ANNO SACERDOTALE

 
  • LETTERA DEL SANTO PADRE
    BENEDETTO XVI
    PER L'INDIZIONE DELL'ANNO SACERDOTALE
    IN OCCASIONE DEL 150° ANNIVERSARIO
    DEL "DIES NATALIS" DI GIOVANNI MARIA VIANNEY

        

    Cari fratelli nel Sacerdozio,

    nella prossima solennità del Sacratissimo Cuore di Gesù, venerdì 19 giugno 2009 – giornata tradizionalmente dedicata alla preghiera per la santificazione del clero –, ho pensato di indire ufficialmente un “Anno Sacerdotale” in occasione del 150° anniversario del “dies natalis” di Giovanni Maria Vianney, il Santo Patrono di tutti i parroci del mondo.[1] Tale anno, che vuole contribuire a promuovere l’impegno d’interiore rinnovamento di tutti i sacerdoti per una loro più forte ed incisiva testimonianza evangelica nel mondo di oggi, si concluderà nella stessa solennità del 2010. “Il Sacerdozio è l'amore del cuore di Gesù”, soleva dire il Santo Curato d’Ars.[2] Questa toccante espressione ci permette anzitutto di evocare con tenerezza e riconoscenza l’immenso dono che i sacerdoti costituiscono non solo per la Chiesa, ma anche per la stessa umanità. Penso a tutti quei presbiteri che offrono ai fedeli cristiani e al mondo intero l’umile e quotidiana proposta delle parole e dei gesti di Cristo, cercando di aderire a Lui con i pensieri, la volontà, i sentimenti e lo stile di tutta la propria esistenza. Come non sottolineare le loro fatiche apostoliche, il loro servizio infaticabile e nascosto, la loro carità tendenzialmente universale? E che dire della fedeltà coraggiosa di tanti sacerdoti che, pur tra difficoltà e incomprensioni, restano fedeli alla loro vocazione: quella di “amici di Cristo”, da Lui particolarmente chiamati, prescelti e inviati?

    Io stesso porto ancora nel cuore il ricordo del primo parroco accanto al quale esercitai il mio ministero di giovane prete: egli mi lasciò l’esempio di una dedizione senza riserve al proprio servizio pastorale, fino a trovare la morte nell’atto stesso in cui portava il viatico a un malato grave. Tornano poi alla mia memoria gli innumerevoli confratelli che ho incontrato e che continuo ad incontrare, anche durante i miei viaggi pastorali nelle diverse nazioni, generosamente impegnati nel quotidiano esercizio del loro ministero sacerdotale. Ma l’espressione usata dal Santo Curato evoca anche la trafittura del Cuore di Cristo e la corona di spine che lo avvolge. Il pensiero va, di conseguenza, alle innumerevoli situazioni di sofferenza in cui molti sacerdoti sono coinvolti, sia perché partecipi dell’esperienza umana del dolore nella molteplicità del suo manifestarsi, sia perché incompresi dagli stessi destinatari del loro ministero: come non ricordare i tanti sacerdoti offesi nella loro dignità, impediti nella loro missione, a volte anche perseguitati fino alla suprema testimonianza del sangue?

    Ci sono, purtroppo, anche situazioni, mai abbastanza deplorate, in cui è la Chiesa stessa a soffrire per l’infedeltà di alcuni suoi ministri. È il mondo a trarne allora motivo di scandalo e di rifiuto. Ciò che massimamente può giovare in tali casi alla Chiesa non è tanto la puntigliosa rilevazione delle debolezze dei suoi ministri, quanto una rinnovata e lieta coscienza della grandezza del dono di Dio, concretizzato in splendide figure di generosi Pastori, di Religiosi ardenti di amore per Dio e per le anime, di Direttori spirituali illuminati e pazienti. A questo proposito, gli insegnamenti e gli esempi di san Giovanni Maria Vianney possono offrire a tutti un significativo punto di riferimento: il Curato d’Ars era umilissimo, ma consapevole, in quanto prete, d’essere un dono immenso per la sua gente: “Un buon pastore, un pastore secondo il cuore di Dio, è il più grande tesoro che il buon Dio possa accordare ad una parrocchia e uno dei doni più preziosi della misericordia divina”.[3] Parlava del sacerdozio come se non riuscisse a capacitarsi della grandezza del dono e del compito affidati ad una creatura umana: “Oh come il prete è grande!... Se egli si comprendesse, morirebbe... Dio gli obbedisce: egli pronuncia due parole e Nostro Signore scende dal cielo alla sua voce e si rinchiude in una piccola ostia...”.[4] E spiegando ai suoi fedeli l’importanza dei sacramenti diceva: “Tolto il sacramento dell'Ordine, noi non avremmo il Signore. Chi lo ha riposto là in quel tabernacolo? Il sacerdote. Chi ha accolto la vostra anima al primo entrare nella vita? Il sacerdote. Chi la nutre per darle la forza di compiere il suo pellegrinaggio? Il sacerdote. Chi la preparerà a comparire innanzi a Dio, lavandola per l'ultima volta nel sangue di Gesù Cristo? Il sacerdote, sempre il sacerdote. E se quest'anima viene a morire [per il peccato], chi la risusciterà, chi le renderà la calma e la pace? Ancora il sacerdote... Dopo Dio, il sacerdote è tutto!... Lui stesso non si capirà bene che in cielo”.[5] Queste affermazioni, nate dal cuore sacerdotale del santo parroco, possono apparire eccessive. In esse, tuttavia, si rivela l’altissima considerazione in cui egli teneva il sacramento del sacerdozio. Sembrava sopraffatto da uno sconfinato senso di responsabilità: “Se comprendessimo bene che cos’è un prete sulla terra, moriremmo: non di spavento, ma di amore... Senza il prete la morte e la passione di Nostro Signore non servirebbero a niente. È il prete che continua l’opera della Redenzione sulla terra... Che ci gioverebbe una casa piena d’oro se non ci fosse nessuno che ce ne apre la porta? Il prete possiede la chiave dei tesori celesti: è lui che apre la porta; egli è l’economo del buon Dio; l’amministratore dei suoi beni... Lasciate una parrocchia, per vent’anni, senza prete, vi si adoreranno le bestie... Il prete non è prete per sé, lo è per voi”.[6]

    Era giunto ad Ars, un piccolo villaggio di 230 abitanti, preavvertito dal Vescovo che avrebbe trovato una situazione religiosamente precaria: “Non c'è molto amor di Dio in quella parrocchia; voi ce ne metterete”. Era, di conseguenza, pienamente consapevole che doveva andarvi ad incarnare la presenza di Cristo, testimoniandone la tenerezza salvifica: “[Mio Dio], accordatemi la conversione della mia parrocchia; accetto di soffrire tutto quello che vorrete per tutto il tempo della mia vita!”, fu con questa preghiera che iniziò la sua missione.[7] Alla conversione della sua parrocchia il Santo Curato si dedicò con tutte le sue energie, ponendo in cima ad ogni suo pensiero la formazione cristiana del popolo a lui affidato. Cari fratelli nel Sacerdozio, chiediamo al Signore Gesù la grazia di poter apprendere anche noi il metodo pastorale di san Giovanni Maria Vianney! Ciò che per prima cosa dobbiamo imparare è la sua totale identificazione col proprio ministero. In Gesù, Persona e Missione tendono a coincidere: tutta la sua azione salvifica era ed è espressione del suo “Io filiale” che, da tutta l’eternità, sta davanti al Padre in atteggiamento di amorosa sottomissione alla sua volontà. Con umile ma vera analogia, anche il sacerdote deve anelare a questa identificazione. Non si tratta certo di dimenticare che l’efficacia sostanziale del ministero resta indipendente dalla santità del ministro; ma non si può neppure trascurare la straordinaria fruttuosità generata dall’incontro tra la santità oggettiva del ministero e quella soggettiva del ministro. Il Curato d’Ars iniziò subito quest’umile e paziente lavoro di armonizzazione tra la sua vita di ministro e la santità del ministero a lui affidato, decidendo di “abitare” perfino materialmente nella sua chiesa parrocchiale: Appena arrivato egli scelse la chiesa a sua dimora... Entrava in chiesa prima dell’aurora e non ne usciva che dopo l’Angelus della sera. Là si doveva cercarlo quando si aveva bisogno di lui, si legge nella prima biografia.[8]

    L’esagerazione devota del pio agiografo non deve farci trascurare il fatto che il Santo Curato seppe anche “abitare” attivamente in tutto il territorio della sua parrocchia: visitava sistematicamente gli ammalati e le famiglie; organizzava missioni popolari e feste patronali; raccoglieva ed amministrava denaro per le sue opere caritative e missionarie; abbelliva la sua chiesa e la dotava di arredi sacri; si occupava delle orfanelle della “Providence” (un istituto da lui fondato) e delle loro educatrici; si interessava dell’istruzione dei bambini; fondava confraternite e chiamava i laici a collaborare con lui.

