signore, le tue vie,insegnami i tuoi sentieri: in te ho sempre sperato.
    Vangelo Mt 5,17-19
    Le esigenze del Vangelo — Essere fedeli a Dio, non significa attenersi all’una o all’altra delle prescrizioni contenute nella legge di Mosè: significa essere docili allo Spirito di quel Dio che i profeti hanno fatto conoscere a poco a poco a Israele, e che Gesù rivela con pienezza. Il Cristo non contraddice Mosè, lo supera.
    Dal Vangelo secondo Matteo
    In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: 17 Non pensate che io sia venuto ad abolire la Legge o i Profeti; non son venuto per abolire, ma per dare compimento. 18 In verità vi dico: finché non siano passati il cielo e la terra, non passerà dalla Legge neppure un iota o un segno, senza che tutto sia compiuto. 19 Chi dunque trasgredirà uno solo di questi precetti, anche minimi, e insegnerà agli uomini a fare altrettanto, sarà considerato minimo nel regno dei cieli. Chi invece li osserverà e li insegnerà agli uomini, sarà considerato grande nel regno dei cieli». - Parola del Signore.
    preghiera evangelica
    Signore Dio, insegnaci a non disprezzare nessuno dei tuoi comandamenti, neppure quelli che ci sembrano di poca importanza. Ma liberaci anche da qualsiasi forma di legalismo, perché non sull’osservanza della legge, ma sulla qualità del nostro amore saremo giudicati prima di entrare nel regno dei cieli per sempre.
    preghiera sulle offerte
    Quest’offerta del nostro servizio sacerdotale sia bene accetta al tuo nome, Signore, e accresca il nostro amore per te. Per Cristo nostro Signore.
    antifona alla comunione Sal 17,3
    Il Signore è mia roccia e mia fortezza:è lui, il mio Dio, che mi libera e mi aiuta.
    oppure 1Gv 4,16
    Dio è amore; chi sta nell’amoredimora in Dio, e Dio in lui.
    oppure Mc 3,35
    «Chi fa la volontà di Dio, costui è mio fratello, sorella e madre», dice il Signore.
    preghiera dopo la comunione
    Signore, la forza risanatrice del tuo Spirito, operante in questo sacramento, ci guarisca dal male che ci separa da te e ci guidi sulla via del bene. Per Cristo nostro Signore.
    orientamenti per la riflessione
    Chi osserverà questi precetti sarà considerato grande nel regno dei cieli (Mt 5,19).
    Prima di essere una speranza per il futuro, la vita eterna è un impegno per il presente (H. de Lubac).

    Read more...