    Il suo esempio mi induce a evidenziare gli spazi di collaborazione che è doveroso estendere sempre più ai fedeli laici, coi quali i presbiteri formano l’unico popolo sacerdotale [9] e in mezzo ai quali, in virtù del sacerdozio ministeriale, si trovano “per condurre tutti all’unità della carità, ‘amandosi l’un l’altro con la carità fraterna, prevenendosi a vicenda nella deferenza’ (Rm 12,10)”.[10] È da ricordare, in questo contesto, il caloroso invito con il quale il Concilio Vaticano II incoraggia i presbiteri a “riconoscere e promuovere sinceramente la dignità dei laici, nonché il loro ruolo specifico nell’ambito della missione della Chiesa… Siano pronti ad ascoltare il parere dei laici, considerando con interesse fraterno le loro aspirazioni e giovandosi della loro esperienza e competenza nei diversi campi dell’attività umana, in modo da poter insieme a loro riconoscere i segni dei tempi”.[11]

    Ai suoi parrocchiani il Santo Curato insegnava soprattutto con la testimonianza della vita. Dal suo esempio i fedeli imparavano a pregare, sostando volentieri davanti al tabernacolo per una visita a Gesù Eucaristia.[12] “Non c’è bisogno di parlar molto per ben pregare” – spiegava loro il Curato - “Si sa che Gesù è là, nel santo tabernacolo: apriamogli il nostro cuore, rallegriamoci della sua santa presenza. È questa la migliore preghiera”.[13] Ed esortava: “Venite alla comunione, fratelli miei, venite da Gesù. Venite a vivere di Lui per poter vivere con Lui...[14] “È vero che non ne siete degni, ma ne avete bisogno!”.[15] Tale educazione dei fedeli alla presenza eucaristica e alla comunione acquistava un’efficacia particolarissima, quando i fedeli lo vedevano celebrare il Santo Sacrificio della Messa. Chi vi assisteva diceva che non era possibile trovare una figura che meglio esprimesse l’adorazione... Contemplava l’Ostia amorosamente”.[16] “Tutte le buone opere riunite non equivalgono al sacrificio della Messa, perché quelle sono opere di uomini, mentre la Santa Messa è opera di Dio»,[17] diceva. Era convinto che dalla Messa dipendesse tutto il fervore della vita di un prete: «La causa della rilassatezza del sacerdote è che non fa attenzione alla Messa! Mio Dio, come è da compiangere un prete che celebra come se facesse una cosa ordinaria!”.[18] Ed aveva preso l’abitudine di offrire sempre, celebrando, anche il sacrificio della propria vita: “Come fa bene un prete ad offrirsi a Dio in sacrificio tutte le mattine!”.[19]

    Questa immedesimazione personale al Sacrificio della Croce lo conduceva – con un solo movimento interiore – dall’altare al confessionale. I sacerdoti non dovrebbero mai rassegnarsi a vedere deserti i loro confessionali né limitarsi a constatare la disaffezione dei fedeli nei riguardi di questo sacramento. Al tempo del Santo Curato, in Francia, la confessione non era né più facile, né più frequente che ai nostri giorni, dato che la tormenta rivoluzionaria aveva soffocato a lungo la pratica religiosa. Ma egli cercò in ogni modo, con la predicazione e con il consiglio persuasivo, di far riscoprire ai suoi parrocchiani il significato e la bellezza della Penitenza sacramentale, mostrandola come un’esigenza intima della Presenza eucaristica. Seppe così dare il via a un circolo virtuoso. Con le lunghe permanenze in chiesa davanti al tabernacolo fece sì che i fedeli cominciassero ad imitarlo, recandovisi per visitare Gesù, e fossero, al tempo stesso, sicuri di trovarvi il loro parroco, disponibile all’ascolto e al perdono. In seguito, fu la folla crescente dei penitenti, provenienti da tutta la Francia, a trattenerlo nel confessionale fino a 16 ore al giorno. Si diceva allora che Ars era diventata il grande ospedale delle anime”.[20] “La grazia che egli otteneva [per la conversione dei peccatori] era sì forte che essa andava a cercarli senza lasciar loro un momento di tregua!”, dice il primo biografo.[21] Il Santo Curato non la pensava diversamente, quando diceva: “Non è il peccatore che ritorna a Dio per domandargli perdono, ma è Dio stesso che corre dietro al peccatore e lo fa tornare a Lui”.[22] “Questo buon Salvatore è così colmo d’amore che ci cerca dappertutto”.[23]

    Tutti noi sacerdoti dovremmo sentire che ci riguardano personalmente quelle parole che egli metteva in bocca a Cristo: “Incaricherò i miei ministri di annunciare ai peccatori che sono sempre pronto a riceverli, che la mia misericordia è infinita”.[24] Dal Santo Curato d’Ars noi sacerdoti possiamo imparare non solo un’inesauribile fiducia nel sacramento della Penitenza che ci spinga a rimetterlo al centro delle nostre preoccupazioni pastorali, ma anche il metodo del “dialogo di salvezza” che in esso si deve svolgere. Il Curato d’Ars aveva una maniera diversa di atteggiarsi con i vari penitenti. Chi veniva al suo confessionale attratto da un intimo e umile bisogno del perdono di Dio, trovava in lui l’incoraggiamento ad immergersi nel “torrente della divina misericordia” che trascina via tutto nel suo impeto. E se qualcuno era afflitto al pensiero della propria debolezza e incostanza, timoroso di future ricadute, il Curato gli rivelava il segreto di Dio con un’espressione di toccante bellezza: “Il buon Dio sa tutto. Prima ancora che voi vi confessiate, sa già che peccherete ancora e tuttavia vi perdona. Come è grande l’amore del nostro Dio che si spinge fino a dimenticare volontariamente l’avvenire, pur di perdonarci!”.[25] A chi, invece, si accusava in maniera tiepida e quasi indifferente, offriva, attraverso le sue stesse lacrime, la seria e sofferta evidenza di quanto quell’atteggiamento fosse “abominevole”: “Piango perché voi non piangete”,[26] diceva. “Se almeno il Signore non fosse così buono! Ma è così buono! Bisogna essere barbari a comportarsi così davanti a un Padre così buono!”.[27] Faceva nascere il pentimento nel cuore dei tiepidi, costringendoli a vedere, con i propri occhi, la sofferenza di Dio per i peccati quasi “incarnata” nel volto del prete che li confessava. A chi, invece, si presentava già desideroso e capace di una più profonda vita spirituale, spalancava le profondità dell’amore, spiegando l’indicibile bellezza di poter vivere uniti a Dio e alla sua presenza: “Tutto sotto gli occhi di Dio, tutto con Dio, tutto per piacere a Dio... Com’è bello!”.[28] E insegnava loro a pregare: “Mio Dio, fammi la grazia di amarti tanto quanto è possibile che io t’ami”.[29]

    Il Curato d’Ars, nel suo tempo, ha saputo trasformare il cuore e la vita di tante persone, perché è riuscito a far loro percepire l’amore misericordioso del Signore. Urge anche nel nostro tempo un simile annuncio e una simile testimonianza della verità dell’Amore: Deus caritas est (1 Gv 4,8). Con la Parola e con i Sacramenti del suo Gesù, Giovanni Maria Vianney sapeva edificare il suo popolo, anche se spesso fremeva convinto della sua personale inadeguatezza, al punto da desiderare più volte di sottrarsi alle responsabilità del ministero parrocchiale di cui si sentiva indegno. Tuttavia con esemplare obbedienza restò sempre al suo posto, perché lo divorava la passione apostolica per la salvezza delle anime. Cercava di aderire totalmente alla propria vocazione e missione mediante un’ascesi severa: “La grande sventura per noi parroci - deplorava il Santo - è che l’anima si intorpidisce” [30]; ed intendeva con questo un pericoloso assuefarsi del pastore allo stato di peccato o di indifferenza in cui vivono tante sue pecorelle. Egli teneva a freno il corpo, con veglie e digiuni, per evitare che opponesse resistenze alla sua anima sacerdotale. E non rifuggiva dal mortificare se stesso a bene delle anime che gli erano affidate e per contribuire all’espiazione dei tanti peccati ascoltati in confessione. Spiegava ad un confratello sacerdote: “Vi dirò qual è la mia ricetta: dò ai peccatori una penitenza piccola e il resto lo faccio io al loro posto”.[31] Al di là delle concrete penitenze a cui il Curato d’Ars si sottoponeva, resta comunque valido per tutti il nucleo del suo insegnamento: le anime costano il sangue di Gesù e il sacerdote non può dedicarsi alla loro salvezza se rifiuta di partecipare personalmente al “caro prezzo” della redenzione.

    Nel mondo di oggi, come nei difficili tempi del Curato d’Ars, occorre che i presbiteri nella loro vita e azione si distinguano per una forte testimonianza evangelica. Ha giustamente osservato Paolo VI: “L’uomo contemporaneo ascolta più volentieri i testimoni che i maestri, o se ascolta i maestri lo fa perché sono dei testimoni”.[32] Perché non nasca un vuoto esistenziale in noi e non sia compromessa l’efficacia del nostro ministero, occorre che ci interroghiamo sempre di nuovo: “Siamo veramente pervasi dalla Parola di Dio? È vero che essa è il nutrimento di cui viviamo, più di quanto lo siano il pane e le cose di questo mondo? La conosciamo davvero? La amiamo? Ci occupiamo interiormente di questa Parola al punto che essa realmente dia un’impronta alla nostra vita e formi il nostro pensiero?”.[33] Come Gesù chiamò i Dodici perché stessero con Lui (cfr Mc 3,14) e solo dopo li mandò a predicare, così anche ai giorni nostri i sacerdoti sono chiamati ad assimilare quel “nuovo stile di vita” che è stato inaugurato dal Signore Gesù ed è stato fatto proprio dagli Apostoli.[34]

    Fu proprio l’adesione senza riserve a questo “nuovo stile di vita” che caratterizzò l’impegno ministeriale del Curato d’Ars. Il Papa Giovanni XXIII nella Lettera enciclica Sacerdotii nostri primordia, pubblicata nel 1959, primo centenario della morte di san Giovanni Maria Vianney, ne presentava la fisionomia ascetica con particolare riferimento al tema dei “tre consigli evangelici”, giudicati necessari anche per i presbiteri: “Se, per raggiungere questa santità di vita, la pratica dei consigli evangelici non è imposta al sacerdote in virtù dello stato clericale, essa si presenta nondimeno a lui, come a tutti i discepoli del Signore, come la via regolare della santificazione cristiana”.[35] Il Curato d’Ars seppe vivere i “consigli evangelici” nelle modalità adatte alla sua condizione di presbitero. La sua povertà, infatti, non fu quella di un religioso o di un monaco, ma quella richiesta ad un prete: pur maneggiando molto denaro (dato che i pellegrini più facoltosi non mancavano di interessarsi alle sue opere di carità), egli sapeva che tutto era donato alla sua chiesa, ai suoi poveri, ai suoi orfanelli, alle ragazze della sua “Providence”,[36] alle sue famiglie più disagiate. Perciò egli “era ricco per dare agli altri ed era molto povero per se stesso”.[37] Spiegava: “Il mio segreto è semplice: dare tutto e non conservare niente”.[38] Quando si trovava con le mani vuote, ai poveri che si rivolgevano a lui diceva contento: “Oggi sono povero come voi, sono uno dei vostri”.[39] Così, alla fine della vita, poté affermare con assoluta serenità: “Non ho più niente. Il buon Dio ora può chiamarmi quando vuole!”.[40] Anche la sua castità era quella richiesta a un prete per il suo ministero. Si può dire che era la castità conveniente a chi deve toccare abitualmente l’Eucaristia e abitualmente la guarda con tutto il trasporto del cuore e con lo stesso trasporto la dona ai suoi fedeli. Dicevano di lui che “la castità brillava nel suo sguardo”, e i fedeli se ne accorgevano quando egli si volgeva a guardare il tabernacolo con gli occhi di un innamorato.[41] Anche l’obbedienza di san Giovanni Maria Vianney fu tutta incarnata nella sofferta adesione alle quotidiane esigenze del suo ministero. È noto quanto egli fosse tormentato dal pensiero della propria inadeguatezza al ministero parrocchiale e dal desiderio di fuggire “a piangere la sua povera vita, in solitudine”.[42] Solo l’obbedienza e la passione per le anime riuscivano a convincerlo a restare al suo posto. A se stesso e ai suoi fedeli spiegava: “Non ci sono due maniere buone di servire Dio. Ce n’è una sola: servirlo come lui vuole essere servito”.[43] La regola d’oro per una vita obbediente gli sembrava questa: “Fare solo ciò che può essere offerto al buon Dio”.[44]

    Nel contesto della spiritualità alimentata dalla pratica dei consigli evangelici, mi è caro rivolgere ai sacerdoti, in quest’Anno a loro dedicato, un particolare invito a saper cogliere la nuova primavera che lo Spirito sta suscitando ai giorni nostri nella Chiesa, non per ultimo attraverso i Movimenti ecclesiali e le nuove Comunità. “Lo Spirito nei suoi doni è multiforme… Egli soffia dove vuole. Lo fa in modo inaspettato, in luoghi inaspettati  e in forme prima non immaginate… ma ci dimostra anche che Egli opera in vista dell’unico Corpo e nell’unità dell’unico Corpo”.[45] A questo proposito, vale l’indicazione del Decreto Presbyterorum ordinis: “Sapendo discernere quali spiriti abbiano origine da Dio, (i presbiteri) devono scoprire con senso di fede i carismi, sia umili che eccelsi, che sotto molteplici forme sono concessi ai laici, devono ammetterli con gioia e fomentarli con diligenza”.[46] Tali doni che spingono non pochi a una vita spirituale più elevata, possono giovare non solo per i fedeli laici ma per gli stessi ministri. Dalla comunione tra ministri ordinati e carismi, infatti, può scaturire “un valido impulso per un rinnovato impegno della Chiesa nell’annuncio e nella testimonianza del Vangelo della speranza e della carità in ogni angolo del mondo”.[47] Vorrei inoltre aggiungere, sulla scorta dell’Esortazione apostolica Pastores dabo vobis del Papa Giovanni Paolo II, che il ministero ordinato ha una radicale ‘forma comunitaria’ e può essere assolto solo nella comunione dei presbiteri con il loro Vescovo.[48] Occorre che questa comunione fra i sacerdoti e col proprio Vescovo, basata sul sacramento dell’Ordine e manifestata nella concelebrazione eucaristica, si traduca nelle diverse forme concrete di una fraternità sacerdotale effettiva ed affettiva.[49] Solo così i sacerdoti sapranno vivere in pienezza il dono del celibato e saranno capaci di far fiorire comunità cristiane nelle quali si ripetano i prodigi della prima predicazione del Vangelo.

    L’Anno Paolino che volge al termine orienta il nostro pensiero anche verso l’Apostolo delle genti, nel quale rifulge davanti ai nostri occhi uno splendido modello di sacerdote, totalmente “donato” al suo ministero. “L’amore del Cristo ci possiede – egli scriveva – e noi sappiamo bene che uno è morto per tutti, dunque tutti sono morti” (2 Cor 5,14). Ed aggiungeva: “Egli è morto per tutti, perché quelli che vivono non vivano più per se stessi, ma per colui che è morto e risorto per loro” (2 Cor. 5,15). Quale programma migliore potrebbe essere proposto ad un sacerdote impegnato ad avanzare sulla strada delle perfezione cristiana?

    Cari sacerdoti, la celebrazione del 150.mo anniversario della morte di san Giovanni Maria Vianney (1859) segue immediatamente le celebrazioni appena concluse del 150.mo anniversario delle apparizioni di Lourdes (1858). Già nel 1959 il beato Papa Giovanni XXIII aveva osservato: “Poco prima che il Curato d'Ars concludesse la sua lunga carriera piena di meriti, la Vergine Immacolata era apparsa, in un’altra regione di Francia, ad una fanciulla umile e pura, per trasmetterle un messaggio di preghiera e di penitenza, di cui è ben nota, da un secolo, l'immensa risonanza spirituale. In realtà la vita del santo sacerdote, di cui celebriamo il ricordo, era in anticipo un’illustrazione vivente delle grandi verità soprannaturali insegnate alla veggente di Massabielle. Egli stesso aveva per l'Immacolata Concezione della Santissima Vergine una vivissima devozione, lui che nel 1836 aveva consacrato la sua parrocchia a Maria concepita senza peccato, e doveva accogliere con tanta fede e gioia la definizione dogmatica del 1854”.[50] Il Santo Curato ricordava sempre ai suoi fedeli che “Gesù Cristo dopo averci dato tutto quello che ci poteva dare, vuole ancora farci eredi di quanto egli ha di più prezioso, vale a dire della sua Santa Madre”.[51]

    Alla Vergine Santissima affido questo Anno Sacerdotale, chiedendole di suscitare nell’animo di ogni presbitero un generoso rilancio di quegli ideali di totale donazione a Cristo ed alla Chiesa che ispirarono il pensiero e l’azione del Santo Curato d’Ars. Con la sua fervente vita di preghiera e il suo appassionato amore a Gesù crocifisso Giovanni Maria Vianney alimentò la sua quotidiana donazione senza riserve a Dio e alla Chiesa. Possa il suo esempio suscitare nei sacerdoti quella testimonianza di unità con il Vescovo, tra loro e con i laici che è, oggi come sempre, tanto necessaria. Nonostante il male che vi è nel mondo, risuona sempre attuale la parola di Cristo ai suoi Apostoli nel Cenacolo: “Nel mondo avrete tribolazioni, ma abbiate coraggio: io ho vinto il mondo” (Gv 16,33). La fede nel Maestro divino ci dà la forza per guardare con fiducia al futuro. Cari sacerdoti, Cristo conta su di voi. Sull’esempio del Santo Curato d’Ars, lasciatevi conquistare da Lui e sarete anche voi, nel mondo di oggi, messaggeri di speranza, di riconciliazione, di pace!

    Con la mia benedizione.

    Dal Vaticano, 16 giugno 2009
     

    BENEDICTUS PP. XVI

     

     