    Messalino

    >> lunedì 8 giugno 2009

    martedì della 10ª settimana
    antifona d’ingresso SaI 26,1-2
    Il Signore è mia luce e mia salvezza,di chi avrò paura?Il Signore è difesa della mia vita,di chi avrò timore?Proprio coloro che mi fanno del maleinciampano e cadono.
    colletta
    O Dio, sorgente di ogni bene, ispiraci propositi giusti e santi e donaci il tuo aiuto perché possiamo attuarli nella nostra vita. Per il nostro Signore Gesù Cristo…
    oppure
    O Padre, che hai mandato il tuo Figlio a liberarci dalla schiavitù di satana, sostienici con le armi della fede, perché nel combattimento quotidiano contro il maligno partecipiamo alla vittoria pasquale del Cristo. Egli è Dio, e vive…
    prima lettura 2Cor 1,18-22
    Il modello e la sorgente della fedeltà dell’apostolo — Prima di affermare che non ci si può fidare di Paolo, i Corinzi dovrebbero ricordare che egli si è rivolto a loro in nome del Dio fedele, ha parlato loro di quel Gesù che ha pienamente realizzato le promesse del Padre, ed è stato sostenuto nella propria testimonianza dallo Spirito che Dio gli ha dato.
    Dalla seconda lettera di Paolo apostolo ai Corinzi
    Fratelli, 18 Dio è testimone che la nostra parola verso di voi non è «sì» e «no». 19 Il Figlio di Dio, Gesù Cristo che abbiamo predicato tra voi, io, Silvano e Timoteo, non fu «sì» e «no», ma in lui c’è stato il «sì». 20 E in realtà tutte le promesse di Dio in lui sono divenute «sì». Per questo sempre attraverso lui sale a Dio il nostro «Amen» per la sua gloria.
    21 È Dio stesso che ci conferma, insieme a voi, in Cristo, e ci ha conferito l’unzione, 22 ci ha impresso il sigillo e ci ha dato la caparra dello Spirito nei nostri cuori.
    23 Io chiamo Dio a testimone sulla mia vita, che solo per risparmiarvi non sono più venuto a Corinto.
    24 Noi non intendiamo far da padroni sulla vostra fede; siamo invece i collaboratori della vostra gioia, perché nella fede voi siete già saldi. - Parola di Dio.
    salmo responsoriale 118, 129-130; 131-132; 133.135
    Rit. Risplenda su di noi la luce del tuo volto, o Signore.
    129 Meravigliosa è la tua alleanza,per questo le sono fedele, Signore.130 La tua parola nel rivelarsi illumina,dona saggezza ai semplici.
    131 Apro anelante la bocca,perché desidero i tuoi comandamenti.132 Volgiti a me e abbi misericordia,tu che sei giusto per chi ama il tuo nome.
    133 Rendi saldi i miei passi secondo la tua parolae su di me non prevalga il male.135 Salvami dall’oppressione dell’uomoe obbedirò ai tuoi precetti.
    canto al Vangelo
    Alleluia, alleluia
    Risplenda la vostra luce davanti agli uomini,perché vedano le vostre opere buonee rendano gloria al Padre vostro che è nei cielo.
    Vangelo Mt 5,13-16
    La missione del cristiano nel mondo — Per essere discepoli del Cristo, non basta conoscerlo o ascoltarlo; bisogna anche farlo conoscere attraverso una vita che riveli al mondo il sapore e la luce del Vangelo.
    Dal Vangelo secondo Matteo
    In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: « 13 Voi siete il sale della terra; ma se il sale perdesse il sapore, con che cosa lo si potrà render salato? A null’altro serve che ad essere gettato via e calpestato dagli uomini.
    14 Voi siete la luce del mondo; non può restare nascosta una città collocata sopra un monte, 15 né si accende una lucerna per metterla sotto il moggio, ma sopra il lucerniere perché faccia luce a tutti quelli che sono nella casa. 16 Così risplenda la vostra luce davanti agli uomini, perché vedano le vostre opere buone e rendano gloria al vostro Padre che è nei cieli». - Parola del Signore.
    preghiera evangelica
    Signore Gesù Cristo, sei tu il sale della terra e la luce del mondo, ma nella tua bontà hai voluto che lo fossero anche i tuoi discepoli. Rendili trasparenti alla tua luce e al tuo amore, tu che vivi con il Padre e con lo Spirito santo, nei secoli dei secoli.
    preghiera sulle offerte
    Quest’offerta del nostro servizio sacerdotale sia bene accetta al tuo nome, Signore, e accresca il nostro amore per te. Per Cristo nostro Signore.
    antifona alla comunione Sal 17,3
    Il Signore è mia roccia e mia fortezza:è lui, il mio Dio, che mi libera e mi aiuta.
    oppure 1Gv 4,16
    Dio è amore; chi sta nell’amoredimora in Dio, e Dio in lui.
    oppure Mc 3,35
    «Chi fa la volontà di Dio, costui è mio fratello, sorella e madre», dice il Signore.
    preghiera dopo la comunione
    Signore, la forza risanatrice del tuo Spirito, operante in questo sacramento, ci guarisca dal male che ci separa da te e ci guidi sulla via del bene. Per Cristo nostro Signore.
    orientamenti per la riflessione
    Voi siete il sale della terra (Mt 5,13).
    Il Vangelo non manca di ricordarci che il sale può perdere il proprio sapore. E se noi viviamo più o meno tranquilli in mezzo al mondo, questo può significare che il nostro zelo è molto ridotto (H. de Lubac, Meditazioni sulla Chiesa).

    Read more...