  • Letture, Omelia e Liturgia

    >> sabato 30 maggio 2009

    PRIMA LETTURA
    At 2,1-11
    Dagli Atti degli Apostoli
    Mentre stava compiendosi il giorno della Pentecoste, si trovavano tutti insieme nello stesso luogo. Venne all’improvviso dal cielo un fragore, quasi un vento che si abbatte impetuoso, e riempì tutta la casa dove stavano. Apparvero loro lingue come di fuoco, che si dividevano, e si posarono su ciascuno di loro, e tutti furono colmati di Spirito Santo e cominciarono a parlare in altre lingue, nel modo in cui lo Spirito dava loro il potere di esprimersi.Abitavano allora a Gerusalemme Giudei osservanti, di ogni nazione che è sotto il cielo. A quel rumore, la folla si radunò e rimase turbata, perché ciascuno li udiva parlare nella propria lingua. Erano stupiti e, fuori di sé per la meraviglia, dicevano: «Tutti costoro che parlano non sono forse Galilei? E come mai ciascuno di noi sente parlare nella propria lingua nativa? Siamo Parti, Medi, Elamìti; abitanti della Mesopotàmia, della Giudea e della Cappadòcia, del Ponto e dell’Asia, della Frìgia e della Panfìlia, dell’Egitto e delle parti della Libia vicino a Cirène, Romani qui residenti, Giudei e prosèliti, Cretesi e Arabi, e li udiamo parlare nelle nostre lingue delle grandi opere di Dio».
    SALMO RESPONSORIALE
    dal Sal 103
    Manda il tuo spirito, Signore, a rinovare la terra.
    Benedici il Signore, anima mia!Sei tanto grande, Signore, mio Dio!Quante sono le tue opere, Signore!Le hai fatte tutte con saggezza;la terra è piena delle tue creature.Togli loro il respiro: muoiono,e ritornano nella loro polvere.Mandi il tuo spirito, sono creati,e rinnovi la faccia della terra.Sia per sempre la gloria del Signore;gioisca il Signore delle sue opere.A lui sia gradito il mio canto,io gioirò nel Signore.
    SECONDA LETTURA
    Gal 5,16-25
    Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Galati
    Fratelli, camminate secondo lo Spirito e non sarete portati a soddisfare il desiderio della carne. La carne infatti ha desideri contrari allo Spirito e lo Spirito ha desideri contrari alla carne; queste cose si oppongono a vicenda, sicché voi non fate quello che vorreste.Ma se vi lasciate guidare dallo Spirito, non siete sotto la Legge. Del resto sono ben note le opere della carne: fornicazione, impurità, dissolutezza, idolatria, stregonerie, inimicizie, discordia, gelosia, dissensi, divisioni, fazioni, invidie, ubriachezze, orge e cose del genere. Riguardo a queste cose vi preavviso, come già ho detto: chi le compie non erediterà il regno di Dio. Il frutto dello Spirito invece è amore, gioia, pace, magnanimità, benevolenza, bontà, fedeltà, mitezza, dominio di sé; contro queste cose non c’è Legge.Quelli che sono di Cristo Gesù hanno crocifisso la carne con le sue passioni e i suoi desideri. Perciò se viviamo dello Spirito, camminiamo anche secondo lo Spirito.
    SEQUENZA
    Veni Sancte Spiritus
    Vieni, Santo Spirito, manda a noi dal cielo un raggio della tua luce. Vieni, padre dei poveri, vieni, datore dei doni, vieni, luce dei cuori. Consolatore perfetto; ospite dolce dell’anima, dolcissimo sollievo. Nella fatica, riposo, nella calura, riparo, nel pianto, conforto. O luce beatissima, invadi nell’intimo il cuore dei tuoi fedeli.
    Senza la tua forza, nulla è nell’uomo, nulla senza colpa. Lava ciò che è sordido, bagna ciò che è arido, sana ciò che sanguina. Piega ciò che è rigido. scalda ciò che è gelido, drizza ciò ch’è sviato. Dona ai tuoi fedeli che solo in te confidano i tuoi santi doni. Dona virtù e premio, dona morte santa, dona gioia eterna.
    CANTO AL VANGELO
    Alleluia, alleluia.Vieni, Santo Spirito, riempi i cuori dei tuoi fedeli e accendi in essi il fuoco del tuo amore.Alleluia.
    VANGELO
    Gv 15,26-27; 16,12-15
    Dal vangelo secondo Giovanni
    In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Quando verrà il Paràclito, che io vi manderò dal Padre, lo Spirito della verità che procede dal Padre, egli darà testimonianza di me; e anche voi date testimonianza, perché siete con me fin dal principio.Molte cose ho ancora da dirvi, ma per il momento non siete capaci di portarne il peso. Quando verrà lui, lo Spirito della verità, vi guiderà a tutta la verità, perché non parlerà da se stesso, ma dirà tutto ciò che avrà udito e vi annuncerà le cose future. Egli mi glorificherà, perché prenderà da quel che è mio e ve lo annuncerà. Tutto quello che il Padre possiede è mio; per questo ho detto che prenderà da quel che è mio e ve lo annuncerà».
    OMELIA
    Vieni, Santo Spirito, riempi i cuori dei tuoi fedeli e accendi in essi il fuoco del tuo amore. La Pentecoste è la Festa dello Spirito ed è Festa della Chiesa. Oggi contempliamo il fuoco dell’amore che ha costituito la Chiesa rendendola Famiglia di Dio, in cui nessuno è straniero.Oggi vogliamo anche cogliere i frutti di questo tempo pasquale, con la grazia della resurrezione e dei sacramenti per ripartire, con lo “Spirito giusto”, nel cammino di vita di ogni giorno.Per spiegare questo Mistero – lo Spirito in noi – la Parola di Dio e la tradizione cristiana ci hanno donato una pluralità di simboli: il fuoco, il vento, la mano, il dito di Dio, la nube… Sono tutti elementi che invitano al movimento, ad andare verso qualcosa, a non chiudersi…Cinquanta giorni dopo la Pasqua – quando gli Israeliti festeggiavano la Pentecoste, ricordando il dono della legge fatto da Dio al popolo – Dio manda lo Spirito Santo sotto forma di fuoco, che illumina le menti e i cuori dei discepoli e li infiamma della vera Parola, vincendo ogni paura. Un rumore “riempie” la casa, come di vento gagliardo. Il “vento” apre porte e finestre per entrare in noi e per farci uscire verso il mondo. E quel vento non è che il Respiro di Dio… soffio vitale che “è, per così dire, l'atmosfera del donare e dell'amare che fa di loro (Padre, Figlio e Spirito) un unico Dio” (Benedetto XVI).Lo Spirito Santo non è un dono di Dio, ma Dio che si fa dono : da lui nasce il popolo nuovo. Grazie allo Spirito, Dio si fa vicino, rimane in noi, ci dà la Vita.Con gli apostoli, tutti noi vogliamo ricevere oggi un’ulteriore spinta alla missione. Noi non vediamo lingue di fuoco o vento impetuoso, ma abbiamo la testimonianza di duemila anni di grazia, in cui quel fuoco, nonostante tutte le prove della storia, non si è mai spento e il vento non ha mai cessato di soffiare. Diceva Paolo VI : “La Pentecoste è una festa che non finisce mai, dura ancora, durerà sempre... Come se un grande fuoco fosse stato acceso. Come un’esplosione di grida e di gioia. Mai una festa fu così inebriante, così esaltante”.La Pentecoste è la vittoria sulle nostre paure, sulle nostre insicurezze, rendendoci pronti a tutto. Così commenta padre Bizzeti sj: “La Pentecoste è la vittoria sulla paura, che contraddistingue l’uomo, anche religioso, che non abbia ancora fatto un’esperienza tipicamente pasquale. i discepoli, prima chiusi a chiave nel cenacolo, per paura dei Giudei, adesso sono capaci di giocare la loro vita, per cui verranno presi, incarcerati e, uno dopo l’altro, ciascuno a suo tempo, moriranno da martiri, da testimoni della salvezza. La Pentecoste è questo cominciare a donare la vita per la Buona Notizia”. Parlare un’unica lingua ed essere compresi da tutti è segno della forza del linguaggio dell’Amore per il quale non esistono stranieri. Se una Parola è vera, come lo è quella del Vangelo, tutti l’ascoltano come capace di sollevare ciascuno nel proprio cuore.Il Vangelo di oggi ci ricorda come Gesù aveva già preparato i suoi discepoli durante l’ultima cena. Annunciando loro che il mondo li avrebbe odiati, li rassicura con la certezza che verrà loro il Consolatore, lo Spirito di verità. Lo Spirito quindi ci sostiene nelle difficoltà della vita, dandoci la forza per continuare ad affrontare le sfide del mondo di oggi, proponendo la Verità tutta intera, ossia Cristo. E allora… che dobbiamo fare? Ce lo dice San Paolo: “Camminate !” L’esortazione ci fa pensare a Paolo come a un capo-cordata che, preoccupato della lentezza del suo gruppo e del ritardo dice: Su, camminate, non perdete tempo!Sì il tono usato da Paolo vuole dare una "smossa" ai suoi "seguaci". è infatti questa una delle sue lettere più "accese", destinata alla comunità dei Galati i quali, per diversi motivi, davano molto da pensare all'Apostolo delle genti. Già all'esordio della lettera Paolo aveva scritto: "Mi meraviglio che così in fretta da colui che vi ha chiamati con la grazia di Cristo passiate ad un altro vangelo!", preoccupato di come già in poco tempo alcuni avessero predicato contro il Vangelo di Gesù. Addirittura giunge a chiamarli "Stolti Galati!" ed “è costretto” a spiegare loro, con estrema chiarezza, come non si è più legati alla Legge, se si aderisce alla Parola del Vangelo che ci fa liberi. Cristo infatti ci haliberati perché restassimo liberi!Oggi le parole di Paolo risuonano nella liturgia della Pentecoste per aiutare tutti noi credenti a ricordarci che, per essere felici nella vita e per portare gioia al mondo bisogna lasciarsi portare dall’Amore. E l’Amore ci fa camminare, anzi ci fa correre… Lo diceva Giovanni Paolo I: “Amare significa viaggiare, correre con il cuore verso l'oggetto amato. Dice l'imitazione di Cristo: chi ama corre, vola e gioisce. Amare Dio è dunque un viaggiare col cuore verso Dio. Viaggio bellissimo. Da ragazzo, mi estasiavo nei viaggi descritti da Giulio Verne (« Ventimila leghe sotto i mari », « Dalla terra alla luna », « Il giro del mondo in ottanta giorni », ecc.). Ma i viaggi dell'amore a Dio sono molto più interessanti”. Sì, essere guidati dallo Spirito significa amare e amare significa camminare, correre, viaggiare. Le opere della carne ci legano, ci incatenano a noi stessi. Noi siamo chiamati alla libertà, ad essere cioè uomini spirituali, nonostante il peccato ci ostacoli “scatenando” una lotta tra i vizi - le opere della carne - e le virtù - il frutto (indicato al singolare, pur elencando poi 9 frutti, come segno di comunione) dello Spirito. In questa lotta vogliamo essere vincitori. E lo saremo, se faremo entrare in noi lo Spirito.Lo Spirito è Signore e dà la vita: lo Spirito ci guidi, ci illumini, ci porti, ci trasporti, ci sostenga, ci sollevi su ali d'aquila, ci doni amore - gioia - pace - pazienza - benevolenza - bontà - fedeltà - mitezza - dominio di sé.
    LITURGIA
    PREGHIERA DEI FEDELI
    Lo Spirito del Signore, atteso e invocato, scende ora su di noi per rinnovare i prodigi della prima Pentecoste. Apriamoci alla sua opera per essere pronti ad annunciare a tutti la gioia della Pasqua. Preghiamo insieme e diciamo: Padre, manda su di noi il tuo Spirito Creatore.
    * Per la Chiesa diffusa in tutto il mondo, perché sia sempre più consapevole di essere il popolo scelto per annunciare le opere meravigliose di Dio e porti a tutta l’umanità l’annuncio forte e gioioso del Vangelo. Preghiamo.
    * Per il Papa Benedetto XVI, e per tutti i vescovi, successori degli Apostoli, perché animati dalla Sapienza dello Spirito siano i primi testimoni dell’Amore che ci salva, preghiamo.
    * Per tutti i battezzati, perché riscoprano la dignità profetica, sacerdotale e regale comunicata dalla grazia dello Spirito e siano sempre più luce del mondo e sale della terra, pure in mezzo alle prove di questo nostro tempo. Preghiamo.
    * Per tutti noi, perché in questo tempo di crisi economica e sociale per molte famiglie, possiamo farci carico delle difficoltà altrui e contribuire con generosità alle reali necessità del prossimo. Preghiamo.
    O Padre, fonte prima di ogni rinnovamento nell’Amore, fa’ che tutti i popoli si aprano con fiducia all’azione del tuo Spirito e risuoni in tutto il mondo la Parola di vita di Cristo tuo Figlio, salvatore nostro. Egli vive e regna nei secoli dei secoli.
    PER LA MEDITAZIONE
    Dopo la comunione
    "Senza lo Spirito Santo Dio è lontano, il Cristo rimane nel passato, il Vangelo è lettera morta, la Chiesa semplicemente un’organizzazione,l'autorità una dittatura, la missione una propaganda, il culto un ricordo vuoto, la vita cristiana una morale da schiavi. Ma nello Spirito Santoil cosmo è mobilitato per la generazione del Regno, il Cristo risorto si fa presente, il Vangelo si fa potenza e vita, la Chiesa realizza la comunione trinitaria, l'autorità si trasforma in servizio, la liturgia è memoriale e anticipazione, la condotta umana viene deificata".

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    Messalino

    >> venerdì 29 maggio 2009

    sabato della 7ª settimana
    Vieni, santo Spirito,che hai animato la parola dei profeti e degli apostoli.Rendici capaci di annunciare il Vangeloai nostri fratelli.
    antifona d’ingresso At 1,14
    I discepoli erano assidui e concordi nella preghiera, con le donne e con Maria, Madre di Gesù, e con i fratelli di lui. Alleluia.
    colletta
    Dio onnipotente ed eterno, che ci dài la gioia di portare a compimento i giorni della Pasqua, fa’ che tutta la nostra vita sia una testimonianza del Signore risorto. Egli è Dio e vive...
    prima lettura At 28,16-20.30-31
    La speranza di Israele e del mondo — Paolo non accusa il suo popolo che lo perseguita senza ragione, anzi, cerca di condurlo a riconoscere colui che realizza la speranza di Israele, il messia a cui l’apostolo rende testimonianza «con tutta franchezza».
    Dagli Atti degli apostoli
    16 Quando arrivammo a Roma, fu concesso a Paolo di abitare per suo conto con un soldato di guardia. 17 Dopo tre giorni, egli convocò a sé i più in vista tra i Giudei e venuti che furono, disse loro: «Fratelli, senza aver fatto nulla contro il mio popolo e contro le usanze dei padri, sono stato arrestato a Gerusalemme e consegnato in mano dai Romani. 18 Questi, dopo avermi interrogato, volevano rilasciarmi, non avendo trovato in me alcuna colpa degna di morte. 19 Ma continuando i Giudei ad opporsi, sono stato costretto ad appellarmi a Cesare, senza intendere con questo muovere accuse contro il mio popolo. 20 Ecco perché vi ho chiamati, per vedervi e parlarvi, poiché è a causa della speranza d’Israele che io sono legato da questa catena».
    30 Paolo trascorse due anni interi nella casa che aveva preso a pigione e accoglieva tutti quelli che venivano a lui; 31 annunziando il regno di Dio e insegnando le cose riguardanti il Signore Gesù Cristo, con tutta franchezza e senza impedimento. - Parola di Dio.
    salmo responsoriale 10, 4; 5.7
    Rit. I giusti, Signore, contemplano il tuo volto.
    4 Il Signore nel tempio santo, il Signore ha il trono nei cieli. I suoi occhi sono aperti sul mondo, le sue pupille scrutano ogni uomo.
    5 Il Signore scruta giusti ed empi, egli odia chi ama la violenza. 6 Giusto è il Signore, ama le cose giuste; gli uomini retti vedranno il suo volto.
    canto al Vangelo
    Alleluia, alleluia.Manderò a voi lo Spirito di verità, dice il Signore;egli vi guiderà alla verità tutta intera.
    Vangelo Gv 21,20-25
    La testimonianza di Giovanni —Tutti i discepoli sono chiamati a rendere testimonianza al Vangelo, ma ciascuno ha la propria vocazione personale. La comunità che ha raccolto le parole di Giovanni ce le propone qui come una verità luminosa e vivificante, come una testimonianza di cui essa ha riconosciuto l’autenticità.
    Dal Vangelo secondo Giovanni
    In quel tempo, 20 Pietro, voltatosi, vide che li seguiva quel discepolo che Gesù amava, quello che nella cena si era chinato sul suo petto e gli aveva domandato: «Signore, chi è che ti tradisce?». 21 Pietro dunque, vedutolo, disse a Gesù: «Signore, e lui?». 22 Gesù gli rispose: «Se voglio che egli rimanga finché io venga, che importa a te? Tu seguimi». 23 Si diffuse perciò tra i fratelli la voce che quel discepolo non sarebbe morto. Gesù però non gli aveva detto che non sarebbe morto, ma: «Se voglio che rimanga finché io venga, che importa a te?».
    24 Questo è il discepolo che rende testimonianza su questi fatti e li ha scritti; e noi sappiamo che la sua testimonianza è vera. 25 Vi sono ancora molte altre cose compiute da Gesù, che, se fossero scritte una per una, penso che il mondo stesso non basterebbe a contenere i libri che si dovrebbero scrivere. - Parola del Signore.
    preghiera evangelica
    Ti ringraziamo, Signore Gesù, di non averci detto tutto, come i discepoli, anche noi facciamo fatica a comprendere le tue parole. Donaci di approfondire, nella luce dello Spirito, quelle che ci hanno tramandato Matteo, Marco, Luca e il discepolo che tu amavi, la cui testimonianza è veritiera, oggi e sempre, nei secoli dei secoli.
    preghiera sulle offerte
    Venga, Signore, il tuo Santo Spirito e disponga i nostri cuori a celebrare degnamente i santi misteri, perché egli è la remissione di tutti i peccati. Per Cristo nostro Signore.
    Prefazio pasquale o dell’Ascensione o dopo l’Ascensione.
    antifona alla comunione Gv 16,14
    «Lo Spirito Santo mi glorificherà, perché riceverà del mio e ve lo annunzierà», dice il Signore. Alleluia.
    oppure Gv 21,22
    «Se voglio che egli rimanga finché io venga, che importa a te?» dice il Signore.«Tu seguimi». Alleluia.
    preghiera dopo la comunione
    Signore, che hai guidato Il tuo popolo dall’antica alla nuova alleanza, concedi che, liberati dalla corruzione del peccato, ci rinnoviamo pienamente nel tuo Spirito. Per Cristo nostro Signore.
    orientamenti per la riflessione
    Questo è il discepolo che rende testimonianza su questi fatti (Gv 21,24)
    Lo Spirito santo non verrà mai meno alla Chiesa. La sua testimonianza farà sempre di essa il sacramento di Gesù Cristo. La Chiesa ci donerà sempre la presenza del Signore, e attraverso i meriti dei suoi figli non cesserà di riflettere la sua gloria. (H. de Lubac. Meditazione sulla Chiesa).

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    Messalino

    >> giovedì 28 maggio 2009

    venerdì della 7ª settimana
    Vieni, santo Spirito, sorgente di carità: accendi in noi il fuoco del tuo amore.
    antifona d’ingresso Ap 1,5-6