    Messalino

    >> domenica 7 giugno 2009

    lunedì della 10ª settimana
    antifona d’ingresso SaI 26,1-2
    Il Signore è mia luce e mia salvezza,di chi avrò paura?Il Signore è difesa della mia vita,di chi avrò timore?Proprio coloro che mi fanno del maleinciampano e cadono.
    colletta
    O Dio, sorgente di ogni bene, ispiraci propositi giusti e santi e donaci il tuo aiuto perché possiamo attuarli nella nostra vita. Per il nostro Signore Gesù Cristo…
    oppure
    O Padre, che hai mandato il tuo Figlio a liberarci dalla schiavitù di satana, sostienici con le armi della fede, perché nel combattimento quotidiano contro il maligno partecipiamo alla vittoria pasquale del Cristo. Egli è Dio, e vive…
    prima lettura 2Cor 1,1-7
    La sofferenza dell’apostolo — La comunità di Corinto è passata attraverso una crisi, e Paolo rievoca la sofferenza che questo fatto gli ha causato; ma lo fa per ricordare le sofferenze del Cristo che così ha potuto condividere, per rendere grazie al Padre che l’ha sostenuto, per dire la propria speranza che da tanto dolore scaturisca la salvezza. Questa è la reazione di un apostolo nel momento della prova.
    Dalla seconda lettera di Paolo apostolo ai Corinzi
    1 Paolo, apostolo di Gesù Cristo per volontà di Dio, e il fratello Timòteo, alla Chiesa di Dio che è in Corinto e a tutti i santi dell’intera Acaia: 2 grazia a voi e pace da Dio Padre nostro e dal Signore Gesù Cristo.
    3 Sia benedetto Dio, Padre del Signore nostro Gesù Cristo, Padre misericordioso e Dio di ogni consolazione, 4 il quale ci consola in ogni nostra tribolazione perché possiamo anche noi consolare quelli che si trovano in qualsiasi genere di afflizione con la consolazione con cui siamo consolati noi stessi da Dio.
    5 Infatti, come abbondano le sofferenze di Cristo in noi, così, per mezzo di Cristo, abbonda anche la nostra consolazione. 6 Quando siamo tribolati, è per la vostra consolazione e salvezza; quando siamo confortati, è per la vostra consolazione, la quale si dimostra nel sopportare con forza le medesime sofferenze che anche noi sopportiamo.
    7 La nostra speranza nei vostri riguardi è ben salda, convinti che come siete partecipi delle sofferenze così lo siete anche della consolazione. - Parola di Dio.
    salmo responsoriale 33, 2-3; 4-5; 6-7; 8-9
    Rit. Sei tu, Signore, il nostro rifugio.
    2 Benedirò il Signore in ogni tempo,sulla mia bocca sempre la sua lode.3 Io mi glorio nel Signore,ascoltino gli umili e si rallegrino.
    4 Celebrate con me il Signore,esaltiamo insieme il suo nome.5 Ho cercato il Signore e mi ha rispostoe da ogni timore mi ha liberato.
    6 Guardate a lui e sarete raggianti,non saranno confusi i vostri volti.7 Questo povero grida e il Signore lo ascolta,lo libera da tutte le sue angosce.
    8 L’angelo del Signore si accampaattorno a quelli che lo temono e li salva.9 Gustate e vedete quanto è buono il Signore;beato l’uomo che in lui si rifugia.
    canto al Vangelo
    Alleluia, alleluia
    Rallegratevi ed esultate,voi che oggi siete nel dolore,perché già vostro è il regno dei cieli.
    Vangelo Mt 5,1-12.
    La felicità che Gesù ci dona — Gesù porta agli uomini la felicità a cui Dio li chiama. Bisogna però che essi siano disponibili a riceverla. Fin dall’inizio del suo primo discorso, quindi, il Cristo proclama chi potrà godere del dono da lui offerto a tutti gli uomini.
    Dal Vangelo secondo Matteo
    In quel tempo, 1 vedendo le folle, Gesù salì sulla montagna e, messosi a sedere, gli si avvicinarono i suoi discepoli. 2 Prendendo allora la parola, li ammaestrava dicendo:
    3 «Beati i poveri in spirito, perché di essi è il regno dei cieli. 4 Beati gli afflitti, perché saranno consolati. 5 Beati i miti, perché erediteranno la terra. 6 Beati quelli che hanno fame e sete della giustizia, perché saranno saziati. 7 Beati i misericordiosi, perché troveranno misericordia. 8 Beati i puri di cuore, perché vedranno Dio. 9 Beati gli operatori di pace, perché saranno chiamati figli di Dio. 10 Beati i perseguitati per causa della giustizia, perché di essi è il regno dei cieli.
    11 Beati voi quando vi insulteranno, vi perseguiteranno e, mentendo, diranno ogni sorta di male contro di voi per causa mia. 12 Rallegratevi ed esultate, perché grande è la vostra ricompensa nei cieli. Così infatti hanno perseguitato i profeti prima di voi». - Parola del Signore.
    preghiera evangelica
    Signore, Dio nostro, il tuo Figlio è venuto ad annunciare l’avvento di un mondo nuovo in cui i poveri sono ricchi, quelli che piangono possiedono la gioia e quelli che hanno fame di giustizia sono saziati. Aprici veramente a questa nuova legge, così sconcertante per il nostro limitato modo di vedere, e donaci un cuore puro, perché possiamo contemplarti faccia a faccia. Per Gesù Cristo, nostro Signore.
    preghiera sulle offerte
    Quest’offerta del nostro servizio sacerdotale sia bene accetta al tuo nome, Signore, e accresca il nostro amore per te. Per Cristo nostro Signore.
    antifona alla comunione Sal 17,3
    Il Signore è mia roccia e mia fortezza:è lui, il mio Dio, che mi libera e mi aiuta.
    oppure 1Gv 4,16
    Dio è amore; chi sta nell’amoredimora in Dio, e Dio in lui.
    oppure Mc 3,35
    «Chi fa la volontà di Dio, costui è mio fratello, sorella e madre», dice il Signore.
    preghiera dopo la comunione
    Signore, la forza risanatrice del tuo Spirito, operante in questo sacramento, ci guarisca dal male che ci separa da te e ci guidi sulla via del bene. Per Cristo nostro Signore.
    orientamenti per la riflessione
    Rallegratevi (Mt 5,12).
    Voi che piangete, voi che soffrite, voi che avete fame e sete di qualcosa di diverso e di nuovo, la buona notizia del Vangelo è che la felicità è già alla vostra porta, se comprendete che il dono attuale dell’amore di Dio è più grande del vostro dolore e della vostra insoddisfazione (Cl. Geffré).

    Read more...

    Iscriviti e segui questo blog

    Parlate e litigate figli miei....tanto alla fine il Signore sistema tutto

      © Blogger templates Shiny by Ourblogtemplates.com 2008

    Back to TOP