    Cristo ci ha amati, e ci ha liberati dai nostri peccati con il suo sangue, e ha fatto di noi un regno di sacerdoti per il suo Dio e Padre. Alleluia.
    colletta
    O Dio nostro Padre, che ci hai aperto il passaggio alla vita eterna con la glorificazione del tuo Figlio e con l’effusione dello Spirito Santo, fa’ che, partecipi di così grandi doni, progrediamo nella fede e ci impegniamo sempre più nel tuo servizio. Per il nostro Signore Gesù...
    prima lettura At 25,13-21
    I romani fanno il processo a Paolo — La questione che condurrà Paolo a Roma, davanti al tribunale dell’imperatore, è di fondamentale importanza per la vita di ogni cristiano: Gesù è morto o è vivo?
    Dagli Atti degli apostoli
    In quei giorni, 13 arrivarono a Cesarea il re Agrippa e Berenice, per salutare Festo. 14 E poiché si trattennero parecchi giorni, Festo espose al re il caso di Paolo: «C’è un uomo, lasciato qui prigioniero da Felice, contro il quale, 15 durante la mia visita a Gerusalemme, si presen­tarono con accuse i sommi sacerdoti e gli anziani dei Giudei per reclamarne la condanna. 16 Risposi che i Romani non usano consegnare una persona, prima che l’accusato sia stato messo a confronto con i suoi accusatori e possa aver modo di difendersi dall’accusa. 17 Allora essi convennero qui e io senza indugio il giorno seguente sedetti ire tribunale e ordinai che vi fosse condotto quell’uomo. 18 Gli accusatori gli si misero attorno, ma non addussero nessuna delle imputazioni criminose che io immaginavo; 19 avevano solo con lui alcune questioni inerenti la loro particolare religione e riguardanti un certo Gesù, morto, che Paolo sosteneva essere ancora in vita. 20 Perplesso di fronte a simili controversie, gli chiesi se voleva andare a Gerusalemme ed esser giudicato là di queste cose. 21 Ma Paolo si appellò perché la sua causa fosse riservata al giudizio dell’imperatore, e così ordinai che fosse tenuto sotto custodia fino a quando potrò inviarlo a Cesare». - Parola di Dio.
    salmo responsoriale 102,1-2; 11-12; 19-20ab
    Rit. Il tuo regno, Signore, si estende al mondo intero.
    1 Benedici il Signore, anima mia, quanto è in me benedica il suo santo nome.2 Benedici il Signore, anima mia, non dimenticare tanti suoi benefici.
    11 Come il cielo è alto sulla terra, così è grande la sua misericordia su quanti lo temono;12 come dista l’oriente dall’occidente, così allontana da noi le nostre colpe.
    19 Il Signore ha stabilito nel cielo il suo trono e il suo regno abbraccia l’universo.20 Benedite il Signore, voi tutti suoi angeli, potenti esecutori dei suoi comandi.
    canto al Vangelo
    Alleluia, alleluia.Lo Spirito santo vi insegnerà ogni cosa,dice il Signore,e vi ricorderà tutto ciò che vi ho detto.
    Vangelo Gv 21,15-19
    La missione di Pietro — Pietro riceve l’incarico di pastore delle pecore del Cristo. Per svolgere questa missione dovrà dare prova di un amore assoluto per il Signore, fino al giorno in cui «glorificherà Dio» con la sua morte.
    Dal Vangelo secondo Giovanni
    In quel tempo, quando si fu manifestato ai discepoli ed essi ebbero mangiato, 15 Gesù disse a Simon Pietro: «Simone di Giovanni, mi ami tu più di costoro?». Gli rispose: «Certo, Signore, tu lo sai che ti amo». Gli disse: «Pasci i miei agnelli».
    16 Gli disse di nuovo: «Simone di Giovanni, mi ami?». Gli rispose: «Certo, Signore, tu lo sai che ti amo». Gli disse: «Pasci le mie pecorelle».
    17 Gli disse per la terza volta: «Simone di Giovanni, mi ami?». Pietro rimase addolorato che per la terza volta gli dicesse: Mi ami?, e gli disse: «Signore, tu sai tutto; tu sai che ti amo». Gli rispose Gesù: «Pasci le mie pecorelle. 18 In verità, in verità ti dico: quando eri più giovane ti cingevi la veste da solo, e andavi dove volevi; ma quando sarai vecchio tenderai le tue mani, e un altro ti cingerà la veste e ti porterà dove tu non vuoi».
    19 Questo gli disse per indicare con quale morte egli avrebbe glorificato Dio. E detto questo aggiunse: «Séguimi». - Parola del Signore.
    preghiera evangelica
    Signore Gesù, ci succede spesso di far finta di non conoscerti come ha fatto Pietro; come lui tuttavia ti amiamo, e tu lo sai. Donaci di volerti bene davvero, e non soltanto a parole, in modo tale da vivere servendo il tuo gregge e da morire rendendo gloria a Dio Padre, nella forza dello Spirito, per i secoli dei secoli.
    preghiera sulle offerte
    Guarda con bontà, Signore, le offerte che ti presentiamo, e perché ti siano pienamente gradite manda il tuo Spirito a purificare i nostri cuori. Per Cristo nostro Signore.
    Prefazio pasquale o dell’Ascensione o dopo l’Ascensione.
    antifona alla comunione Gv 16,13
    «Quando verrà lo Spirito di verità, vi guiderà alla verità tutta intera». Alleluia.
    oppure Gv 21,17.19
    «Simone di Giovanni, mi ami?».«Signore, tu sai che ti amo».«Seguimi» dice il Signore. Alleluia.
    preghiera dopo la comunione
    O Dio, che ci santifichi e ci nutri con i tuoi santi misteri, concedi che i doni di questa tua mensa ci ottengano la vita senza fine. Per Cristo nostro Signore.
    orientamenti per la riflessione
    Pasci le mie pecorelle (Gv 21,17)
    Tu porti la responsabilità spirituale dei fratelli: non sarai mai abbastanza consapevole di questo. Ricordati che pregando con tutto il cuore e con tutto l’impegno tu fai il massimo che puoi fare per salvare e santificare quegli uomini la cui sorte spirituale Gesù ha ritenuto di legare alla tua misera collaborazione. (R. Voillaume, Pregare per vivere).

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    Messalino

    >> mercoledì 27 maggio 2009

    giovedì della 7ª settimana
    Vieni, santo Spirito, vincolo unità.Facci vivere nell’Unione con Dioe nella concordia con i fratelli.
    antifona d’ingresso Eb 4,16
    Accostiamoci con fiducia al trono della grazia, per ricevere misericordia e ottenere l’aiuto, che ci sostenga al momento opportuno. Alleluia.
    colletta

    Venga, o Padre; il tuo Spirito e ci trasformi interiormente con i suoi doni; crei in noi un cuore nuovo, perché possiamo piacere a te e cooperare alla tua volontà. Per il nostro Signore Gesù Cristo…
    prima lettura At 22,30; 23,6-11

    I giudei faranno il processo a Paolo — È in nome di una profonda fedeltà all’autentica fede giudaica che Paolo proclama la risurrezione del Signore. Il processo che viene narrato in questo capitolo degli Atti non è che una tappa del lungo cammino della testimonianza che l’apostolo dovrà rendere alta verità del Vangelo.
    Dagli Atti degli apostoli
    In quei giorni, il tribuno, 30 volendo conoscere la realtà dei fatti, cioè il motivo per cui Paolo veniva accusato dai Giudei, gli fece togliere le catene e ordinò che si riunissero i sommi sacerdoti e tutto il sinedrio; vi fece condurre Paolo e lo presentò davanti a loro. ­
    23,6 Paolo sapeva che nel sinedrio una parte era di sadducei e una parte di farisei; disse a gran voce: «Fratelli, io sono un fariseo, figlio di farisei; io sono chiamato in giudizio a motivo della speranza nella risurrezione dei morti».
    7 Appena egli ebbe detto ciò, scoppiò una disputa tra i farisei e i sadducei e l’assemblea si divise. 8 I sadducei infatti affermano che non c’è risurrezione, né angeli, né spiriti; i farisei invece professano tutte queste cose. 9 Ne nacque allora un grande clamore e alcuni scribi del partito dei farisei, alzatisi in piedi, protestavano dicendo: «Non troviamo nulla di male in quest’uomo. E se uno spirito o un angelo gli avesse parlato davvero?».
    10 La disputa si accese a tal punto che il tribuno, temendo che Paolo venisse linciato da costoro, ordinò che scen­desse la truppa a portarlo via di mezzo a loro e ricondurlo nella fortezza.
    11 La notte seguente gli venne accanto il Signore e gli disse: «Coraggio! Come hai testimoniato per me a Gerusalemme, così è necessario che tu mi renda testimonianza anche a Roma». - Parola di Dio.
    salmo responsoriale 15,1-2a. 5; 7-8; 9-10; 11
    Rit. Io spero in te, Signore, Dio della mia gioia.
    1 Proteggimi, o Dio: in te mi rifugio.2 Ho detto a Dio: «Sei tu il mio Signore».5 Il Signore è mia parte di eredità e mio calice: nelle tue mani è la mia vita.
    7 Benedico il Signore che mi ha dato consiglio; anche di notte il mio cuore mi istruisce.8 lo pongo sempre innanzi a me il Signore, sta alla mia destra, non posso vacillare.
    9 Di questo gioisce il mio cuore, esulta la mia anima; anche il mio corpo riposa al sicuro,10 perché non abbandonerai la mia vita nel sepolcro, né lascerai che il tuo santo veda la corruzione
    11 Mi indicherai il sentiero della vita, gioia piena nella tua presenza, dolcezza senza fine alla tua destra.
    canto al Vangelo
    Alleluia, alleluia.Siano tutti una cosa sola,come tu, Padre, sei in me ed io in te,perché il mondo creda che tu mi hai mandato.
    Vangelo Gv 17,20-26
    L’unità dei credenti nell’amore — La missione dei discepoli consiste nel rivelare il Padre e il suo amore per gli uomini. La loro testimonianza troverà credito nella misura in cui, uniti gli uni agli altri, vivranno dell’amore stesso che unisce Gesù al Padre. Questo amore condurrà tutti i credenti a partecipare, nel Cristo e col Cristo, alla vita divina.
    Dal Vangelo secondo Giovanni
    In quel tempo, Gesù alzati gli occhi al cielo, così pregò: 20 «Non prego solo per questi, ma anche per quelli che per la loro parola crederanno in me; 21 perché tutti siano una sola cosa. Come tu, Padre, sei in me e io in te, siano anch’essi in noi una cosa sola, perché il mondo creda che tu mi hai mandato.
    22 E la gloria che tu hai dato a me, io l’ho data a loro, perché siano come noi una cosa sola. 23 Io in loro e tu in me, perché siano perfetti nell’unità e il mondo sappia che tu mi hai mandato e li hai amati come hai amato me.
    24 Padre, voglio che anche quelli che mi hai dato, siano con me dove sono io, perché contemplino la mia gloria, quella che mi hai dato; poiché tu mi hai amato prima della creazione del mondo.
    25 Padre giusto, il mondo non ti ha conosciuto, ma io ti ho conosciuto; questi sanno che tu mi hai mandato.
    26 E io ho fatto conoscere loro il tuo nome e lo farò conoscere, perché l’amore con il quale mi hai amato sia in essi e io in loro». - Parola del Signore.
    preghiera evangelica

    Padre giusto, tuo Figlio pensava anche a noi quando pregava per l’unità di tutti coloro che avrebbero creduto in lui. Tuttavia. A causa dei nostri peccati, la sua preghiera non è ancora stata pienamente esaudita, e la divisione lacera le nostre chiese. Donaci di ritrovare l’unità, perché il mondo riconosca il tuo inviato in colui che è la fonte della nostra unione, Gesù, il Signore della tua unica Chiesa, che vive e regna nei secoli dei secoli.
    preghiera sulle offerte
    Santifica, o Dio, i doni che ti presentiamo e trasforma in offerta perenne tutta la nostra vita in unione alla vittima spirituale, il tuo servo Gesù, unico sacrificio a Te gradito. Egli vive e regna nei secoli dei secoli.
    oppure
    Accetta, o Padre, l’offerta viva dei tuoi figli in unione con il sacrificio di Cristo, e fa’ che riceviamo un’effusione sempre più abbondante dei doni del tuo Spirito. Per Cristo nostro Signore.
    Prefazio pasquale o dell’Ascensione o dopo l’Ascensione.
    antifona alla comunione Gv 16,7
    «Vi dico la verità: è bene per voi che me ne vada; se io non vado, non verrà a voi il Paràclito». Alleluia.
    oppure Gv 17,26
    «Padre, l’amore con il quale mi hai amato sia in essi e io in loro». Allelula.
    preghiera dopo la comunione
    Ci illumini, Signore, la tua parola e ci sostenga la comunione al sacrificio che abbiamo celebrato, perché guidati dal tuo Santo Spirito perseveriamo nell’unità e nella pace. Per Cristo nostro Signore.
    orientamenti per la riflessione
    L’amore con il quale mi hai amato sia in essi e io in loro (Gv 17,26)
    Più l’uomo vorrà essere responsabile di se stesso, più dovrà sentirsi obbligato, se non vuole distruggersi, ad accettare le realtà divine e umane che definiscono il suo vero destino. (R. Voillaume).

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    Messalino

    >> martedì 26 maggio 2009

    mercoledì della 7ª settimana
    Vieni, santo Spirito sorgente della nostra fedeltà. Custodisci il nostro cuore nella fede e immergilo nella verità dell’amore.
    antifona d’ingresso Sal 46,2
    Popoli tutti, battete le mani,acclamate Dio con voci di gioia. Alleluia
    colletta
    Padre misericordioso, fa’ che la tua Chiesa, riunita dallo Spirito Santo, ti serva con piena dedizione e formi in te un cuore solo e un’anima sola. Per il nostro Signore Gesù Cristo...
    prima lettura At 20,28-38
    Il testamento spirituale di Paolo — «Vi è più gioia nel dare che nel ricevere». In nome del Cristo, Paolo lascia questo messaggio agli anziani di Efeso, e dopo di loro a tutti quelli che svolgeranno un compito di responsabilità nella Chiesa. Affidandosi alla grazia di Dio, essi dovranno porre il servizio dei fratelli al di sopra di ogni cosa.
    Dagli Atti degli apostoli
    In quel tempo, Paolo diceva agli Anziani della Chiesa di Efeso: 28 «Vegliate su voi stessi e su tutto il gregge, in mezzo al quale lo Spirito santo vi ha posti come vescovi a pascere la Chiesa di Dio, che egli si è acquistata con il suo sangue. 29 lo so che dopo la mia partenza entreranno fra voi lupi rapaci, che non risparmieranno il gregge; 30 perfino di mezzo a voi sorgeranno alcuni a insegnare dottrine perverse per attirare discepoli dietro di sé. 31 Per questo vigilate, ricordando che per tre anni, notte e giorno, io non ho cessato di esortare fra le lacrime ciascuno di voi. 32 Ed ora vi affido al Signore e alla parola della sua grazia che ha il potere di edificare e di concedere l’eredità con tutti i santificati. 33 Non ho deside­rato né argento, né oro, né la veste di nessuno. 34 Voi sapete che alle necessità mie e di quelli che erano con me hanno provveduto queste mie mani. 35 In tutte le maniere vi ho dimostrato che lavorando così si devono soccorrere i deboli, ricordandoci delle parole del Signore Gesù, che disse: Vi è più gioia nel dare che nel ricevere!».
    36 Detto questo, si inginocchiò con tutti loro e pregò. 37 Tutti scoppiarono in un gran pianto e gettandosi al collo di Paolo lo baciavano, 38 addolorati soprattutto perché aveva detto che non avrebbero più rivisto il suo volto.
    E lo accompagnarono fino alla nave. - Parola di Dio.
    salmo responsoriale 67, 29-30; 33-35a; 35b-36c
    Rit. La potenza di Dio è l’amore.
    29 Dispiega, Dio, la tua potenza, conferma, Dio, quanto hai fatto per noi.30 Per il tuo tempio, in Gerusalemme, a te i re porteranno doni.
    33 Regni della terra, cantate a Dio, cantate inni al Signore;34 egli nei cieli cavalca, nei cieli eterni, ecco, tuona con voce potente.35 Riconoscete a Dio la sua potenza.
    La sua maestà su Israele, la sua potenza sopra le nubi.36 Terribile sei, Dio, dal tuo santuario; il Dio d’Israele dà forza e vigore al suo popolo, sia benedetto Dio.
    canto al Vangelo
    Alleluia, alleluia.La tua parola, Signore, è verità:consacraci nel tuo amore.
    Vangelo Gv 17,11b-19
    «Consacrali nella verità» — Al momento di offrire la propria vita per il mondo, Gesù affida i suoi discepoli al Padre, pregandolo di mantenerli fedeli al Vangelo che hanno ricevuto, in modo che siano santificati dalla verità di cui saranno testimoni.
    Dal Vangelo secondo Giovanni
    In quel tempo, Gesù, alzati gli occhi al cielo, così pregò: 11 «Padre santo, custodisci nel tuo nome coloro che mi hai dato, perché siano una cosa sola, come noi.
    12 Quand’ero con loro, io conservavo nel tuo nome coloro che mi hai dato e li ho custoditi; nessuno di loro è andato perduto, tranne il figlio della perdizione, perché si adempisse la Scrittura. 13 Ma ora io vengo a te e dico queste cose mentre sono ancora nel mondo, perché abbiano in se stessi la pienezza della mia gioia. 14 Io ho dato a loro la tua parola e il mondo li ha odiati perché essi non sono del mondo, come io non sono del mondo.
    15 Non chiedo che tu li tolga dal mondo, ma che li custodisca dal maligno. 16 Essi non sono del mondo, come io non sono del mondo.
    17 Consacrali nella verità. La tua parola è verità. 18 Come tu mi hai mandato nel mondo, anch’io li ho mandati nel mondo; 19 per loro io consacro me stesso, perché siano anch’essi consacrati nella verità». - Parola del Signore.
    preghiera evangelica
    Padre santo, il tuo Figlio ha affidato la tua parola a uomini che il mondo ha preso in odio, ma che hanno saputo resistere, perché tu li hai custoditi nella fedeltà al tuo nome. Consacra anche noi nella verità, perché nel mondo in cui tu continui a inviarci possiamo rendere testimonianza in modo autentico al tuo amore. Per Gesù Cristo, che vive e regna con te nei secoli dei secoli.
    preghiera sulle offerte
    Accogli, Signore, il sacrificio che tu stesso ci hai comandato di offrirti e, mentre esercitiamo il nostro ufficio sacerdotale, compi in noi la tua opera di salvezza. Per Cristo nostro Signore.
    oppure
    Accogli, o Padre, le nostre offerte e preghiere, e fa’ che partecipando al memoriale della Pasqua, riceviamo il dono dello Spirito, per divenire testimoni del Signore risorto. Per Cristo nostro Signore.
    Prefazio pasquale o dell’Ascensione o dopo l’Ascensione.
    antifona alla comunione Gv 15,26-27
    «Quando verrà il Paràclito, che io vi manderò, lo Spirito di verità che procede dal Padre, egli mi renderà testimonianza, e anche voi mi darete testimonianza». Alleluia
    oppure Gv 17,19
    «lo consacro me stesso per coloro che mi hai dato, Padre, perché siano anch’essi consacrati nella verità». Alleluia.
    preghiera dopo la comunione
    La partecipazione a questo santo mistero ci dia grazia su grazia, Signore, e con la sua forza rinnovatrice ci renda sempre più degni di così grande dono. Per Cristo nostro Signore.
    orientamenti per la riflessione
    Essi non sono del mondo (Gv 17,14)
    Il cristiano non ha dimora permanente quaggiù. Ma la sua libertà non è un’evasione. Egli si mantiene libero per meglio servire. Ha rinunciato al mondo come tentazione, ma Dio gli ha ridato il mondo come vocazione al servizio degli uomini. (Cl. Geffré).

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    Messalino

    >> lunedì 25 maggio 2009

    martedì della 7ª settimana
    Vieni, santo Spirito,fonte di ogni adorazione.Fa’ sgorgare dai nostri cuoriuna preghiera pienamente filiale.
    antifona d’ingresso Ap 1,17-18
    «lo sono il primo e l’ultimo, il vivente; ero morto, ma ora sono vivo per tutti secoli». Alleluia.
    colletta
    Padre onnipotente e misericordioso, fa’ che lo Spirito Santo venga ad abitare in noi e ci trasformi in tempio della sua gloria. Per il nostro Signore Gesù Cristo...
    prima lettura At 20,17-27
    Il vero apostolato —Tornando a Gerusalemme dal suo viaggio missionario, Paolo definisce la legge dell’apostolato cristiano: dimenticare se stessi e non preferire nulla al compito ricevuto dal Signore. Così egli ha annunciato il Vangelo, per la salvezza dei pagani e dei giudei.
    Dagli Atti degli apostoli
    In quei giorni 17 da Mileto Paolo mandò a chiamare subito ad Efeso gli anziani della Chiesa. 18 Quando essi giunsero disse loro: «Voi sapete come mi sono comportato con voi fin dal primo giorno in cui arrivai in Asia e per tutto questo tempo: 19 ho servito il Signore con tutta umiltà, tra le lacrime e tra le prove che mi hanno procurato le insidie dei Giudei. 20 Sapete come non mi sono mai sottratto a ciò che poteva essere utile, al fine di predicare a voi e di istruirvi in pubblico e nelle vostre case, 21 scongiurando Giudei e Greci di convertirsi a Dio e di credere nel Signore nostro Gesù. 22 Ed ecco ora, avvinto dallo Spirito, io vado a Gerusalemme senza sapere ciò che là mi accadrà. 23 So soltanto che lo Spirito santo in ogni città mi attesta che mi attendono catene e tribolazioni. 24 Non ritengo tuttavia la mia vita meritevole di nulla, purché conduca a termine la mia corsa e il servizio che mi fu affidato dal Signore Gesù, di rendere testimonianza al messaggio della grazia di Dio. 25 Ecco, ora so che non vedrete più il mio volto, voi tutti tra i quali sono passato annunziando il regno di Dio. 26 Per questo dichiaro solennemente oggi davanti a voi che io sono senza colpa riguardo a coloro che si perdessero, 27 perché non mi sono sottratto al compito di annunziarvi tutta la volontà di Dio». - Parola di Dio.
    salmo responsoriale 67,10-11; 20-21
    Rit. Benedetto il Signore, Dio della salvezza.
    10 Pioggia abbondante riversavi, o Dio, rinvigorivi la tua eredità esausta.11 E il tuo popolo abitò il paese che nel tuo amore, o Dio, preparasti al mistero
    20 Benedetto il Signore sempre; ha cura di noi il Dio della salvezza.21 Il nostro Dio è un Dio che salva; il Signore Dio libera dalla morte.
    canto al Vangelo
    Alleluia, alleluia.lo pregherò il Padre, dice il Signore,ed egli vi darà un altro Consolatoreperché rimanga con voi sempre.
    Vangelo Gv 17,1-11a
    La preghiera di Gesù — Nel brano evangelico di oggi cominciamo ad ascoltare la mirabile preghiera scaturita dal cuore del Cristo alla vigilia della sua passione. Gesù desidera ardentemente la gloria del Padre e la nostra unità nel suo amore.
    Dal Vangelo secondo Giovanni
    In quel tempo, 1 Gesù, alzati gli occhi al cielo, disse: «Padre, è giunta l’ora, glorifica il Figlio tuo, perché il Figlio glorifichi te. 2 Poiché tu gli hai dato potere sopra ogni essere umano, perché egli dia la vita eterna a tutti coloro che gli hai dato. 3 Questa è la vita eterna: che conoscano te, l’unico vero Dio, e colui che hai mandato, Gesù Cristo. 4 Io ti ho glorificato sopra la terra, compiendo l’opera che mi hai dato da fare. 5 E ora, Padre, glorificami davanti a te, con quella gloria che avevo presso di te prima che il mondo fosse.
    6 Ho fatto conoscere il tuo nome agli uomini che mi hai dato dal mondo. Erano tuoi e li hai dati a me ed essi hanno osservato la tua parola. 7 Ora essi sanno che tutte le cose che mi hai dato vengono da te, 8 perché le parole che hai dato a me io le ho date a loro; essi le hanno accolte e sanno veramente che sono uscito da te e hanno creduto che tu mi hai mandato.
    9 Io prego per loro; non prego per il mondo, ma per coloro che mi hai dato, perché sono tuoi. 10 Tutte le cose mie sono tue e tutte le cose tue sono mie, e io sono glorificato in loro. 11 lo non sono più nel mondo; essi invece sono nel mondo, e io vengo a te». - Parola del Signore.
    preghiera evangelica
    Padre santo, Dio vero, ascoltaci, anche se non siamo capaci di pregare. Tu ci hai presi dal mondo per donarci al tuo figlio, metti sulle nostre labbra la preghiera che tu ascolti sempre, la preghiera di Gesù Cristo, che con te vive e regna nei secoli dei secoli.
    preghiera sulle offerte
    Accogli, Signore, le nostre offerte e preghiere, e fa’ che questo santo sacrificio, espressione perfetta della nostra fede, ci apra il passaggio alla gloria del cielo. Per Cristo nostro Signore.
    oppure
    Guarda, o Padre, il volto del Cristo tuo Figlio, che ha dato se stesso per salvare l’umanità, e fa’ che dall’Oriente all’Occidente si offra a te l’unico perfetto sacrificio. Per Cristo nostro Signore.
    Prefazio pasquale o dell’Ascensione o dopo l’Ascensione.
    antifona alla comunione Gv 14,26
    «Lo Spirito Santo, che il Padre manderà in mio nome v’insegnerà ogni cosa e vi ricorderà tutto ciò che vi ho detto». Alleluia.
    oppure Gv 17,3
    «Questa è la vita eterna: conoscere te, unico vero Dio, e colui che hai mandato Gesù Cristo». Alleluia
    preghiera dopo la comunione
    O Dio, che ci hai nutriti con questo sacramento, ascolta la nostra umile preghiera: il memoriale della Pasqua, che Cristo tuo Figlio ci ha comandato di celebrare, ci edifichi sempre nel vincolo della tua carità. Per Cristo nostro Signore.
    oppure
    Padre santo, che ci hai nutriti di Cristo pane vivo, fa’ che il tuo Spirito, operante in questi misteri Pasquali, ci guidi alla verità tutta intera, perché con la parola e con le opere edifichiamo la tua Chiesa. Per Cristo nostro Signore.
    orientamenti per la riflessione
    Ti ho glorificato compiendo l’opera che mi hai dato da fare (Gv 17,4)
    La preghiera è un impegno. Non possiamo pregare veramente per qualcuno, se non saremo pronti ad aiutarlo noi stessi. (A.Bloom)

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    Messalino

    >> domenica 24 maggio 2009

    lunedì della 7ª settimana
    Vieni, santo Spirito,donaci la tua forza,perché rendiamo testimonianza al Cristosenza timore e senza debolezza.
    antifona d’ingresso At 1,8
    «Riceverete la forza dello Spirito Santo, che scenderà su di voi, è mi sarete testimoni sino agli estremi confini della terra». Alleluia.
    colletta
    Venga su di noi, o Padre, la potenza dello Spirito Santo, perché aderiamo pienamente alla tua volontà, per testimoniarla con amore di figli. Per il nostro Signore Gesù Cristo...
    prima lettura At 19,1-8
    Il battesimo nello Spirito — Ai discepoli di Giovanni Battista, Paolo porta la luce piena della fede. Li conduce così all’ultima tappa del loro cammino: l’incontro col Cristo.
    Dagli Atti degli apostoli
    1 Mentre Apollo era a Corinto, Paolo, attraversate le regioni dell’altopiano, giunse a Efeso. Qui trovò alcuni discepoli 2 e disse loro: «Avete ricevuto lo Spirito santo quando siete venuti alla fede?». Gli risposero: «Non abbiamo nemmeno sentito dire che ci sia uno Spirito santo». 3 Ed egli disse: «Quale battesimo avete ricevuto?»; «Il battesimo di Giovanni», risposero. 4 Disse allora Paolo: «Giovanni ha amministrato un battesimo di penitenza, dicendo al popolo di credere in colui che sarebbe venuto dopo di lui cioè in Gesù».
    5 Dopo aver udito questo, si fecero battezzare nel nome del Signore Gesù 6 e non appena Paolo ebbe imposto loro le mani, scese su di loro lo Spirito santo e parlavano in lingue e profetavano. 7 Erano in tutto circa dodici uomini.
    8 Entrato poi nella sinagoga, vi poté parlare liberamente per tre mesi, discutendo e cercando di persuadere gli ascoltatori circa il regno di Dio. - Parola di Dio.
    salmo responsoriale 67, 2-3; 4-5ad; 6-7ab
    Rit. Cantiamo al Signore con voce di gioia.
    2 Sorga Dio, i suoi nemici si disperdano e fuggano davanti a lui quelli che lo odiano.
    3 Come si disperde il fumo, tu li disperdi; come fonde la cera di fronte al fuoco, periscano gli empi davanti a Dio.
    4 I giusti invece si rallegrino, esultino davanti a Dio e cantino di gioia.5 Cantate a Dio, inneggiate al suo nome, gioite davanti a lui.
    6 Padre degli orfani e difensore delle vedove è Dio nella sua santa dimora.7 Ai derelitti Dio fa abitare una casa, fa uscire con gioia i prigionieri.
    canto al Vangelo
    Alleluia, alleluia.Se siete risorti con Cristo, cercate le cose di lassù,dove si trova Cristo assiso alla destra di Dio.
    Vangelo Gv 16,29-33
    «Abbiate fiducia» — La passione del Signore è una prova terribile per i discepoli. Ma la presenza del Padre nell’ora in cui Gesù va incontro alla morte deve sostenere la loro fede fino alla vittoria della risurrezione.
    Dal Vangelo secondo Giovanni
    In quel tempo, 29 i discepoli dissero a Gesù: «Ecco, adesso parli chiaramente e non fai più uso di similitudini. 30 Ora conosciamo che sai tutto e non hai bisogno che alcuno t’interroghi. Per questo crediamo che sei uscito da Dio».
    31 Rispose loro Gesù: «Adesso credete? 32 Ecco, verrà l’ora, anzi è già venuta, in cui vi disperderete ciascuno per conto proprio e mi lascerete solo; ma io non sono solo, perché il Padre è con me.
    33 Vi ho detto queste cose perché abbiate pace in me. Voi avrete tribolazione nel mondo, ma abbiate fiducia; io ho vinto il mondo!». - Parola del Signore.
    preghiera evangelica
    Nonostante il Credo che recitiamo ogni domenica, nonostante la professione di fede che ripetiamo ogni anno durante la veglia Pasquale, in mille occasioni, Signore Gesù, la nostra debolezza ci porta a tradirti e ad allontanarci da te. Donaci di non lasciarti solo in questo mondo in cui tu vuoi essere amato, come sei amato dal Padre nello Spirito santo, con eterna fedeltà.
    preghiera sulle offerte
    Signore, questo sacrificio senza macchia ci liberi dal peccato, e infonda nel nostro cuore il vigore della tua grazia. Per Cristo nostro Signore.
    Prefazio pasquale o dell’Ascensione o dopo l’Ascensione.
    antifona alla comunione Gv 14,18; 16,22
    «Non vi lascerò orfani», dice il Signore; «verrò di nuovo a voi, e si allieterà il vostro cuore». Alleluia.
    oppure Gv 16,33
    «Voi avrete tribolazioni nel mondo, ma abbiate fiducia; io ho vinto il mondo». Alleluia.
    preghiera dopo la comunione
    Assisti il tuo popolo, Dio onnipotente, e poiché lo hai colmato della grazia di questi santi misteri, donagli di passare dalla nativa fragilità umana alla vita nuova nel Cristo risorto. Egli vive e regna nei secoli dei secoli.
    oppure
    O Dio, che ci nutri dell’unico pane e ci conforti con l’unica speranza, donaci il tuo Spirito, perché formiamo in Cristo un cuore solo e un’anima sola, per salire con lui nella gloria. Per Cristo nostro Signore.
    orientamenti per la riflessione
    Abbiate fiducia; io ho vinto! (Gv 16,33)
    Bisogna andare incontro alla realtà di domani non con dei sogni, ma con delle forze. (\/. Ghika).

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    Parlate e litigate figli miei....tanto alla fine il Signore sistema tutto

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